Il 6 e 7 marzo 2026 Chieti ospita un appuntamento che prova a tenere insieme tre piani che, in Italia, raramente dialogano davvero: la ricerca neuroscientifica sulle sostanze psichedeliche, le prime esperienze cliniche e la cornice normativa (nazionale e internazionale) che oggi ne condiziona sperimentazione e accesso. Il convegno “Psichedelici: ricerca scientifica, realtà clinica, impieghi terapeutici e implicazioni regolatorie nazionali e internazionali” si svolgerà all’Auditorium del CAST (Università “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara, via Luigi Polacchi 11), con possibilità di partecipazione in presenza o online previa registrazione e con 12 crediti ECM per le professioni sanitarie.
Non è casuale che il punto di caduta sia proprio Chieti: la città – ricorda la presentazione dell’iniziativa – è la prima in Italia a ospitare una sperimentazione con psilocibina, sotto la direzione del prof. Giovanni Martinotti, in una fase storica in cui l’interesse scientifico internazionale per queste molecole cresce, ma continua a scontrarsi con stigma culturale e “zone grigie” regolatorie.
L’impianto dell’evento è esplicitamente pensato per evitare scorciatoie: un approccio “scientifico e non ideologico”, che prova a inquadrare e superare le difficoltà culturali legate a sostanze sottoposte a controllo internazionale, e ad allargare lo sguardo sulle complessità dell’uso medico.
I lavori sono organizzati in tre moduli tematici:
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Ricerca, farmacologia e neuroscienze (venerdì mattina): meccanismi d’azione, strumenti di indagine, metodologie sperimentali e applicazioni cliniche (salute mentale, altre patologie, cure palliative).
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Esperienze cliniche e ruolo del terapeuta (venerdì pomeriggio): accompagnamento e “set & setting”, fasi preparatorie e integrazione dell’esperienza, nodi di classificazione e di possibile integrazione nel SSN; con un focus specifico su fine vita e cure palliative.
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Diritto alla cura e sfide regolatorie (sabato mattina): quadro legale, uso compassionevole, off label, sperimentazione e comparazione con quanto avviene in altri Paesi, con contributi anche di pazienti ed esperti internazionali.
Il programma segnala una presenza istituzionale rilevante fin dall’apertura: tra i saluti iniziali figurano, tra gli altri, il presidente AIFA Robert Giovanni Nisticò e il presidente del Consiglio Superiore di Sanità Alberto Siracusano.
Sul piano scientifico e clinico, il convegno mette in fila nomi e temi che coprono l’intero spettro: dalla farmacologia alle potenzialità terapeutiche discusse a livello internazionale, fino alle prospettive regolatorie europee e ai casi comparati, inclusi contributi su accesso controllato e uso compassionevole.
Questo appuntamento parla direttamente a una questione che Fuoriluogo incrocia da anni: quando una sostanza è “tabellata” e simbolicamente schiacciata sull’idea di abuso, il rischio è che la discussione pubblica perda di vista diritto alla salute, diritto alla scienza, appropriatezza clinica e proporzionalità delle regole. Qui il punto non è “sdoganare” pratiche fai-da-te, ma fare chiarezza su ciò che già oggi – in contesti controllati, con protocolli e responsabilità clinica – viene studiato e, in alcuni Paesi, applicato con percorsi regolati.
Il convegno di Chieti prova a mettere sul tavolo la domanda che conta: come si passa dalle evidenze ella ricerca a percorsi di cura sicuri e accessibili, senza scorciatoie e senza nuove barriere ideologiche o burocratiche? La risposta, se arriva, non può che essere interdisciplinare: laboratorio, clinica, psicoterapia, sanità pubblica e diritto.
