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Il Presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo per favorire la ricerca sugli psichedelici e chiederne la riclassificazione nelle tabelle della legge federale statunitense. La decisione segue quella sulla cannabis di dicembre scorso; non è un ripensamento sulla war on drugs, bensì un tentativo di rifarsi la reputazione di fronte ai disastrosi primi due anni di presidenza, tornando ad alcune promesse fatte ai suoi sostenitori – in questo caso i veterani delle missioni delle guerre Usa.

Nel Belpaese degli ex (?) amici di Trump, sempre più persone intraprendono esperienze psichedeliche in contesti terapeutici, ludici, psiconautici, spirituali o cerimoniali, per un uso consapevole; per tutelarsi da eventuali problemi, occorre che crescano figure competenti capaci di offrire ascolto, accompagnamento, e strumenti per integrare l’esperienza nella vita quotidiana.

L’integrazione psichedelica è il processo attraverso cui si dà il senso a un’esperienza in uno stato espanso di coscienza e la si traduce in scelte concrete nella propria esistenza. Si tratta di una pratica relazionale e trasformativa, che richiede sensibilità e preparazione. Per lo psicologo Michele Metelli “l’integrazione psichedelica trasforma l’esperienza in cambiamento reale nella vita quotidiana. Senza integrazione, anche le esperienze più profonde restano incomplete”. Gli psichedelici possono indurre stati di profonda rivelazione e neuroplasticità. Tuttavia, senza uno sforzo consapevole e un supporto clinico per ancorare le intuizioni emerse durante un’esperienza in stato espanso nella vita quotidiana, i benefici svaniscono rapidamente nel tempo. L’esito di un’esperienza psichedelica non dipende mai solo dalla molecola. Secondo lo psichiatra Stanislav Grof gli psichedelici agiscono come “amplificatori aspecifici”, lavorando grazie al triangolo di Zinberg: la sostanza; il set, o stato mentale e il setting, cioè il contesto sia sociale che culturale in cui avviene l’assunzione. Un’esperienza potente, se non integrata, può generare meccanismi di difesa disfunzionali.

Per affrontare tutto ciò, la Illuminismo Psichedelico Academy, spin-off dell’omonimo podcast prodotto dall’Associazione Luca Coscioni e curato da Federico Di Vita, ha lanciato a Bologna un Corso interamente dedicato all’integrazione psichedelica che si rivolge a medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti per formare professionisti capaci di accompagnare in modo competente e consapevole l’integrazione delle esperienze psichedeliche.

Tra gli elementi distintivi del percorso formativo anche l’attenzione alla dimensione antropologica e culturale delle esperienze psichedeliche. “Nei contesti sciamanici tradizionali non esiste il concetto di integrazione così come viene inteso in ambito occidentale – segnala l’antropologo Alfonso Romaniello – l’esperienza con sostanze enteogene, infatti, è già inscritta in un dispositivo simbolico-rituale che ne orienta il significato, attraverso miti, pratiche e cornici culturali condivise. Una parte del corso sarà dedicata all’esplorazione degli usi tradizionali, per comprendere come diverse culture hanno storicamente elaborato e strutturato queste esperienze, offrendo chiavi di lettura utili anche per il dibattito contemporaneo sull’integrazione psichedelica”.

Tra i docenti Michele Metelli, psicologo transpersonale e punto di riferimento in Italia per la Respirazione Olotropica, Sara Ballotti, psicoterapeuta e direttrice didattica di Illuminismo Psichedelico Academy, Alfonso Romaniello, lo psichiatra Piero Cipriano e gli psicoterapeuti Samuele Giovagnini e Stefano Roti.

Il corso inizia il 20 e 21 giugno a Bologna e dura 7 mesi per un totale di 100 ore compresi 5 weekend formativi in presenza e sessioni di mentoring a distanza. È accreditato per la formazione continua e rilascia 33,8 ECM per medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti.

Info su www.illuminismopsichedelico.it.