Il margine non è solo un luogo. E’ una soglia: lo spazio in cui la normalizzazione e la marginalizzazione si toccano, e in cui i meccanismi del potere diventano finalmente visibili. E’ su questa linea sottile che si muove la riduzione del danno, insieme al lavoro sociale di prossimita’: non per giudicare, correggere o “rimettere in riga”, ma per ricucire, costruire accesso, relazione, tutela, diritti.
Dal 28 al 30 maggio 2026, Marghera ospita “In equilibrio sul crinale. Intersezionalità del margine, riduzione del danno e lavoro sociale”, tre giorni organizzati dalla rete ITARdD, al Centro Sociale Rivolta. L’invito è stare nel punto in cui il lavoro sociale e’ costretto a confrontarsi con la propria ambivalenza. Perche’ chi opera nei servizi, in strada, nei contesti informali e negli spazi del consumo vive spesso un mandato doppio: prendersi cura, ma anche – a volte senza volerlo – normalizzare. E il rischio, quando la pressione istituzionale cresce, è di restringere lo sguardo sulla persona, trasformando la complessità in “caso individuale” e perdendo il contesto che produce danno e disuguaglianza.
Qui entra in gioco l’intersezionalità. Non come parola d’ordine, ma come lente concreta per interpretare la realtà: le traiettorie di chi incontra i servizi raramente sono segnate da un solo fattore. Si intrecciano genere, migrazione, identità, condizione economica, salute, detenzione, stigma. Ridurre tutto al consumo (o alla diagnosi) significa non vedere quelle intersezioni che determinano esposizione al rischio, accesso ai diritti, possibilita’ di scegliere.
ITARdD è una rete di operatori e operatrici che insieme a persone che usano droghe, associazioni ed enti locali che promuove, sostiene e difende la riduzione del danno in Italia, valorizzando competenze e pratiche, facendo ricerca, informazione e sensibilizzazione. E rivendica una definizione di riduzione del danno non limitata alle pratiche specifiche, ma come approccio complessivo. Un insieme di politiche, programmi e servizi che mirano a ridurre i danni correlati all’uso di sostanze sui piani sociale, sanitario ed economico.
La proposta di “In equilibrio sul crinale” e’ anche un invito a spostare il baricentro: dal controllo alla relazione, dall’adesione a un modello unico alla costruzione di pratiche situate nei diversi luoghi e contesti. Nella quotidianità della prossimità, i gesti minimi contano: offrire strumenti, informazioni, ascolto; costruire fiducia dove prima c’era solo diffidenza; rendere più facile l’accesso ai servizi, non più difficile. E soprattutto riconoscere protagonismo e competenza delle persone direttamente coinvolte, per non ridurre la partecipazione a una forma di “coinvolgimento” di facciata.
Stare sul crinale oggi significa accettare che il conflitto esiste, e scegliere di trasformarlo in cambiamento condiviso: dentro i servizi, nei territori, nei linguaggi pubblici. E’ un lavoro che appare tecnico, certo. Ma prima ancora è una scelta politica: decidere se la società vuole continuare a produrre margini, oppure imparare ad attraversarli, senza schiacciare chi ci vive.
