Numero 95 – Aprile 2026
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A cura di Francesco Crestani
Associazione Cannabis Terapeutica
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Non complicanze dopo chirurgia spinale
In uno studio retrospettivo di medici americani e iraniani (Università di Tampa, Florida, e Università di Teheran) eseguito su pazienti sottoposti a chirurgia spinale (fusione spinale posteriore), l’uso preoperatorio di cannabis non è risultato associato a differenze statisticamente significative nei tassi di complicanze o a esiti peggiori. I consumatori hanno sperimentato un miglior recupero funzionale, sebbene questo risultato debba essere interpretato nel contesto della loro maggiore disabilità di base. [NdR: quanto vorremmo vedere sempre i popoli collaborare fra loro in pace in nome della Scienza e della Medicina!].
https://journals.lww.com/neurosurgpraconline/fulltext/2026/06000/impact_of_preoperative_marijuana_use_on_functional.8.aspx
Australia: motivi autodichiarati per l’uso di cannabis
Questo studio si proponeva di stimare le proporzioni delle diverse motivazioni (solo uso medico, solo uso ricreativo e duplice uso [uso medico e ricreativo simultaneo]) del consumo di cannabis tra gli adulti australiani, nonché le condizioni per le quali la cannabis veniva utilizzata. I dati provengono da uno studio su più di 3000 persone. Tra tutti gli intervistati, l’86,3% ha dichiarato di non fare uso di cannabis, l’1,9% ha dichiarato di farne uso solo a scopo medico, il 6,7% ha dichiarato di farne uso solo a scopo ricreativo e il 5,0% ha dichiarato un uso combinato. Le indicazioni più frequentemente citate sono state ansia (64%), dolore (53%) e depressione (52%). L’uso combinato, rispetto all’uso solo medico, è risultato associato all’uso per dormire, depressione e disturbo da stress post-traumatico. L’uso per il dolore è risultato più probabile tra gli adulti più anziani rispetto alle persone di età compresa tra 16 e 25 anni. L’uso per l’ansia è risultato più probabile tra le donne rispetto agli uomini e meno probabile negli adulti più anziani rispetto ad altre fasce d’età.
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0376871626001055?via%3Dihub
Nessuna riduzione dell’uso di oppioidi nei pazienti con tumori gastrointestinali
Secondo i dati di un ampio database americano (144.981 pazienti, di cui il 2,4% aveva ricevuto cannabis medica) di persone con tumore gastrointestinale, la prescrizione precoce di cannabinoidi non è risultata associata a una riduzione dell’uso di oppioidi. I pazienti che hanno ricevuto cannabinoidi avevano maggiori probabilità di ricevere oppioidi rispetto a quelli che non li hanno ricevuti (60,6% contro 31,1%). Nella discussione, però, gli autori affermano:” ..questi risultati suggeriscono che la prescrizione precoce di cannabinoidi potrebbe identificare i pazienti con un maggiore carico sintomatologico, piuttosto che funzionare come un sostituto precoce degli oppioidi.” E più avanti, nel paragrafo “limiti”: “La prescrizione di cannabinoidi potrebbe fungere da indicatore indiretto di un maggiore carico sintomatologico, come dolore incontrollato, nausea o cachessia, piuttosto che agire come fattore causale dell’utilizzo di oppioidi.” Inoltre si deve considerare che “Per “uso di cannabis” si intendeva l’assunzione di un cannabinoide approvato dalla FDA (dronabinolo, nabilone o cannabidiolo) documentata nelle cartelle cliniche elettroniche o nelle prescrizioni mediche per un periodo totale superiore a 2 giorni entro 90 giorni dalla data indice. L’esposizione era binaria (sì/no). La cannabis acquistata tramite dispensari o mercati ricreativi non è inclusa nel database COSMOS e pertanto non è stata considerata nella definizione di esposizione.”
https://www.mdpi.com/2072-6694/18/7/1110
Rischio di disturbo da uso di cannabis
Da un campione di più di 12000 persone registrate nel National Survey on Drug Use and Health americano risulta che gli adulti che hanno riferito un uso ricreativo combinato con uso medico di cannabis (MRCU) hanno una maggiore prevalenza di disturbo da uso di cannabis (CUD) e hanno riportato una salute mentale peggiore rispetto alle persone che hanno riferito un solo ricreativo (RCU) e solo uso medico di cannabis (MCU). Ciò sottolinea l’importanza per i medici di selezionare accuratamente i pazienti che saranno buoni candidati per la cannabis terapeutica, di condurre regolarmente valutazioni per il CUD e altri disturbi mentali e, quando necessario, di indirizzare i pazienti ai servizi appropriati.
https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0165178126002179?via%3Dihub
Il THC sintetico non riduce l’uso di oppioidi dopo intervento al ginocchio
Denver, Colorado: Sono stati arruolati 163 pazienti sottoposti a protesi totale di ginocchio (TKA) unilaterale primaria, randomizzati prospetticamente a ricevere dronabinolo (2,5 mg due volte al giorno) o una pillola placebo come coadiuvante nella gestione del dolore. Non vi è stata nessuna differenza nell’uso di dosi equivalenti di morfina.
https://www.arthroplastyjournal.org/article/S0883-5403(26)00194-4/abstract
HIV: meno segni di infiammazione e miglioramento neurocognitivo
Da una ricerca californiana risulta che pazienti con HIV che usavano cannabis avevano meno segni laboratoristici di infiammazione. Ciò si accompagnava a migliori funzioni neurocognitive.
https://link.springer.com/article/10.1186/s12974-026-03779-2
Registro britannico: emicrania
Questa serie di casi utilizza i dati del Registro britannico della cannabis terapeutica. Gli esiti primari includevano le variazioni del Headache Impact Test 6 (HIT-6), del Migraine Disability Assessment Test (MIDAS), del Generalized Anxiety Disorder 7 (GAD-7), della Single Item Sleep Quality Scale (SQS) e dell’EuroQol 5-Dimensions 5-Levels (EQ-5D-5L) dal basale fino a 24 mesi. Sono stati registrati gli eventi avversi (AE) e la loro gravità. Duecentotre pazienti adulti hanno soddisfatto i criteri di inclusione. I cannabinoidi sono stati associati a miglioramenti nelle misure di qualità della vita correlata alla salute fino a 2 anni, risultando relativamente ben tollerati. Dosi più elevate di THC sono state associate a una maggiore probabilità di miglioramento nelle misure specifiche per l’emicrania.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13053313/
Tumori della prostata
Novanta uomini con diagnosi confermata di cancro alla prostata sono stati seguiti prospetticamente in tre gruppi: solo chemioterapia, solo cannabis e chemioterapia combinata + cannabis. L’uso di cannabis, da solo o in combinazione, è stato associato a maggiori riduzioni del dolore e a un miglioramento del benessere emotivo rispetto alla sola chemioterapia, mentre sono stati osservati anche miglioramenti nei punteggi relativi all’autocura e alle attività quotidiane. I “risultati evidenziano che, sebbene la terapia a base di sola cannabis abbia prodotto tassi di risposta paragonabili alla chemioterapia per alcuni pazienti, la terapia combinata ha dimostrato il profilo di risposta tumorale più favorevole. Questo andamento è in linea con la ricerca preclinica che suggerisce che i cannabinoidi possano migliorare la risposta a determinati chemioterapici, sebbene siano necessari studi controllati per confermare queste osservazioni nel carcinoma prostatico.” Nel paragrafo sulle implicazioni per la pratica còinica, gli autori scrivono: “Questi risultati hanno implicazioni significative per l’integrazione dei cannabinoidi nella cura del cancro alla prostata. La costante riduzione dei livelli di PSA, unitamente alla regressione delle dimensioni del tumore e ai miglioramenti riportati dai pazienti in termini di dolore e qualità della vita, posiziona i cannabinoidi come promettenti agenti adiuvanti. I medici potrebbero valutare l’opportunità di iniziare la terapia con cannabinoidi precocemente, con un’attenta titolazione del dosaggio per ottimizzare i risultati terapeutici….Gli operatori sanitari potrebbero considerare l’integrazione dei cannabinoidi nei protocolli di trattamento per amplificare i benefici terapeutici e migliorare il benessere generale dei pazienti. Inoltre, la diminuzione dei livelli di PSA e delle dimensioni del tumore osservata convalida l’integrazione dei cannabinoidi negli approcci terapeutici completi per il cancro alla prostata, portando potenzialmente a migliori risultati clinici e a tassi di sopravvivenza più elevati.” E ancora: “i cannabinoidi, somministrati da soli o in combinazione con la chemioterapia, sono stati associati a una maggiore percentuale di pazienti che hanno raggiunto categorie di risposta PET/CT favorevoli (remissione o riduzione) e a tendenze di diminuzione del PSA”.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13046368/
Nessun aumento di mortalità nell’insufficienza cardiaca
Negli USA è stata condotta un’analisi retrospettiva longitudinale per identificare i pazienti ospedalizzati con una diagnosi di insufficienza cardiaca (IC) in un periodo di 10 anni. La coorte includeva consumatori di cannabis (5.541) e non consumatori (289.243). La mortalità per tutte le cause è risultata simile tra coloro che facevano uso di cannabis e coloro che non ne facevano uso.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC13049656/
CBD e dolore mandibolare: nessun effetto in studio randomizzato
New York. Uno studio randomizzato su 54 soggetti con dolore miofasciale a livello temporomandibolare non ha dimostrato alcun beneficio del CBD rispetto al placebo (olio di semi di cannabis) per quanto riguarda il dolore, anche se sia il CBD che l’olio di semi di canapa sembrano aver migliorato la funzionalità della mandibola.
https://karger.com/mca/article/9/1/70/945042/Oral-Cannabidiol-in-the-Treatment-of-Myofascial
Esiti peggiori nel vomito ciclico
La sindrome del vomito ciclico è una malattia rara caratterizzata da episodi ricorrenti e intensi di nausea e vomito. È stato condotto uno studio retrospettivo su un totale di 18.588 individui con CVS e consumo di cannabis che sono stati confrontati con 18.588 individui con CVS che non facevano uso di cannabis (controlli). Si è dimostrato un aumento del rischio di accessi al pronto soccorso e ricoveri ospedalieri tra gli individui con la sindrome che fanno uso di cannabis.
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/nmo.70263
CBD nell’anoressia
Uno studio pilota in doppio cieco con CBD (16 pazienti) contro placebo (altri 16) suggerisce che il CBD è ben tollerato nei soggetti con anoressia nervosa. Inoltre, l’indicazione di un migliore recupero del peso e di un miglioramento dei sintomi specifici del disturbo alimentare nel gruppo trattato con CBD suggerisce un potenziale effetto terapeutico del CBD nell’anoressia nervosa. Lo studio, tuttavia, presenta dei limiti dovuti alle ridotte dimensioni del campione e alla durata limitata, e necessita di essere replicato su un campione più ampio.
https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/eat.70034
CBD topico dopo esercizio: nessun effetto positivo
Un piccolo studio franco-belga in doppio cieco su 15 persone non ha dimostrato che il CBD topico possa accelerare il recupero della funzione muscolare o ridurre il senso di stanchezza dopo esercizio fisico intenso.
https://link.springer.com/article/10.1186/s42238-026-00420-0
CBD e ansia
Questo studio ha esaminato le associazioni giornaliere tra l’uso di cannabis e l’ansia nell’arco di 30 giorni in adulti che desideravano utilizzare la cannabis per alleviare l’ansia. I partecipanti ( N = 345) hanno utilizzato fiori o prodotti edibili a piacere e sono stati assegnati casualmente a gruppi in base al tipo di prodotto (CBD, THC o THC + CBD). Ogni giorno, i partecipanti hanno riportato l’uso di cannabis nelle 24 ore precedenti e valutato il proprio livello di ansia. L’ansia è diminuita significativamente nel corso dello studio sia nel gruppo dei fiori che in quello dei prodotti edibili. Nel gruppo dei fiori, i prodotti THC + CBD e CBD hanno mostrato una maggiore riduzione dell’ansia (rispettivamente del 39,5% e del 34,8%) rispetto ai prodotti THC (7,8%). Nel gruppo che ha assunto prodotti edibili a base di CBD, si è registrata una riduzione dell’ansia del 24,9% nell’arco di 30 giorni. I risultati sottolineano l’importanza di distinguere gli effetti della cannabis in base al tipo di prodotto e alla composizione dei cannabinoidi, e suggeriscono che, in questo studio naturalistico, gli edibili a base di CBD siano stati associati a una minore ansia nel tempo.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12941097/
Sicurezza del CBD nell’HIV
Questo studio randomizzato in doppio cieco controllato con placebo è stato eseguito all’Università di Orleans, Francia, su 80 persone con HIV trattate con ART e con viremia non rilevabile. I partecipanti hanno ricevuto 1 mg/kg di olio di CBD due volte al giorno (a spettro completo, tetraidrocannabinolo < 0,3%) o placebo per 12 settimane più un follow-up di 4 settimane. Non sono emerse differenze clinicamente significative nella creatinina, nelle aminotransferasi (alanina aminotransferasi, aspartato aminotransferasi) o nella bilirubina coniugata. La bilirubina totale è diminuita nel gruppo CBD rispetto al gruppo placebo.
https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/25785125261439014?url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori:rid:crossref.org&rfr_dat=cr_pub%20%200pubmed

