A distanza di otto anni il Portogallo raccoglie i frutti delle sue scelte in materia di lotta alla droga. Il paese ha depenalizzato l’uso personale e il possesso di stupefacenti nel 2001, eroina e cocaina comprese. L’opinione pubblica di tutto il mondo si era indignata davanti a una scelta legislativa così estrema.

Dati alla mano la politica di Lisbona sembra avere portato a risultati eccellenti nella lotta alla droga, perché il parlamento ha decriminalizzato e non legalizzato gli stupefacenti.

Chi viene trovato in possesso deve presentarsi di fronte alla cosiddetta “Commissione di dissuasione”, composta da due medici, tre esperti e un legale. I tossicodipendenti vengono portati in centri specializzati nel recupero dei soggetti a rischio, mentre gli utilizzatori occasionali sono costretti a pagare delle multe.

Ciò che temevano gli oppositori della nuova politica era proprio il turismo dello sballo, quello alimentato dagli avventori di droghe di tutta Europa che si sarebbero riversati nel paese.

Secondo un’indagine condotta dal Cato Institute «non si è verificato nessuno degli scenari nefasti prospettati all’inizio, ma la situazione nel paese è migliorata». Il numero degli eroinomani è drasticamente sceso dopo la depenalizzazione degli stupefacenti, dal 45% al 17 %, mentre sono aumentati i soggetti che si sottopongono a terapie di riabilitazione: nel 1990 erano solo 6 mila, nel 2008 sono saliti a 24 mila.