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Con l’insediamento del nuovo Parlamento inizia il lavoro dei Deputati e dei Senatori della XVIII legislatura ed è a loro che le associazioni che il 16 febbraio avevano presentato una piattaforma di sette punti per un intervento di profonda innovazione sulla politica delle droghe, si rivolgono per promuovere un cambio di passo. Bene ha fatto il nuovo Presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico a sottolineare come il Parlamento sia anche il luogo dell’ascolto delle proposte della società civile e di come gli strumenti attualmente previsti di democrazia diretta, come le leggi di iniziativa popolare, siano da valorizzare e da tenere nella dovuta considerazione.

Proprio in quest’ottica di partecipazione democratica e di confronto libero, il movimento delle associazioni impegnate su questo terreno dal punto di vista dei consumatori, degli operatori, e con particolare attenzione ai diritti civili e sociali, alla giustizia e al carcere, in questi anni ha partecipato alla redazione di proposte legislative di iniziativa popolare e parlamentare depositate sia presso la Camera dei Deputati che presso il Senato della Repubblica.

Sette sono i punti, reperibili su fuoriluogo.it, che riassumono le questioni più urgenti sulle quali il Parlamento è chiamato ad intervenire per offrire al paese politiche sulle droghe adeguate al tempo in cui viviamo, frutto di dialogo con la società civile e che garantiscano ai servizi le risorse necessarie per essere applicate.

Il primo punto, fondamentale, è rappresentato dalla richiesta della completa revisione della legge sulle droghe che risale al 1990, il Dpr 309 che porta il nome Iervolino-Vassalli. Questa legge di impianto proibizionista e punitivo fu aggravata dalla legge Fini-Giovanardi che grazie alla decisione della Corte Costituzionale è stata in gran parte cancellata. Le persone che usano sostanze devono essere liberate tanto dal rischio di criminalizzazione penale quanto dalla soggezione ad un apparato sanzionatorio amministrativo stigmatizzante soprattutto verso i giovani e di scarsa efficacia preventiva. La prima modifica non può che essere la completa depenalizzazione del possesso e della cessione gratuita di piccoli quantitativi di sostanze per uso personale, anche di gruppo, compresa la coltivazione domestica di piante di cannabis destinate al consumo personale, anche nella forma cooperativa sul modello dei Cannabis Social Club.

La nuova legge dovrà nascere nell’ottica di privilegiare la salute delle persone, attraverso il rilancio e la riorganizzazione dei servizi per le dipendenze, il riconoscimento delle azioni e dei servizi innovativi già realizzati e il loro non più rinviabile adeguamento ai nuovi stili di consumo. È necessaria l’adozione della riduzione del danno (RdD) sia come prospettiva trasversale delle politiche sulle droghe che come quarto pilastro nel sistema degli interventi, come sancito nella strategia UE e con una piena e rapida definizione dei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza.  Inoltre è urgente e doveroso che il nuovo Parlamento e il Governo, quando sarà insediato, si attivino per convocare la Conferenza Nazionale sulle droghe che dovrebbe costituire un appuntamento triennale e che invece manca da nove anni, allo scopo di avviare un percorso partecipato dalla società civile (fra cui le persone che usano sostanze), dalla comunità scientifica, e basato sulle esperienze e sulle evidenze e sul rispetto dei diritti umani, che giunga alla redazione di un nuovo Piano d’azione nazionale sulle droghe, in netta discontinuità con il fallimentare approccio iper-punitivo.

Per questo è fondamentale il ripristino di sedi di dialogo e l’adozione di processi partecipativi.