Terneuzen è una cittadina dislocata in un’area di confine dell’Olanda, che deve confrontarsi col problema delle droghe. La politica olandese sulle droghe si ispira al pragmatismo e alla tolleranza, e attua con successo la separazione fra droghe leggere e pesanti. La presenza dei coffeeshops, così come l’adozione di programmi terapeutici con metadone e con eroina a mantenimento, non si è tradotta in un numero di consumatori più alto rispetto agli altri paesi. La prevalenza del consumo è fra le più basse dell’Europa occidentale, al di sotto comunque di molti paesi a noi vicini: in Germania è un po’ più bassa, ma è più alta in Belgio, Francia, Gran Bretagna, nonché negli Stati Uniti. Sono oltre 700 i coffeeshops “tollerati”, e anche Terneuzen, dal 1996, ha due coffeeshops.
Per gli altri punti vendita illegali che distribuiscono droga si applica una politica di prevenzione e repressione, con un’azione congiunta fra la Municipalità, la polizia e il ministero di Giustizia. Si tratta del cosiddetto Progetto Houdgreep, che contempla strumenti legali per chiudere i punti vendita illegali. Esiste anche un altro accordo fra diverse istituzioni e soggetti economici per controllare la coltivazione di canapa: è un approccio efficace, tanto che la produzione sta diventando problematica e comincia a spostarsi altrove, ad esempio in Belgio. Tuttavia, è abbastanza facile acquistare la canapa anche senza avere accesso ai coffeeshops.
La politica dei coffeeshops è primariamente diretta alla popolazione locale, ma dobbiamo fare i conti con un gran numero di stranieri. Da una ricerca dell’Università di Gent, risulta che i consumatori hanno per il 61,5% nazionalità belga, per il 31,6% francese, e per il 6,1% olandese. I belgi guidano in media per 61 km per raggiungere i coffeeshops, i francesi, 203 km; sorprendentemente, gli olandesi guidano in media per 29 km. Il numero medio di questi visitatori è fra i 2000 e i 3000 al giorno, di più durante le vacanze e i fine settimana. L’età media è di quasi ventisette anni, e in più del 90% dei casi, si tratta di persone che lavorano o studiano.
Questi visitatori vengono a Terneuzen soprattutto per la qualità della canapa. Attualmente, è soprattutto il volume di questo genere di turismo a causare inconvenienti: sotto forma di problemi di parcheggio, di persone che urinano in pubblico, di comportamenti antisociali (spaccio).
In Olanda, il 69% dei consumatori di canapa compra la sostanza nei coffeeshops, il che è giusto dal punto di vista della salute e per combattere la criminalità. Perciò, il problema non sta nei coffeeshops, perché questi fanno sì che ci siano meno punti di spaccio illegali. Tuttavia, non possiamo contrastare a sufficienza il problema del turismo della droga solo con politiche locali.
Sul piano della repressione locale, si può agire con un intervento più incisivo contro i punti vendita illegali, mentre si mantengono e si controllano i coffeeshops; con il progetto Houdgreep, di cui si è detto; contrastando la coltivazione illegale e le organizzazioni criminali che ci stanno dietro; discutendo i problemi a livello interregionale.
Ci sono diverse questioni. Rispetto alle politiche locali, stiamo cercando di limitare e, potendo, di escludere la vendita di canapa ai non residenti, anche se ciò contrasta con il trattato sulla libera circolazione delle persone nell’Unione europea. Gli altri paesi europei dovranno riconoscere le dimensioni del fenomeno del consumo nei loro paesi, ponendo fine a regimi severamente proibitivi e impraticabili. Si devono fare dei passi per una politica europea più in consonanza fra i vari paesi, almeno nelle regioni di confine.
Bisogna impedire la penetrazione della criminalità organizzata nel settore della coltivazione e della vendita della canapa: il rischio è alto perché il profitto è consistente. Forse, si potrebbe varare un progetto pilota per una regolamentazione della canapa, sull’esempio del tabacco e dell’alcol e forse un esperimento per regolarizzare la coltivazione potrebbe essere utile.
In ogni caso, sarà necessaria una regolamentazione dell’approvvigionamento dei coffeeshops, in un modo o nell’altro, se non altro per porre fine all’ipocrisia per cui il locale può vendere la canapa ma non è autorizzato a rifornirsene legalmente: tutto ciò, con ogni evidenza ha effetti criminogeni.