Tempo di lettura: 2 minuti

La 68ª sessione della Commission on Narcotic Drugs (CND) delle Nazioni Unite, che si è tenuta a Vienna nel marzo 2025, sarà ricordata come un passaggio epocale per la politica internazionale sulle droghe. A documentarlo è l’ultimo rapporto dell’International Drug Policy Consortium (IDPC), Vienna After Consensus, che analizza con rigore e dettaglio gli sviluppi di una settimana destinata a cambiare gli equilibri del sistema globale di controllo delle droghe.

Dopo oltre trent’anni di decisioni prese all’unanimità, il fragile equilibrio del cosiddetto “spirito di Vienna” è definitivamente crollato. Tutte le sei risoluzioni discusse sono state adottate tramite voto e non più per consenso, compresa quella storica – promossa dalla Colombia – che istituisce un panel indipendente di esperti incaricato di rivedere il sistema internazionale di controllo delle droghe. Si tratta di una novità assoluta, che apre la strada a un ripensamento complessivo dell’architettura proibizionista.

La risoluzione colombiana ha raccolto il sostegno di una inedita maggioranza trasversale, con 30 voti favorevoli, 18 astensioni e solo tre contrari: Stati Uniti, Russia e Argentina. Un risultato che segna la capacità di Bogotá di costruire alleanze oltre le tradizionali linee geopolitiche, rilanciando la diplomazia riformista già affermata dal presidente Gustavo Petro all’ONU e in ambito regionale.

L’altra grande novità è stata l’irruzione della seconda amministrazione Trump sulla scena viennese. Washington ha sospeso gran parte dei fondi all’ONU e portato al CND la propria agenda di guerra culturale: attacchi agli Obiettivi di sviluppo sostenibile 2030, ostilità ai diritti delle persone trans, rifiuto del linguaggio di genere, delegittimazione dell’OMS. La tattica aggressiva e sprezzante ha però isolato gli Stati Uniti, lasciandoli con il solo sostegno dell’Argentina di Javier Milei.

Il venir meno del consenso apre la strada a negoziati più trasparenti e politici, dove nulla è più “tecnico” o “neutrale”: anche risoluzioni su temi apparentemente condivisi, come la prevenzione dell’uso di droghe, sono finite al voto dopo aspri scontri. Allo stesso tempo, emergono nuove priorità: la prima risoluzione della CND sull’ambiente, il riconoscimento dell’impatto delle politiche sulle popolazioni indigene, un dibattito più articolato su riduzione del danno e diritti umani – sebbene l’UNODC resti ancorato a posizioni conservatrici.

Il rapporto IDPC segnala infine l’impatto devastante dei tagli ai finanziamenti internazionali: molti servizi di riduzione del danno sono stati chiusi, soprattutto nei paesi del Sud globale, e la partecipazione della società civile al CND si è drasticamente ridotta. Un segnale allarmante, che rischia di svuotare la Commissione proprio nel momento in cui il dibattito potrebbe aprirsi a scenari di cambiamento reale.

Il rapporto completo Vienna After Consensus è disponibile qui e sul sito di IDPC.

Scarica i documenti