Quando fu progettato, Sollicciano avrebbe dovuto rappresentare il futuro. Oggi è invece uno dei simboli più evidenti della crisi del sistema penitenziario italiano. Per comprendere come sia stato possibile questo rovesciamento, giovedì 2 luglio la Società della Ragione ospita a Firenze un seminario di discussione, promosso insieme a Garante dei Detenuti della Regione Toscana e dell’Archivio Margara, a partire dal volume di Corrado Marcetti Sollicciano. Storia di un carcere.
La ricerca ricostruisce una vicenda che comincia ben prima dell’apertura dell’istituto. Parte dalle carceri fiorentine delle Murate, di Santa Verdiana e di Santa Teresa, strutture malsane ma ancora inserite nel tessuto della città, e dalla scelta di trasferire la detenzione nella periferia estrema, in un’area agricola al confine con Scandicci.
Il nuovo complesso nasce nel clima che avrebbe condotto alla riforma penitenziaria del 1975. I progettisti immaginano un carcere profondamente diverso da quelli tradizionali: non una fortezza o una «città nella città», ma un «brano di città», formato da strade interne, piazze, aree verdi, impianti sportivi, spazi culturali, scolastici e lavorativi. Le persone detenute avrebbero dovuto trascorrere la giornata nelle attività e non chiuse nelle celle o nei corridoi delle sezioni. Anche il teatro e la chiesa erano pensati per consentire un rapporto con l’esterno.
Quel disegno, però, fu modificato ancora prima dell’apertura. Alla ricerca di una diversa qualità della vita detentiva si sostituì la preoccupazione per la sicurezza. Finestre, laboratori e aule furono riempiti di sbarre; la gestione degli spazi venne riorientata verso la separazione e la custodia; la riforma penitenziaria rimase largamente priva degli strumenti necessari alla sua attuazione. Sollicciano fu così ricondotto al modello che avrebbe dovuto superare.
Da allora la mancata manutenzione, gli interventi frammentari e la progressiva perdita delle attività hanno fatto il resto. Il carcere è oggi segnato da infiltrazioni, caldo torrido, impianti inadeguati, infestazioni e spazi inutilizzati. Il sequestro preventivo di sette sezioni disposto dalla magistratura fiorentina ha portato all’attenzione pubblica condizioni che da anni operatori, garanti e associazioni descrivono come incompatibili con la dignità umana.
Eppure, dentro Sollicciano esiste anche il Giardino degli Incontri, l’opera ideata da Giovanni Michelucci insieme alle persone detenute e inaugurata nel 2007. Un luogo luminoso, concepito per gli incontri con le famiglie e per iniziative aperte all’esterno, che dimostra quanto lo spazio possa contribuire a costruire relazioni invece di mortificarle. Accanto al Giardino sono nate esperienze di teatro, arte, scuola e partecipazione che hanno provato a tenere il carcere in comunicazione con la città.
Proprio questa contraddizione impone di andare oltre l’alternativa tra rattoppi continui e demolizione totale. Abbattere Sollicciano per sostituirlo con un nuovo grande carcere rischierebbe di riprodurre, con tempi e costi enormi, un altro contenitore isolato e compatto. La questione non è salvare a ogni costo l’edificio, ma impedire che il fallimento di una politica venga attribuito soltanto alla sua architettura.
Servono certamente interventi strutturali rigorosi e controllati. Ma devono essere parte di una trasformazione più ampia: utilizzare pienamente il Giardino degli Incontri, recuperare il teatro e gli spazi delle vecchie lavorazioni, riportare l’università dentro l’istituto, predisporre luoghi per l’affettività, rafforzare la scuola, il lavoro e le relazioni con il territorio.
Occorre soprattutto guardare oltre il perimetro penitenziario. Sollicciano concentra fragilità psichiche, dipendenze, povertà e marginalità che il carcere aggrava anziché risolvere. La risposta deve comprendere abitazioni sociali, servizi territoriali, misure alternative e percorsi per le persone con problemi legati all’uso di sostanze. Marcetti invita esplicitamente a sottrarsi a una discussione chiusa dentro le mura, investendo in prevenzione e alternative alla detenzione.
Il seminario del 2 luglio non sarà dunque soltanto la presentazione di una ricerca storica. Sarà un’occasione per discutere insieme alla Società civile fiorentina ciò che Sollicciano avrebbe potuto essere, ciò che è diventato e ciò che ancora può cambiare. Perché la memoria non serva a celebrare le occasioni perdute, ma a evitare di perderne altre.
L’appuntamento è dalle ore 10 alle 13, nella sede della Società della Ragione, a San Salvi, padiglione 35, in via di San Salvi 12 a Firenze.
