Tempo di lettura: 2 minutiGrazia Zuffa

Un manifesto per abolire il binario di giustizia speciale per le persone giudicate “incapaci di intendere e volere al momento del fatto” e “inferme di mente”. Il movimento che qualche anno fa ha lottato per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari chiede una firma a sostegno di questa nuova sfida.

Il binario “speciale” ha storicamente significato l’esenzione del soggetto con disturbi mentali dalla responsabilità per il reato, a prezzo però del giudizio di pericolosità sociale, con relativa destinazione a misure di sicurezza detentive, con caratteri più afflittivi della pena e con violazione di diritti fondamentali. Oggi l’Opg non c’è più, ma il binario “speciale” e le misure di sicurezza detentive ancora esistono. Non solo rappresentano un solido pilastro a sostegno della cultura custodiale, sono anche un efficace strumento normativo per ostacolare, se non per minare, la “rivoluzione gentile” che ha portato alla chiusura degli Opg (la legge 81 del 2014): snaturando in primo luogo l’esperienza delle attuali Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (Rems). Le Rems, nelle intenzioni dei promotori dovrebbero essere ricoveri per cure residenziali ad alta intensità (e perciò di ultima ratio), a fronte della cura sul territorio in capo ai servizi di salute mentale e alla rete socio-assistenziale locale, come norma. Proprio questa norma è disattesa nell’applicazione della legge 81.

L’urgenza della riforma del codice penale è in stretta relazione ai rischi di ritorno indietro. “Noi che firmiamo questo appello –scrivono i primi sottoscrittori– abbiamo condiviso la lunga battaglia per completare il processo di liberazione iniziato con l’approvazione della legge 180 nel 1978; e continuato con la legge 81 del 2014, che indica la strada delle misure non detentive ai fini di percorsi di cura e di riabilitazione, e solo come misura estrema la misura di sicurezza detentiva da eseguirsi nelle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza-Rems. In questo quadro, l’esperienza delle REMS, valida in quanto fondata su cinque pilastri irrinunciabili (soluzione di extrema ratio, territorialità, numero chiuso, limite temporale della durata della misura di sicurezza, rifiuto della contenzione meccanica) va considerata un tassello della più complessa battaglia per il superamento degli Opg”.

Qui sta il nodo. La legge 81 non voleva chiudere l’Opg per fare delle Rems tanti mini-Opg. La pressione sulle Rems, che si traduce nella richiesta di moltiplicarne il numero, a farne grandi contenitori, senza più alcuna valenza terapeutica, di svariate problematicità psichiatriche e sociali, dimostra come la cultura manicomiale abbia ancora radici: che traggono alimento dalla permanenza del “doppio binario” e delle misure di sicurezza psichiatriche.

Da qui il senso dell’abolizione del “doppio binario”: “Scegliamo la via del giudizio per le persone affette da gravi disabilità psicosociali, non per arrivare a una pena dura o esemplare ma per offrire loro la dignità di soggetti, restituendo la responsabilità, e con ciò la possibilità di comprensione delle loro azioni; e insieme risparmiando lo stigma che il verdetto di incapacitazione “di intendere e volere” e l’internamento recano con sé. Affermiamo convintamente che “la responsabilità è terapeutica”.

Al testo si è lavorato a lungo, come dimostra la discussione nel recente seminario di Treppo Carnico (organizzato dalla Società della Ragione, l’Osservatorio di StopOpg, il Coordinamento Rems/Dsm e Magistratura Democratica) dal titolo Il Muro dell’imputabilità. Dopo la chiusura degli Opg, la riforma del regime legale dei folli rei. Il dibattito pubblico e l’esame parlamentare porteranno a ulteriori arricchimenti.

Firmiamo il Manifesto per sostenere la nuova proposta di legge, e insieme per la corretta applicazione della legge 81.

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