Durante la 69ª sessione della Commission on Narcotic Drugs dell’Onu, che si svolge questa settimana a Vienna, Forum Droghe è coinvolta in una serie di side event che, messi in fila, svelano come le politiche repressive sulle droghe producano sempre più spesso abusi, discriminazioni, violenza e impunità.
Quattro finestre su come la war on drugs alimenti assetti di potere che è urgente rimettere in discussione: la corruzione che si insinua nelle pratiche quotidiane di polizia e giustizia; le uccisioni extragiudiziali presentate come strumenti di governo del fenomeno; la profilazione etnica come dispositivo di razzismo istituzionale e selezione sociale nei contesti urbani; la genesi neocoloniale delle convenzioni sulle droghe.
Quattro incontri che delineano un’agenda per la riforma: se vogliamo parlare seriamente di salute e benessere sociale, anche sicurezza, dobbiamo guardare ai costi reali della guerra alla droga e costruire alternative fondate su diritti e accountability, riduzione del danno e giustizia sociale.
Forum Droghe ha organizzato un importante panel (domani alle 16,30, diretta Youtube sul canale di Fuoriluogo), insieme a Drug Policy Alliance, International Drug Policy Consortium (IDPC), Iniciativa Negra, Release e la Società della Ragione che pone al centro il rapporto che lega le strategie di “controllo” e “sicurezza urbana” alla selezione sistematica dei corpi da fermare, perquisire, denunciare, incarcerare. Si parlerà di ethnic profiling nelle operazioni di polizia, una delle principali fonti di discriminazione contro persone migranti, non-native e cittadine/i di seconda e terza generazione, soprattutto nei contesti urbani.
Quando la profilazione si innesta su politiche sulle droghe centrate sulla repressione, produce un effetto dirompente: più controlli mirati, più criminalizzazione, più penalizzazione e più incarcerazione per chi appartiene a determinate comunità. Se il legame tra leggi sulle droghe e incarcerazione di massa è ampiamente documentato, la variabile derivante dalla profilazione etnica rimane ancora sottostimata e spesso invisibile. Pesano del resto l’opacità di molte pratiche di polizia, la carenza di linee guida, formazione, monitoraggio e valutazione, oltre alla debolezza delle voci di chi subisce questi interventi, in particolare giovani e persone di discendenza africana.
La retorica italiana sui “maranza” si innesta in questo filone, utile a riprodurre allarme sociale, stigma, marginalizzazione. Una costruzione del nemico vitale per chi basa il proprio consenso non sulla capacità di governare, ma sulla paura. Lo stupore di Mattarella di fronte al rapporto del Consiglio d’Europa sulla profilazione da parte della polizia italiana ha reso poi evidente l’incapacità delle nostre Istituzioni di interpretare la realtà. Una realtà che per altri versi si è poi svelata tragicamente con l’uccisione di Abderrahim Mansouri da parte dell’agente Cinturrino a Rogoredo. Una vicenda che richiama il focus di altri due side event, quello sulle esecuzioni extragiudiziali promosso da Stop the Drug War e quello sulla corruzione sistemica promosso dall’European Coalition for Just and Effective Drug Policies – ENCOD e la Società della Ragione.
A ben vedere, razzismo e necolonialismo sono parte del codice genetico delle Convenzioni sulle droghe. Come ricorda spesso Ann Fordham, direttrice di IDPC, i trattati sulle droghe furono scritti da uomini bianchi occidentali con un bicchiere in una mano di whisky e un sigaro in bocca. Proprio alla decostruzione dei presupposti storici e politici del regime globale delle droghe, rimettendo al centro prospettive indigene, giustizia ambientale e diritti umani è quindi dedicato l’ultimo evento – ma non per importanza – organizzato da New Zealand Drug Foundation con un ampio sostegno della società civile internazionale.
I Side event di Forum Droghe e come vederli su Fuoriluogo.it
