Le azioni e le iniziative condotte nel corso dei decenni in Italia da una serie variegata di organizzazioni della società civile, per un cambio radicale delle politiche sulle droghe e per un orizzonte culturale libero dagli stigmi e dai pregiudizi, richiedono un ripensamento e un ampliamento intesi come una spinta in avanti delle strategie e delle alleanze. Nonostante le proposte di legge, le iniziative a diversi livelli e le reti attivate insieme alle organizzazioni delle Persone che Usano Droghe (PUD), il quadro politico attuale si muove in modo spedito verso il potenziamento del sistema penale, carcerario e securitario, con un forte impatto sulle politiche sulle droghe e sulle discriminazioni ai danni delle persone che usano droghe.
Se si analizzano le misure legislative specifiche, il decreto antirave-antigiovani, il nuovo Codice della strada, il Decreto Caivano, i DL sicurezza, si può leggere un disegno che va oltre la legislazione specifica sulle droghe, verso un’estensione della logica della pena e della repressione, in modo sempre più pervasivo e al di là dei confini classici della legge, rinforzando e diffondendo stigmi e pregiudizi.
Dulcis in fundo, il DDL n. 1635 tende a trasformare le Comunità terapeutiche in carceri, violentando la mission di accoglienza e inclusione sociale di questi servizi e limitando e ostacolando fortemente i percorsi di misure alternative alla detenzione. Lo stravolgimento di strutture di accoglienza per allargare il sistema detentivo rientra in una più generale strategia distruttiva del sociale, di distorsione dei servizi verso una logica autoritaria, aprendo nuove possibili strade verso la privatizzazione delle carceri. (Cfr. intervento/audizione)
E il recente provvedimento che consente operazioni sotto copertura della Polizia penitenziaria, definito “Il carcere del sospetto” (cfr. appello), corona questa strategia insistente e ossessiva di criminalizzazione.
Un processo senza limiti per spostare sempre più le politiche sociali e sociosanitarie verso il sistema penale, come diceva Wacquant, per annichilire il welfare e renderlo sempre più oppressivo, tracciando spazi per nuove forme di istituzionalizzazione.
Dal Fuori Conferenza alla Controconferenza
Nel 2021, dopo 12 anni di mancata organizzazione della Conferenza governativa, partecipammo, come rete delle organizzazioni della società civile, alla Conferenza nazionale sulle dipendenze, prevista dalla legge e organizzata dalla ministra competente Fabiana Dadone.
Pur mantenendo la nostra autonomia, e organizzando un evento Fuori Conferenza, riuscimmo a ritagliarci un ruolo centrale, intervenendo dentro e fuori. Un elemento di grande innovazione fu rappresentato dal riconoscimento delle organizzazioni delle PUD come interlocutore trasversale ai diversi tavoli tematici.
I risultati dei nostri contributi furono puntualmente acquisiti e riportati nei documenti conclusivi, sia sui principi più generali di cambiamento delle politiche sulle droghe sia su obiettivi più ravvicinati.
Ma cadde il governo e i risultati della Conferenza non furono tradotti in atti normativi e di indirizzo. Ciononostante, rappresentò un percorso importante di elaborazione di strategie politiche che abbiamo mantenuto nella nostra memoria di “militanti”, per individuarne le criticità ma soprattutto i punti di forza, e per rilanciare la nostra strategia più ampia e radicale di cambiamento all’interno di scenari politici in continua trasformazione.
La vicenda politica successiva ha spostato l’asse verso il governo delle destre, che hanno riposizionato in modo sostanziale il quadro politico e sociale verso modelli autoritari e panpenalisti, rinforzando gli stigmi e le discriminazioni verso le PUD, i migranti e i giovani che contestano legittimamente, come ricordato prima, con iniziative poco incisive da parte delle forze politiche di opposizione.
Ma noi non ci siamo fermati. Abbiamo continuato con la nostra ostinazione necessaria, ricercando sempre nuove alleanze a livello sociale, politico e istituzionale. Voglio citare, in particolare, l’importanza che ha avuto la costituzione della Rete ELIDE delle città per innovare le politiche sulle droghe, in quanto ha aperto nuovi spazi che potrebbero essere decisivi per introdurre cambiamenti nelle politiche e nelle pratiche sulle droghe sul versante sociale e sociosanitario.
Con la Rete ELIDE abbiamo condiviso, anche sul piano organizzativo e dello sviluppo del dibattito, iniziative in alcune città — Bologna, Napoli, Milano — nelle quali è emersa in modo forte l’esigenza di riconoscere la Riduzione del Danno come prospettiva politica e culturale più ampia e trasversale, di stabilizzare i servizi cittadini che operano nella bassa soglia, di attivare politiche locali di regolazione e governo del divertimento serale e notturno alternative a ogni forma di repressione, e di promuovere strategie cittadine per le alternative alla detenzione in una logica di decarcerizzazione.
In questo contesto di ripresa dell’iniziativa politica, a novembre del 2025 il governo di centro-destra ha promosso una nuova Conferenza nazionale sulle dipendenze, sempre in attuazione della legge, escludendo quasi completamente le organizzazioni della nostra rete per un cambio radicale delle politiche sulle droghe.
Non siamo stati a guardare né ci siamo limitati a recriminare: abbiamo riattivato un percorso radicalmente alternativo, organizzando una Controconferenza nazionale intesa non solo come spazio di confronto e dibattito, ma anche come occasione per promuovere un fronte composito e articolato di soggetti politici e sociali, per rilanciare le politiche sulle droghe in una logica di depenalizzazione, decriminalizzazione, decarcerizzazione e regolazione legale della cannabis.
Abbiamo ripreso il percorso interrotto nella precedente Conferenza nazionale e lo abbiamo ampliato e riarticolato, per rilanciarlo e innovarlo sul piano politico e delle proposte. In particolare, abbiamo provato ad allargare la partecipazione al di là degli addetti ai lavori, sempre con le organizzazioni delle PUD, sia verso alcune realtà di movimenti cittadini sia verso l’insieme delle forze politiche di opposizione.
La nostra proposta non si è limitata alla richiesta di condividere i temi delle politiche sulle droghe con altri soggetti, ma ha puntato anche ad ampliarli e arricchirli con altre prospettive e altre voci eccentriche. L’incontro con alcune realtà di movimenti cittadini è stato per tutti noi di grande stimolo e sollecitazione: un impulso ad aggiornare i nostri linguaggi, a contaminare le nostre pratiche, ad ampliare i nostri obiettivi.
Dalla Controconferenza verso alternative plurali
Dalla Controconferenza si è fatta strada, lanciando lo slogan “Sulle droghe abbiamo un Piano”, una strategia più complessa e articolata sul piano politico e culturale, considerando l’influenza reciproca sempre più ampia tra questi due livelli, tesa a costruire cambiamenti progressivi ma significativi e ad aprire contraddizioni nel sistema politico e sociale, dischiudendo nuovi orizzonti per ulteriori cambiamenti sempre più radicali. Un cambio di rotta, con questi equilibri politici fortemente ostili, con un impatto stigmatizzante dei media e dei social molto invasivo, anche se, per fortuna, con spazi di autonomia e criticità resistenti come il nostro sito di Fuoriluogo. Aggiungiamo un quadro politico di opposizione che ha partecipato al completo alla Controconferenza, ma che stenta a mettere in campo una strategia incisiva: noi, tuttavia, continuiamo a mantenere un dialogo costruttivo. Gli elementi del programma della Controconferenza vanno letti in questo contesto in continua e progressiva delineazione, prevedendo ostacoli e discontinuità, ma mantenendo la nostra ostinazione a continuare a muoverci in direzione contraria, senza rinunciare mai a individuare obiettivi parziali, realistici e incisivi, senza fermarci mai, spostando sempre in avanti la contraddizione fino a possibili cambiamenti più radicali nelle leggi, nel sociale, nelle culture. Un processo infinito, interminabile, resistente, in grado di riadeguare continuamente le strategie ai cambiamenti per raggiungere gli obiettivi collegati.
E così consideriamo il cambio radicale delle leggi sia come obiettivo strategico sia come orizzonte di riferimento e orientamento per iniziative parziali ma sostanziali. Abbiamo elaborato una strategia per rendere la Riduzione del Danno (RdD) esigibile come LEA, in attuazione del DPCM del 2017, a partire dalle iniziative normative di alcune Regioni, già in parte disponibili, per aprire una vertenza più generale con la Conferenza Stato-Regioni per un Atto di indirizzo nazionale. Un obiettivo che oggi è sempre più importante, in quanto tenderebbe non solo a regolarizzare questi interventi ma, più in generale, a impattare sull’insieme del sistema dei servizi e degli interventi, ormai inadeguato ad affrontare le nuove domande che emergono dai cambiamenti, nella logica del diritto alla salute delle PUD e del superamento delle rappresentazioni sociali stigmatizzanti. E abbiamo proposto, sulla stessa linea, di andare verso una riorganizzazione dei servizi, passando dalle dipendenze alla Tutela della salute delle PUD, nell’orizzonte della RdD intesa come prospettiva trasversale di tutela e promozione della salute per l’insieme delle politiche sociosanitarie, sociali e di welfare, nella logica territoriale della L. 833/78, del DL 229/99, della L. 328/00 e del Codice del Terzo Settore. Un modello che amplia la realtà del sistema pubblico in una logica sociale, coinvolgendo nel modello dell’Amministrazione condivisa le organizzazioni del Terzo Settore con un’integrazione strategica. Un tale obiettivo introduce un cambio di prospettiva che sposta, ad esempio, l’obiettivo dei servizi dalla patologizzazione al diritto alla salute e al riconoscimento delle competenze e della dignità dei destinatari, intesi come soggetti protagonisti: non etichette patologiche, ma “persone” che usano droghe. (cfr. doc. Controconferenza). Questo significa seguire il monito di Basaglia: tenere sempre sotto osservazione critica i processi di istituzionalizzazione, dietro l’angolo e in continua riproduzione. Un cambiamento che realizza un modello innovativo nella logica del sistema territoriale dei servizi e degli interventi sanitari e sociosanitari, di riferimento anche per altre analoghe realtà di prestazioni. Il ruolo del Terzo Settore, come componente sociale di un pubblico ampliato e più efficace, non annulla la sua soggettività sociale autonoma, che deve esprimersi, in questa posizione, in una funzione di lotta a ogni forma di istituzionalizzazione e discriminazione sociale e culturale.
In questo quadro strategico si colloca la proposta di un Piano nazionale di deistituzionalizzazione e decarcerizzazione delle PUD, obiettivo condiviso anche nei documenti costitutivi della Rete ELIDE. Una logica radicalmente opposta a quella del Governo: nel nostro Piano le Comunità terapeutiche e accoglienti accolgono persone fuori dal carcere, in spazi non detentivi, per accompagnarle verso percorsi successivi di inclusione sociale e di apprendimento di comportamenti di difesa dai rischi di nuove detenzioni, sul solco di Alessandro Margara e di Grazia Zuffa. (cfr. doc. Controconferenza)
Il Piano della Controconferenza è molto articolato e prevede, tra gli altri obiettivi, l’abolizione delle sanzioni amministrative, delle zone rosse e dei DASPO per le PUD, la promozione di tutte le politiche di welfare di comunità collegate, l’abrogazione di tutte le leggi punitive di questo Governo, la messa in mora delle decisioni del Governo contrarie ai diritti umani presso gli organismi nazionali e internazionali competenti e altre ipotesi di azione politica, compresa la promozione dell’accesso alle terapie con le piante psicoattive.
Verso un ampliamento dei soggetti in una logica di reciprocità e condivisione
Proponiamo di condividere questa strategia e questa impostazione con i movimenti sociali, chiedendo loro di ampliare reciprocamente i nostri orizzonti. Le politiche sulle droghe hanno assunto, nel corso del tempo, una dimensione sempre più intersezionale con realtà in passato trascurate, ma che oggi consideriamo reciprocamente costitutive dei nostri mondi, quali le tematiche di genere critiche dei modelli eteronormativi, patriarcali, maschilisti e bianchi. A queste abbiamo dedicato una Summer School con la partecipazione di esponent@ di moviment@ italian@ e internazional@ transfemministe e LGBTQIA+, con il contributo fondamentale di InPUD ed EuroNPUD, il network internazionale ed europeo delle persone che usano droghe. Un incrocio essenziale per arricchire e ibridare i nostri schemi di lettura dei fenomeni, i nostri orizzonti culturali, le nostre pratiche e strategie politiche.
E in questa linea abbiamo dedicato la nostra assemblea annuale di Forum Droghe alle relazioni tra mercati illegali, culture delle droghe e tematiche decoloniali e della razzializzazione, al modello della war on drugs come alibi per le guerre e come paradigma delle politiche securitarie e panpenaliste più in generale, alle pratiche di distruzione ambientale determinate dai mercati illegali in nome del profitto, al pari del modello capitalistico dei mercati legali, ai danni alle popolazioni indigene e alle influenze sulle politiche interne, come nei Paesi latinoamericani, e nella logica coloniale del capitalocene, coinvolgendo sempre le PUD negli scambi e negli approfondimenti, nelle ipotesi di lotta e nelle iniziative politico-sociali.
Il nostro intento è stato quello di allargare il dialogo con aree articolate di movimenti impegnati in questi settori, per andare oltre le alleanze e condividere il principio strategico per cui le politiche sulle droghe sono parte integrante di quest’insieme di problematiche e realtà e, nello stesso tempo, sono a esse intimamente collegate, al punto che anche normative di depenalizzazione e regolazione legale devono farvi riferimento, considerando che i nostri obiettivi non potranno essere raggiunti in modo compiuto finché rimarranno aperti questi scenari politici ed economico-sociali, e viceversa.
Questo scenario più ampio ci rende consapevoli che dobbiamo pensare e introdurre una strategia “interminabile”, che non potrà tendere a una conclusione definitiva nemmeno con l’attuazione di un cambio radicale delle leggi, considerata l’intersezionalità con le altre realtà che abbiamo condiviso strategicamente.
Un impegno, un rilancio della militanza nell’ambito di una strategia in continua evoluzione, disobbedendo senza limiti, introducendo cambiamenti e contraddizioni nel sistema, resistenze e alternative radicali secondo un continuum. Una sfida epocale, molto impegnativa ma anche attraente, che ci inserisce in uno spazio comune con soggetti plurali, in un orizzonte di cambiamenti e di alternative radicali.
“Il possibile non sarebbe raggiunto se nel mondo non si tentasse sempre l’impossibile” (Max Weber)
