Quaderni di Fuoriluogo, n. 1
Lynn Zimmer e John Morgan
Smascherati i miti della marijuana
Rilevazioni delle prove scientifiche
A cura di Giancarlo Arnao
Intervento sul dibattito negli USA di Franco Corleone
Presentazione
Il NIDA (National Institute on Drug Abuse) è un’istituzione statale USA, la cui funzione originaria era quella di svolgere ricerche scientifiche sul fenomeno delle droghe. Negli ultimi 15 anni, questa funzione è stata progressivamente sostituita da un ruolo ausiliario nella “guerra alla droga”: le pubblicazioni del NIDA si preoccupano più di “educare” il pubblico ad evitare le droghe che a stabilire con oggettività scientifica i fatti che emergono dalle ricerche.
Che il NIDA si preoccupi soprattutto di convincere piuttosto che di informare risulta particolarmente evidente dalla lettura di due opuscoli pubblicati nel settembre 1995, dedicati ai giovani e ai genitori, sugli effetti della marihuana.
Leggendo i due opuscoli, e confrontandoli fra loro, ci si rende conto che essi sono in qualche parte molto diversi fra loro: in sostanza, la versione dedicata ai genitori ha un tasso di allarmismo molto superiore a quella della versione per i giovani. Vale a dire che il contenuto dell’informazione è condizionato dal tipo di ”messaggio” che si vuole mandare.
Ad esempio, rispetto ai rischi di cancro polmonare, l’opuscolo dedicato ai giovani ammette che “è difficile sapere con sicurezza se l’uso regolare di marihuana provoca il cancro” (“Marijuana: facts for teens”, p.8). Nell’opuscolo dedicato ai genitori si cita uno studio da cui risulta che cinque spinelli alla settimana possono essere più dannosi ai polmoni di un pacchetto di sigarette al giorno: si dà quindi per scontato che la cannabis ha un effetto cancerogeno 28 volte superiore a quello del tabacco (“Marijuana: What Parents Need to Know”, p.14).
In realtà, questo studio era stato citato in un analogo opuscolo propagandistico del NIDA alla fine degli anni 70; e nel 1982, W. Pollin, Direttore del NIDA di allora, aveva ammesso pubblicamente che lo stesso studio non permetteva delle conclusioni sicure ( cfr. Trebach: “The Great Drug War”, Macmillan NY 1987, p. 79). I suoi risultati sono stati comunque implicitamente smentiti nel 1988 da una pubblicazione del NIDA in cui si afferma chiaramente che gli effetti di marihuana e di tabacco sono equivalenti a parità di sostanza fumata ( cfr. NIDA Notes, Summer 1988).
Va peraltro segnalato che neppure gli opuscoli del NIDA se la sentono di avallare la stagionata ipotesi della “droga di passaggio”: infatti si afferma chiaramente che “la maggioranza dei consumatori di marihuana non passa all’uso di altre droghe illegali” (“Marijuana: facts for teens”, p. 10).
Per rivisitare gli opuscoli del NIDA da una prospettiva più scientificamente valida, il FORUM DROGHE presenta la versione (quasi) integrale di un documento che verrà pubblicato dal “Lindesmith Center” di New York, e i cui autori sono la sociologa Lynn Zimmer e il farmacologo John Morgan (docente alla City University Medical School).
Nel lavoro di Zimmer-Morgan, tutte le argomentazioni che sono state portate per giustificare il proibizionismo della cannabis vengono sottoposte ad un confronto puntuale ed approfondito con la documentazione scientifica esistente. Gran parte degli argomenti sono una risposta a quelli degli opuscoli del NIDA: essi non soltanto ne confutano alcune conclusioni, ma svelano anche le scorciatoie
dialettiche che sono state messe in opera per trarre da diverse ricerche conclusioni forzate o inaccettabili: si veda ad esempio la ricerca sui topi che ha dimostrato danni al cervello con dosaggi 200 volte superiori a quelli usati dagli esseri umani.
Questo ed altri esempi partono dall’assunto scientificamente inoppugnabile che la valutazione della “tossicità” delle cosiddette “droghe” non può essere assoluta: per dirla in modo banale ma efficace, anche l’acqua fa male se presa in dosi eccessive. Di conseguenza, nel valutare l’impatto di una sostanza sui comportamenti e sulla salute di chi la usa, l’importante non è stabilire che tale sostanza sia genericamente “tossica”, ma che possa esserlo nelle normali condizioni di uso da parte degli esseri umani.
La documentazione di Zimmer-Morgan è corredata. da un’ampia e circostanziata bibliografia (quasi un centinaio di titoli), e costituisce un prezioso strumento per gli studiosi che vogliano approfondire la conoscenza degli effetti della cannabis.
Ma può soprattutto essere utile a chi opera nel campo della politica delle droghe. Chi ha la responsabilità di prendere decisioni legislative sull’uso della cannabis, può solo giovarsi della conoscenza oggettiva (cioé scientifica) di tutti gli aspetti del problema.
Giancarlo Arnao, Responsabile scientifico di Forum Droghe
Roma, ottobre 1995
