Tempo di lettura: 8 minuti

L’Europa delle droghe illecite continua a evolvere, le politiche molto meno. Al di là dei singoli numeri, è questa una delle principali conclusioni messe nero su bianco all’interno dell’European Drug Report 2026, il rapporto annuale dell’Agenzia dell’Unione europea sulle droghe (EUDA), che riassume lo stato dell’arte a livello continentale.
Un documento che, dietro la consueta raccolta di dati e indicatori, restituisce l’immagine di un fenomeno sempre più complesso, frammentato e dinamico, nel quale la capacità di adattamento dei mercati illegali procede in maniera molto più rapida rispetto all’evoluzione delle politiche chiamate a governarli.
Fatte alcune eccezioni, i dati presentati nel report si riferiscono all’anno 2024, evidenziando in primo luogo un significativo gap informativo rispetto al momento attuale.
La disponibilità di sostanze illecite resta elevata in tutto il continente.
Accanto ai mercati storicamente consolidati, prosegue l’emersione di nuove sostanze sintetiche, così come di farmaci contraffatti e di medicinali immessi nel mercato nero, agevolando una sempre più marcata adulterazione dei prodotti, che costituisce uno dei principali fattori di rischio tanto per i consumatori quanto per la salute pubblica.
La segmentazione dei mercati illegali sembra un concetto appartenente al passato: ogni sostanza commercializzata dai cartelli può infatti contenere principi attivi differenti o essere mischiata con molecole sintetiche molto più potenti. Ne sono un esempio la presenza di cannabinoidi artificiali nei liquidi per sigarette elettroniche o la commercializzazione di nuove sostanze psicoattive come stimolanti tradizionali: sostanze per le quali sia i consumatori sia la comunità scientifica dispongono ancora di conoscenze limitate riguardo ai rischi.
Inoltre, la sempre più evidente sofisticazione dei metodi di produzione non solo pregiudica la tracciabilità delle operazioni, ma accentua la possibilità di infliggere maggiori danni all’ecosistema.
A questi aspetti si somma il contesto geopolitico, la cui instabilità accresce la complessità del fenomeno del narcotraffico, insieme all’influenza derivante dallo sviluppo tecnologico e dall’evoluzione delle rotte e delle modalità del traffico di sostanze.
La violenza e la corruzione legate ai mercati delle droghe continuano ad avere un impatto significativo in alcuni Paesi europei, in particolare sulle fasce più giovani della popolazione, per le quali il reclutamento da parte delle reti criminali costituisce una tendenza molto più marcata rispetto al passato.
Le disuguaglianze e la mancanza di mobilità sociale continuano a rappresentare fattori che alimentano la violenza associata ai mercati illegali, confermando come la questione delle droghe illecite non possa essere ridotta esclusivamente a un problema di ordine pubblico.
In base a quanto finora evidenziato, “è necessario un approccio complessivo che affronti anche le disuguaglianze sociali”, come apertamente dichiarato dall’EUDA.
In generale, le autorità evidenziano la necessità di una maggiore integrazione delle fonti di dati e di un miglioramento delle capacità di monitoraggio, considerati elementi essenziali per la prevenzione.
Significativamente, il documento richiama in maniera molto più netta rispetto alle precedenti edizioni un approccio di matrice non più solo securitaria, ma basato sulla pragmaticità dell’azione legislativa e sull’ampliamento degli interventi di riduzione del danno, secondo una strategia dotata di maggiore flessibilità e fondata sulle evidenze scientifiche.
Come si legge in uno dei passaggi più significativi del report, “le sole misure di riduzione dell’offerta difficilmente riusciranno a eliminare la disponibilità delle sostanze”.
Riferendosi alle statistiche relative alle singole sostanze, la cannabis continua a rappresentare la sostanza illecita più consumata in Europa, con circa 24 milioni di adulti tra i 15 e i 64 anni che hanno dichiarato l’utilizzo nel corso dell’ultimo anno e con livelli di consumo più elevati tra i giovani adulti: circa 2,2 milioni fanno uso quotidiano o quasi quotidiano.
Nel corso del 2024 sono stati eseguiti 252mila sequestri di resina, per un totale di 321 tonnellate, e 219mila sequestri di infiorescenze, per un totale di 199 tonnellate. In entrambi i casi, i valori risultano in regressione rispetto al 2023.
Riguardo all’azione penale, nel 2024 sono stati denunciati circa 477mila reati relativi a uso o possesso (615mila nel 2023), oltre a 74mila reati di spaccio (100mila nel 2023).
Globalmente, gli uomini riferiscono un consumo mediamente doppio rispetto alle donne.
La cannabis costituisce anche la sostanza più frequentemente segnalata dalle persone che accedono per la prima volta ai servizi per le dipendenze, con una media di undici anni di latenza tra primo consumo e primo accesso ai servizi terapeutici.
Alla tradizionale distinzione tra infiorescenze e resina si sono aggiunti estratti, concentrati, prodotti commestibili e preparazioni ad alto contenuto di THC. Parallelamente, l’emergere dei cannabinoidi sintetici rende ancora più complessa la valutazione dei rischi e aumenta l’importanza dei sistemi di monitoraggio.
In un’ottica di tutela della salute pubblica e di gestione del fenomeno, diversi Paesi europei stanno sviluppando nuovi approcci regolatori, nei quali monitoraggio e valutazione rappresentano componenti essenziali.
In aggiunta, è in corso di sviluppo da parte dell’EUDA un Cannabis Policy Toolkit, uno strumento pensato per aiutare i decisori politici a valutare gli effetti dei diversi modelli di regolamentazione.
La cocaina si conferma uno dei mercati più dinamici del continente, con circa 4,6 milioni di consumatori europei nell’ultimo anno, di cui 2,5 milioni, oltre la metà, rientrano nella fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni.
Negli anni, l’Europa ha assunto un ruolo sempre più rilevante non solo come area di consumo, ma anche come piattaforma logistica e di raffinazione della sostanza: i sequestri record registrati negli ultimi anni testimoniano la capacità delle organizzazioni criminali di alimentare un’offerta elevata nonostante l’intensificazione delle attività di contrasto.
Pur continuando a fare ricorso ai porti commerciali, i network del narcotraffico hanno contemporaneamente sviluppato modalità operative sempre più flessibili e sofisticate.
Per comprendere la progressiva e capillare diffusione della cocaina, è interessante osservare le statistiche relative agli episodi di overdose fatali: in venti Paesi, un quarto delle morti per overdose registrate nel 2024 presentava tracce della sostanza, secondo uno schema di policonsumo divenuto ormai prassi. Globalmente, la presenza percentuale della cocaina nei decessi droga-correlati è stata stimata al 27%.
Considerando che “le evidenze rimangono insufficienti a supporto di qualsiasi trattamento farmacologico”, l’intercettazione dei consumi problematici mediante politiche di riduzione del danno rimane una strategia chiave fortemente caldeggiata, con particolare riferimento all’utilizzo di crack, diffuso in prevalenza presso gli strati sociali più disagiati e principale criticità sanitaria degli ultimi anni legata al consumo di cocaina.
Non a caso, tra il 2018 e il 2024, gli accessi presso strutture riabilitative dovuti alla cocaina hanno visto un aumento del 39%. Nello stesso lasso di tempo, la percentuale riferita al crack sale addirittura al 53%, con un 85% di nuovi ingressi negli ultimi dodici mesi concentrato in soli cinque Stati.
Quasi un quarto delle persone in trattamento per crack sono donne, un dato che rappresenta un’eloquente inversione di tendenza rispetto allo standard.
Come per la cannabis, anche per la cocaina le cifre dei sequestri appaiono in flessione: 97mila operazioni di polizia per 330 tonnellate requisite (nel 2023 erano state 419), con una purezza media compresa tra il 64% e il 75%.
Le segnalazioni all’autorità giudiziaria sono state oltre 100mila: il 14% del totale delle accuse di possesso di sostanze illecite a livello continentale.
La produzione di droghe sintetiche in Europa è caratterizzata da una forte capacità di adattamento, che influenza e allo stesso tempo segue i cambiamenti nelle preferenze dei consumatori verso specifiche sostanze stimolanti. Questo processo contribuisce all’espansione del mercato attraverso l’introduzione di nuove molecole, spesso percepite come intercambiabili tra loro, aumentando i rischi per i consumatori.
Parallelamente, il mercato delle nuove sostanze psicoattive continua a espandersi e a trasformarsi. Catinoni sintetici, cannabinoidi artificiali e nuovi oppioidi rendono il panorama europeo sempre più frammentato e meno prevedibile: la novità non è tanto la comparsa di nuove droghe, quanto la crescente sovrapposizione tra mercati differenti e l’impossibilità, per molti consumatori, di sapere realmente cosa stiano assumendo.
Per queste ragioni, la diffusione e la disponibilità crescenti degli stimolanti sintetici suscitano preoccupazioni per il possibile impatto sul piano sociosanitario.
L’utilizzo di MDMA interessa circa 2,7 milioni di adulti europei, mentre anfetamine e metanfetamine coinvolgono rispettivamente circa 2 milioni e poco meno di un milione di persone.
A differenza di cannabis e cocaina, per le sostanze sintetiche è stato osservato un aumento dei quantitativi sequestrati: quasi 11,5 tonnellate per 34mila azioni di polizia, con almeno 110 laboratori di produzione smantellati in nove Stati.
Tra le circa novemila persone entrate in trattamento nell’ultimo anno, si segnala la graduale crescita del ricorso alla via iniettiva.
Sebbene rappresenti un mercato numericamente marginale, pari allo 0,3% dei consumi comunitari di droghe illecite, la situazione degli oppioidi continua a rappresentare la principale fonte di preoccupazione sanitaria: nel 2024 nell’Unione europea si sono registrate almeno 7.598 morti per overdose, pari a circa 25 decessi ogni milione di abitanti tra i 15 e i 64 anni.
L’eroina è stata associata a circa 1.600 decessi, ma il quadro europeo è ormai molto più complesso. Gli oppioidi sintetici ad alta potenza, compresi i nitazeni, sono stati identificati in almeno ventuno Paesi europei già a partire dal 2019. In Bulgaria, tra il 2024 e il 2025, sono stati registrati almeno 100 decessi causati dal fentanyl.
Inoltre, la popolazione che fa uso problematico di oppiacei appare in progressivo invecchiamento: negli ultimi dieci anni il numero dei decessi tra i cinquantenni e i sessantaquattrenni è raddoppiato, evidenziando una crescente difficoltà nell’intercettazione e nella prevenzione degli utilizzi problematici.
Tra il 2021 e il 2024, i quantitativi requisiti hanno visto un calo drastico, da 9,5 a 3,6 tonnellate, con 15.500 sequestri nel corso dell’ultimo anno per un totale di circa 19mila accuse di possesso.
Come anticipato, le organizzazioni criminali hanno mostrato una notevole capacità di adattamento ai controlli e alle operazioni di polizia.
L’intensificazione delle attività nei principali porti europei ha favorito la diversificazione delle rotte e dei sistemi di trasporto, come trasferimenti in mare aperto, droni, mezzi semi-sommergibili e tecniche di occultamento sempre più sofisticate.
Più che eliminare i mercati, le strategie repressive sembrano spesso contribuire alla loro trasformazione.
A fronte di uno scenario tanto mutevole, l’Europa sta investendo sempre più nella capacità di individuare rapidamente le nuove tendenze: accanto ai tradizionali dati sui sequestri e sulle denunce, il report pone l’accento sulla crescente importanza di strumenti come i servizi di drug checking, i dati provenienti dai pronto soccorso, i sistemi di allerta rapida e lo studio dei residui presenti nelle siringhe.
La riduzione del danno, in particolare, guadagna uno spazio sempre più centrale.
Nel 2024 circa 1,7 milioni di persone hanno ricevuto trattamenti specialistici per problemi legati alle droghe e oltre 505mila erano inserite in programmi di trattamento con agonisti degli oppioidi.
Programmi di distribuzione domestica del naloxone, trattamenti con agonisti degli oppioidi, stanze del consumo controllato e servizi di analisi delle sostanze sono ormai considerati strumenti indispensabili per ridurre le conseguenze più gravi associate ai consumi. Una prospettiva che riflette la crescente consapevolezza del fatto che, in un contesto caratterizzato da sostanze sempre più imprevedibili, la tutela della salute delle persone rappresenta una priorità imprescindibile.
In questo quadro, anche le dinamiche sociali intervengono in maniera decisiva. Basti pensare ad aspetti come la mancanza di fissa dimora o la marginalizzazione razziale, in grado di aumentare la vulnerabilità ai danni correlati alle droghe.
A loro volta, le donne possono affrontare specifiche difficoltà sanitarie e sociali, oltre che di genere.
Nell’ultimo decennio, l’Europa ha assistito a una graduale tendenza al ribasso nella percentuale di persone che accedono a programmi di trattamento per la tossicodipendenza e che dichiarano di prediligere la via iniettiva.
Sebbene i servizi di riduzione del danno rappresentino dunque uno dei pilastri della risposta europea, la situazione appare eterogenea, a partire da costi e modalità di accesso ai trattamenti: le stanze del consumo e gli altri servizi di prossimità specializzati, ad esempio, rimangono poco diffusi e limitati a un numero ristretto di Paesi, così come a livello più ampio persistono notevoli disparità territoriali.
Nel 2024, la stima al ribasso dei decessi droga-correlati si è attestata attorno ai 7.600 casi.
Davanti a Francia e Germania, l’Italia è lo Stato ad aver denunciato il maggior numero di persone che usano droghe per via iniettiva.
L’European Drug Report 2026 non formula giudizi politici, ma le sue pagine finiscono inevitabilmente per suggerire una riflessione.
La disponibilità delle sostanze resta elevata. I mercati illegali continuano ad adattarsi. Le organizzazioni criminali modificano costantemente prodotti, rotte e strategie. Le nuove molecole compaiono più rapidamente di quanto le legislazioni riescano a reprimerle. Nel frattempo aumentano i rischi legati all’incertezza sulla composizione dei prodotti e cresce l’importanza delle risposte sanitarie.
Più che immortalare un’istantanea del quadro europeo, il rapporto dell’EUDA sembra piuttosto descrivere la progressiva crisi di un paradigma: sostanze, mercati e consumi continuano a trasformarsi, aspetto che impone un radicale aggiornamento degli strumenti di gestione delle problematiche.
Le politiche sulle droghe devono evolversi insieme ai cambiamenti della realtà.
Il monitoraggio continuo e la valutazione rimangono elementi essenziali, così come la riduzione delle disuguaglianze sociali è parte integrante della prevenzione dei rischi.
La centralità della salute pubblica, lo sviluppo della riduzione del danno e la flessibilità legislativa rappresentano i principi guida delle future politiche europee sulle droghe.
La domanda che resta aperta è se anche le politiche saranno capaci di adattarsi all’attualità.
Perché, mentre il fenomeno continua a trasformarsi, sono soprattutto le risposte costruite nel secolo scorso a mostrare sempre più chiaramente i segni usuranti del tempo, rivelando tutta la loro inefficacia.