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In altre presentazioni dei precedenti Libri Bianchi abbiamo ricordato poesie e canzoni, versi suggestivi per capire le ragioni della persecuzione di un fatto sociale come il consumo di droghe, con il ricorso al codice penale e al carcere e per immaginare un futuro diverso.
Gianfranco Manfredi, scrittore e cantautore originale e sensibile alla questione delle droghe e del consumo, di cui vi è testimonianza in alcune sue canzoni scritte con Ricky Gianco e in articoli apparsi su Fuoriluogo, espresse il suo giudizio sulla realtà dell’Italia in forma icastica: Il peggio deve venire.
Possiamo dire che il peggio è arrivato con la assunzione della responsabilità del Dipartimento antidroga da parte di Alfredo Mantovano, autore della legge Fini-Giovanardi, che definiva la realtà della droga senza differenze e con le pene per la detenzione di canapa o eroina da otto a venti anni di carcere.
La nostra lotta ha portato alla cancellazione di quella legge proibizionista da parte della Corte Costituzionale, ma oggi il Governo e la maggioranza hanno inanellato misure gravi, dall’aumento delle pene per i fatti di lieve entità previsti dall’art. 73 del Dpr 309/90, alla equiparazione della canapa tessile a quella con valenza psicotropa, dalla approvazione di norme per finanziare comunità terapeutiche reclusorie con scelte arbitrarie e senza regole, alla previsione del finanziamento del Dipartimento antidroga con l’8 per mille.
La guerra alla droga, che è stata abbandonata in gran parte del mondo, viene riproposta in chiave da stato etico in Italia.
I dati sugli ingressi e le presenze in carcere, elaborati come sempre con accuratezza da Maurizio Cianchella, confermano il peso della legge antidroga nel determinare il sovraffollamento (il 32,47% della popolazione detenuta, quasi un terzo del totale, 20.086 persone sono in carcere per violazione della legge sulle droghe; 19.755 erano i detenuti al 31.12.2024 che all’ingresso in carcere si erano dichiarati dipendenti da sostanze stupefacenti), ma soprattutto la caratteristica del carcere come il luogo della detenzione sociale. Altro che extrema ratio!
Nell’analisi del contesto italiano è importante l’approfondimento sulla riforma del Codice della Strada a cura di Hassan Bassi. Ma il focus di questo sedicesimo Libro Bianco è rappresentato dalla riflessione sulla Conferenza nazionale del Governo sulle droghe e dalla Conferenza alternativa organizzata dalla rete di associazioni che in gran parte sono presenti tra le sigle che da molti anni condividono la promozione del libro bianco sulle droghe, questo impegno di denuncia e di proposta. Gli interventi di Denise Amerini, Stefano Vecchio, ItanPUD e Caterina Pozzi ci accompagnano nelle ragioni e nelle istanze che ci spingono, citando il titolo di questa edizione, a NON MOLLARE. Che non è solo un’esortazione ed insieme un impegno collettivo, ma anche, un tributo al centenario della prima rivista clandestina durante il fascismo diretta dai fratelli Carlo e Nello Rosselli.
All’inizio di giugno è stato convertito in legge il decreto sicurezza che produrrà una svolta autoritaria nella società con ben 14 nuovi reati e numerosi aggravamenti di pene, con la conseguenza di ulteriore ingolfamento delle carceri e con una gestione militare del dissenso e della rivendicazione dei diritti fondamentali. Ne scrive Giulia Melani, con un focus sulla criminalizzazione delle infiorescenze di canapa a cura di Leonardo Fiorentini.
Per il contesto internazionale Susanna Ronconi ricorda le decisioni, un po’ a sorpresa, delle ultime riunioni della Comissione Droghe dell’ONU a Vienna e introduce l’analisi contenuta nel policy paper a cura dell’International Drug Policy Consortium che ne vuole ricostruire contesto e possibili conseguenze a livello globale. Ospitiamo inoltre le riflessioni e gli aggiornamenti sull’uso degli psichedelici in medicina di Peppe Brescia e Marco Perduca e della Società Italiana di Medicina Psichedelica – SIMEPSI,
Di fronte alla possibile catastrofe dobbiamo con testardaggine riproporre soluzioni ragionevoli e umane: eliminare il carcere per consumatori e detentori di sostanze stupefacenti e stabilire il numero chiuso per le carceri, parametro sulle effettive disponibilità di spazi e risorse, finanziarie e umane, educative, sanitarie e gestionali a disposizione di ciascun singolo istituto. Dopo un necessario provvedimento di indulto, che potrebbe riportare a un numero contenuto di persone detenute in carcere, ci si potrebbe così risparmiare la vuota retorica sulla mancanza di personale e la logica degli affari, con la previsione della costruzione di nuovi istituti che saranno aperti chissà quando e chissà da chi.
Questo Libro Bianco è il primo concepito senza il contributo acuto di Grazia Zuffa, e certamente ne risente, ma abbiamo deciso di presentare due sue analisi; una sulle precedenti Conferenze sulle droghe, l’altra sulle convenzioni e sul sistema internazionale di controllo, che possono aiutarci a comprendere meglio il passato e costruire un futuro e aperto al confronto e alla mobilitazione dal basso verso gli appuntamenti dell’autunno.