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Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha annunciato il 6 marzo 2026 la nomina di Monica Kathina Juma a nuova direttrice esecutiva dell’UNODC, l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, nonché direttrice generale dell’UNOV, l’Ufficio ONU di Vienna. Juma succederà a Ghada Fathi Waly; fino al suo insediamento continuerà a svolgere l’incarico ad interim John Brandolino, attuale direttore della Division for Treaty Affairs dell’UNODC.

Si tratta di una nomina rilevante non solo sul piano amministrativo, ma anche politico. L’UNODC resta infatti uno degli snodi principali del sistema internazionale di controllo delle droghe: da un lato supporta gli Stati nell’attuazione delle convenzioni ONU, dall’altro è sempre più chiamato a confrontarsi con le conseguenze sociali, sanitarie e repressive delle politiche proibizioniste. Per questo ogni cambio al vertice dell’agenzia di Vienna è osservato con attenzione da governi e società civile.

Il profilo di Juma è quello certamente di una figura di alto livello diplomatico. Dal 2022 è consigliera per la sicurezza nazionale del Presidente del Kenya e segretaria del National Security Council. In precedenza ha guidato ministeri chiave del governo kenyota, tra cui Esteri, Difesa ed Energia, ed è stata anche ambasciatrice in Etiopia e Gibuti e rappresentante permanente del Kenya presso l’Unione Africana, l’IGAD e la Commissione economica ONU per l’Africa.

Accanto al percorso istituzionale, il comunicato ONU sottolinea anche il suo profilo accademico e di ricerca: Juma ha diretto istituti di policy africani, ha lavorato come analista sulle questioni di sicurezza regionale ed è adjunct faculty member dell’African Centre for Strategic Studies della National Defense University di Washington. Ha conseguito un dottorato a Oxford e parla inglese, kiswahili e kamba.

La sua nomina arriva in una fase particolarmente delicata per l’UNODC. L’agenzia è chiamata a misurarsi con tensioni sempre più evidenti: la crisi del paradigma repressivo, la crescita delle violazioni dei diritti umani in nome della “guerra alla droga”, il definanziamento delle politiche di riduzione del danno in molte aree del mondo, le richieste di depenalizzazione avanzate da una parte crescente della società civile e di diversi governi.

Il dato più evidente, al momento, è che l’ONU ha scelto una figura con una forte esperienza negli apparati statali di sicurezza e nella diplomazia multilaterale. Resta da capire se questo si tradurrà in una continuità con l’impostazione più tradizionale dell’agenzia, o se Juma saprà leggere le trasformazioni in corso nel dibattito globale sulle droghe, sempre più segnato dalla richiesta di politiche fondate su salute, proporzionalità, diritti e giustizia sociale. Su questo terreno, come sempre, conterà anche la capacità della società civile internazionale di incalzare Vienna e sottrarre il tema droghe alla gabbia esclusiva del law enforcement 

[Foto By Eaghadiuno – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=85722717]