«In carcere il tempo non passa: si deposita» scriveva Goliarda Sapienza. Fuori le lancette corrono, il calendario cambia, tutti parlano di ripartenze e buoni propositi; dentro, invece, i giorni si accumulano uno sull’altro, tutti uguali, senza interruzioni e senza futuro visibile. Il Capodanno dietro le sbarre è una finzione cronologica, priva di effetti concreti. Ogni giorno pesa, senza apertura, senza respiro.
In chiusura del 2025, la Società della Ragione, in collaborazione con il Garante regionale toscano dei diritti dei detenuti, la Fondazione Michelucci e l’Archivio Margara e con il sostegno della Fondazione CR Firenze, ha realizzato e donato alle persone detenute Controcorrente, un calendario presentato il 17 dicembre nel Giardino degli Incontri di Sollicciano. Un dono di un semplice oggetto di uso quotidiano, con un senso profondamente politico: il calendario vuole ricordare che il tempo delle persone detenute esiste e merita di essere nominato. È un gesto che contesta l’idea di pena come congelamento della vita e cerca di proporre un tempo carcerario come occasione di resistenza culturale. Sfogliandolo scorrono opere d’arte, pensieri critici, articoli della Costituzione – anche in arabo e in inglese – per rivendicare pane e rose: condizioni materiali dignitose, ma anche bellezza, relazioni, cultura e futuro.
Nelle prigioni italiane, come ha affermato di recente l’Arcivescovo di Milano Delpini «la Costituzione della Repubblica italiana è tradita». Il bilancio del 2025 è drammatico: sovraffollamento crescente, degrado delle strutture, condizioni igienico-sanitarie precarie e il dramma dei suicidi segnano la vita del carcere. Come hanno raccontato in occasione della presentazione del calendario a Sollicciano le detenute e i detenuti, i bisogni elementari non sono soddisfatti e quotidianamente le persone recluse affrontano spazi angusti, mancanza di acqua calda, muffe, scarsa igiene e difficoltà a esercitare i propri diritti fondamentali. Ma nelle loro parole non ricorrono solo bisogni materiali del presente, ma desideri che riguardano il tempo lungo: poter studiare, coltivare gli affetti, progettare. Vogliono vivere un presente che abbia senso e un futuro che non sia sospeso.
«La Costituzione – ancora nelle parole di Delpini – è smentita dall’accanimento progressivamente repressivo delle indicazioni normative». Il 2025 è stato l’anno del decreto sicurezza, con l’introduzione del reato di “rivolta penitenziaria”, che punisce anche la resistenza passiva in carcere, l’ampliamento della sfera delle condotte che costituiscono reato e l’apertura delle porte del carcere a donne incinte o con bambine/i di età fino a un anno. Il 2025 è stato anche l’anno della negazione del carcere rieducativo, l’anno in cui il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, con una nota, ha limitato le possibilità di iniziative culturali, centralizzando le autorizzazioni e rendendo più complessa la collaborazione con il volontariato e i soggetti esterni, in un contesto in cui quasi tutte le iniziative culturali sono realizzate e finanziate da terzi. Queste scelte hanno ulteriormente ristretto spazi di autonomia, apprendimento e resistenza culturale per le persone recluse.
In chiusura di questo altro anno orribile della detenzione, è utile rileggere le parole di Angela Davis che troviamo sfogliando il calendario Controcorrente «molti sono già arrivati alla conclusione che la pena di morte è una forma antiquata di punizione […]. Penso che sia venuto il momento di incoraggiare un dibattito analogo sul carcere». Abbiamo la responsabilità di portare avanti questo dibattito e dobbiamo pretendere, per il 2026, urgenti provvedimenti concreti: misure immediate di clemenza e strumenti deflattivi. Per iniziare a Liberarci dalla necessità del carcere.
Potete scaricare il calendario su societadellaragione.it/2026
