In vista del meeting Onu ad alto livello per verificare la strategia globale contro l’Aids, che si svolgerà a New York dall’8 al 10 giugno, l’Italia sta giocando un ruolo negativo in sede di negoziati sulla Dichiarazione ufficiale che chiuderà il meeting. I rappresentanti del governo italiano pretendono infatti che in quell’importante documento, destinato a dare indirizzi a tutti i paesi del mondo, sia cancellato il riferimento alla riduzione del danno, una strategia sociosanitaria validata scientificamente e riconosciuta da tutti i maggiori organismi internazionali come la più efficace nel campo della prevenzione dell’Hiv.
Se davvero la riduzione del danno fosse cancellata dalla dichiarazione finale, si tratterebbe di un inaudito, quanto pericolosissimo passo indietro, perché l’acquisizione di questa strategia è già un fatto assodato in sede Onu e infatti il riferimento alla riduzione del danno è già presente nelle precedenti dichiarazioni del 2001 e del 2006.
In questa squallida battaglia di retroguardia, l’Italia si trova, guarda caso, a braccetto con la Russia: uno dei paesi europei che fa pagare ai propri cittadini il più alto prezzo in vite umane e in salute per le sue politiche repressive, stigmatizzanti ed inumane in tema di droghe e Hiv. Peraltro, le infezioni da Hiv sono in forte aumento in altri paesi dell’Europa dell’Est, così come in paesi di altri continenti proprio laddove sono assenti politiche di riduzione del danno.
Ci auguriamo che le scaramucce ideologiche del Dipartimento antidroga non facciano perdere ogni credibilità internazionale all’Italia.

Giorgio Bignami, presidente di Forum droghe 
Armando Zappolini, presidente CNCA