Giovani, sostanze, precarietà e genere. E’ il tema di una ricerca resa possibile dall’impegno di équipe di strada di Milano (Coop. Lotta contro l’emarginazione), Genova (Comunità San Benedetto al Porto), Firenze (Coop C.A.T.), Roma (Progetto Nautilus), Napoli (Il Pioppo), e dalla collaborazione di 509 consumatori di sostanze psicotrope, raggiunti nei contesti del loisir diurno e notturno, sia  commerciale che auto-organizzato. Lo studio (realizzato con fondi nazionali dalla Provincia di Milano con la  collaborazione della Cooperativa Lotta contro l’emarginazione e del Coordinamento Nazionale Nuove Droghe), ha messo a fuoco due aree: la prima riguarda la relazione tra consumi di sostanze psicotrope e precarietà, intesa non solo come precarietà nel lavoro, ma più in generale  tematizzata come quel sentimento di precarietà esistenziale  che sembra coinvolgere  molti concittadini e concittadine nel nuovo “millennio liquido”. Come vedono il futuro e come si vedono nel futuro le ragazze e i ragazzi intervistati? A fronte di una percezione “minacciosa” del futuro in genere che accomuna circa il 76% del collettivo,  il futuro personale è visto come “promettente” dal 65,4%. Inoltre, il futuro in genere è ansiogeno per il 77,3%, il futuro personale è visto come tale dal 48%. Questa forbice, che distingue il proprio futuro da quello in genere, diminuisce, si chiude, quando si passa ad altra coppia concettuale: il futuro in genere si presenta  incerto per l’85,9%, mentre il futuro personale lo è per il 73,8%.
I tempi della progettualità personale spesso si riducono al “vivere alla giornata”, come nel caso del 36,7% dei nostri intervistati, e questo non riguarda esclusivamente i più giovani, ma ben il 61,1% della classe 35 – 44 anni. In questo navigare a vista, si affronta il mondo liquido su tavole da surf, al massimo su piroghe: il risparmio a disposizione è inesistente o si limita a “qualcosa sotto i duemila euro” per circa il 60% del collettivo, mentre la famiglia resta il vero serbatoio economico a cui rivolgersi (797%). In questo orizzonte, la ricerca di solidità è rappresentata da due priorità: uscire dalla casa paterna e un lavoro in genere, meglio se un  lavoro a tempo indeterminato o, se a tempo determinato, almeno ben retribuito (come accade in Europa, mentre da noi, la precarietà è di norma compagna della sottoretribuzione). In numeri assoluti, 161 intervistati su 509 ritengono utile assumere sostanze per fare fronte alle difficoltà: più si vive una condizione di precarietà, ad esempio avere orizzonti progettuali molto corti, più si consuma per sedare la preoccupazione e l’ansia. Sostanze in funzione auto- terapeutica, lontane dalla tematizzazione che vede l’uso di droga e alcol esclusivamente legata al piacere e al loisir; ormai, per alcuni nostri concittadini, piacere significa anche sopravvivere, galleggiare nella liquidità in tempesta.
La seconda dimensione affrontata è il rapporto tra genere e droghe. Nelle tossicodipendenze da oppiacei la presenza maschile era (ed in parte è ancora) preponderante. Nel mondo del consumo e del policonsumo il femminile, in analogia con altri comportamenti sociali, ha raggiunto il maschile, anche se in questo processo di omologazione sembra  mantenere intensità e caratteristiche specifiche. In estrema sintesi, le donne iniziano a consumare sostanze un poco dopo dei maschi, hanno migliori risultati scolastici, restano meno nella casa paterna. Le opinioni degli intervistati riferiscono di un maggior controllo da parte delle donne, di una loro minore compulsività che si riverbera in una maggiore cautela nell’uso di più sostanze e in genere nei comportamenti a rischio. Sempre dalle testimonianze emergono consumi al femminile meno orientati alla ricerca di potenza ed energia e più orientati alla disinibizione, alla socializzazione ed anche a superare momenti di tristezza, di insicurezza, di precarietà: consumi da praticare in contesti maggiormente protetti, in piccoli gruppi, in coppia e, quando si usano sostanze in funzione antidepressiva, da sole in casa.
La ricerca sarà presentata a Milano nel seminario “I giovani e le sostanze nel nuovo millennio” (giovedì 15 aprile, via Macedonio Melloni 3, ore 9-13, organizzato dalla Amministrazione Provinciale).