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Un anno senza Grazia Zuffa. Eppure, per chi ha incrociato il suo pensiero e la sua pratica, un anno è trascorso “con grazia”: una continuità viva, ostinata, quotidiana. È questo lo spirito dell’incontro di mercoledì 11 febbraio 2026, dalle ore 17, nella sede della Società della Ragione a Firenze (Pad. 35, Area San Salvi).

L’occasione è la presentazione del volume “Una eredità luminosa. Il pensiero e l’opera di Grazia Zuffa” (Edizioni Menabò, 2026), a cura di Giulia Melani con l’introduzione di Ida Dominijanni. Un libro corale, costruito da amiche e amici, studiose e studiosi, che ripercorrono stagioni condivise e restituiscono – senza addomesticarlo – il prisma a molte facce della sua figura: la militante femminista capace di spostare lo sguardo e di rifare le domande da capo; la dirigente politica che ha attraversato conflitti e cambiamenti senza cercare ripari comodi; la senatrice che, nel passaggio degli anni Novanta, ha provato ad aprire nuovi sentieri istituzionali e sociali per tenere insieme libertà e giustizia, anche contro le incrostazioni ideologiche “della propria parte”.

Il volume raccoglie i ricordi presentati nel marzo scorso alla Casa delle Donne a Roma. Ma, ancora più, raccoglie un metodo: quello di una politica che non separa i diritti dalle vite reali, e che diffida delle scorciatoie punitive; che non scambia la complessità con l’ambiguità, e non riduce la libertà a uno slogan. È un’eredità che attraversa i campi che Grazia ha contribuito ad aprire e a rendere praticabili: politiche sulle droghe, salute mentale, detenzione femminile e decarcerizzazione, giustizia riparativa e di comunità, bioetica e dilemmi del presente. Non come “capitoli” separati, ma come parti di una stessa domanda: da che parte stanno le istituzioni, quando si parla di corpi, di fragilità, di margini?

Per questo “Un anno senza Grazia, un anno con grazia” non è solo un appuntamento di ricordo. È un invito a ritrovarsi, con amicizia e convivialità, nella sede di San Salvi tanto amata da Grazia: perché certe eredità esistono davvero solo quando diventano relazione, conversazione, comunità. Anche questo è parte del senso: tenere insieme la memoria e la vita, la gratitudine e la responsabilità di continuare.