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La Repubblica Ceca è stata per oltre trent’anni uno dei punti di riferimento europei per una politica sulle droghe pragmatica, fondata su evidenze scientifiche, riduzione del danno, salute pubblica, prevenzione, sostegno sociale e regolazione. Un modello osservato con attenzione anche fuori dai confini nazionali, perché capace di tenere insieme tutela della salute, diritti umani e sicurezza sociale senza cedere alla scorciatoia della repressione.

Oggi quel modello è sotto attacco. Secondo quanto denunciato da Drugreporter, il governo ceco avrebbe deciso di trasferire il coordinamento delle politiche sulle dipendenze dall’Ufficio del Governo al Ministero della Salute, con decorrenza dal 1° luglio. Una scelta che comporterebbe anche la rimozione dell’attuale Coordinatore nazionale sulle droghe, Pavel Bém, informato della cessazione del suo mandato con un messaggio SMS.

Non si tratta di una questione solo amministrativa. Le organizzazioni della società civile, i professionisti delle dipendenze e molti osservatori internazionali denunciano il rischio di smantellare una struttura multidisciplinare costruita nel tempo, capace di coinvolgere competenze diverse e di collocare le politiche sulle droghe dentro una cornice più ampia: sanitaria, sociale, educativa, territoriale e di tutela dei diritti. A preoccupare è anche il metodo. Secondo le critiche raccolte da Drugreporter, la decisione sarebbe stata assunta senza un confronto reale con il Consiglio governativo per il coordinamento delle politiche sulle dipendenze, cioè la sede istituzionale nella quale ministeri, esperti e organismi professionali dovrebbero discutere le scelte strategiche del settore.

Per questo la vicenda ceca riguarda tutta l’Europa. Quando una politica sulle droghe basata sulla scienza viene indebolita senza consultazione, il problema non è soltanto tecnico. È democratico. La riduzione del danno, la prevenzione non moralistica e le alternative alle politiche punitive non vivono nel vuoto: hanno bisogno di istituzioni aperte, partecipazione della società civile, riconoscimento delle competenze e rispetto delle persone direttamente coinvolte.

Forum Droghe ha raccolto l’appello internazionale lanciato dalle organizzazioni ceche e rilanciato da Drugreporter, inviando un messaggio di sostegno alla campagna di pressione rivolta al Primo ministro Andrej Babiš. Le realtà ceche chiedono infatti a ricercatori, operatori, organizzazioni della società civile, professionisti della salute pubblica e difensori dei diritti umani di far sentire la propria voce contro una decisione che potrebbe essere confermata nei prossimi giorni. Nel messaggio inviato, Forum Droghe esprime forte preoccupazione per la rimozione del Coordinatore nazionale e per il trasferimento del coordinamento delle politiche sulle dipendenze senza un adeguato processo di consultazione. L’associazione richiama il valore internazionale dell’esperienza ceca e sottolinea come ogni arretramento verso approcci ideologici, moralistici o punitivi rappresenti un danno non solo per la Repubblica Ceca, ma per l’intero movimento europeo per politiche sulle droghe fondate su salute, diritti e evidenze.

La posta in gioco è chiara: decidere se le politiche sulle droghe continueranno a muoversi verso pragmatismo, salute pubblica e diritti umani, oppure se torneranno a essere terreno di stigma, polarizzazione e repressione.

[Foto di David Sedlecký – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=16483304]