«E mi no firmo», diceva Basaglia rifiutando il registro delle contenzioni meccaniche. Quel gesto teneva insieme rifiuto e alternativa, limite etico e invenzione di nuove pratiche. Con la Summer School 2025 di Forum Droghe e CNCA – «E mi no firmo. Aprire spazi di libertà per un lavoro sociale anti-oppressivo», dedicata a Grazia Zuffa – abbiamo provato a riportare quel filo dentro le politiche sulle droghe e il lavoro sociale, rimettendo al centro la riduzione del danno come bussola anti-oppressiva e non patologizzante.
In questa stessa traiettoria si colloca la due giorni «L’approccio anti-oppressivo nella ricerca e nel lavoro sociale», in programma a Padova il 3 e 4 dicembre 2025 al Centro Culturale Altinate / San Gaetano, Spazio 35, promossa dal Master in Criminologia critica e Sicurezza sociale in collaborazione con l’Ufficio Progetto Giovani del Comune di Padova. Per due giorni droghe, carcere, migrazioni e ricerca sociale vengono guardati da un’unica angolatura: come smettere di riprodurre oppressione e tornare a fare del lavoro sociale uno spazio di diritti, conflitto e trasformazione.
Alla Summer scrivevamo che la RdD è stata il nostro modo di dire «no» al paradigma morale-biomedico, aprendo prospettive alternative e riconoscendo la convivenza con le sostanze «a costi umani e sociali sostenibili» come vera sfida. Oggi quel «E mi no firmo» rischia di perdersi fra derive iper-sanitarie, tecnicismi e ossessione per le sole evidenze numeriche. Il conteggio delle vite salvate ha smascherato l’ipocrisia proibizionista, ma ha anche rischiato di silenziare il potenziale politico della RdD come politica capace di orientare l’intero governo del fenomeno in direzione anti-oppressiva. A Padova si prova a riaprire questo cantiere, allargando lo sguardo ai dispositivi che attraversano carcere e frontiere.
La mattina del 3 dicembre il programma entra nel vivo interrogando la ricerca sociale stessa: pratiche community-based «in una prospettiva anti-oppressiva» con Rosalba Altopiedi, le ingiustizie di mobilità tra militarizzazione dei confini e metodologie sensibili alla violenza istituzionale con Vincenza Pellegrino, fino alla ricerca come spazio di emancipazione tra «memorie, corpi e confini» con Monica Massari. Discute con i relatori Omid Firouzi Tabar. Non è un semplice panel teorico: è un invito a misurare quanto i nostri strumenti di conoscenza riescano davvero a restituire potere e voce ai soggetti coinvolti.
Il cuore più direttamente vicino al lavoro di Forum Droghe sarà il pomeriggio del 3 dicembre (14.30–17.30) con la sessione «Droghe e dipendenze. Over the influence. Per una sovversione degli sguardi sulle droghe». Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe, porterà una riflessione su come uscire dalla gabbia proibizionista – stereotipi, retoriche securitarie, moralismi – per rilanciare una lettura situata dei consumi e delle politiche, in continuità con il lavoro sulla RdD come pratica di libertà e non solo di contenimento del danno. Sonia Bergamo presenterà la riduzione del danno come «epistemologia e pratica anti-oppressiva», a partire dallo strumento delle mappature partecipative, che spostano il baricentro della conoscenza verso le persone che usano droghe e i contesti in cui vivono. Daniele Scarscelli rifletterà sulle ricerche condotte con madri che hanno usato o usano sostanze illegali, mostrando quanto la ricerca partecipata possa decostruire stigma e narrazioni colpevolizzanti, ricostruendo un’alleanza per l’autodeterminazione. La sessione sarà discussa da Riccardo Girolimetto, con la partecipazione dell’unità di strada Route4, che porta dentro il convegno il punto di vista di chi lavora ogni giorno nei contesti di marginalità urbana.
La sera del 3 dicembre alle 18.30, allo Spazio Stria in piazza Gasparotto 4, la presentazione del libro «Auto-etnografia dell’accoglienza. Lavorare nei servizi per richiedenti asilo e rifugiati» (2025) con l’autore Davide Biffi aggiunge un tassello ulteriore: lo sguardo auto-riflessivo di chi lavora nei servizi per rifugiati e richiedenti asilo, alle prese con mandati istituzionali spesso in tensione con i diritti e l’umanità delle persone accolte.
Il 4 dicembre il focus si sposta prima sul carcere, con Giovanni Torrente sull’approccio anti-oppressivo negli istituti di pena, Elton Kalica che interroga l’insegnamento della Sociologia del carcere e la Convict Criminology in un’ottica che valorizza il sapere delle persone detenute, e Luca Sterchele con una riflessione su «La libertà è terapeutica», discussi da Francesca Vianello. Nel pomeriggio tocca alle migrazioni e minoranze etniche: Omid Firouzi Tabar affronta «privilegio, estrattivismo, paternalismo» nelle pratiche di supporto e nella ricerca accademica, Silvia Vesco racconta il passaggio «da servizi per rifugiati a spazi di partecipazione», Barbara Maculan propone di «decolonizzare il lavoro sociale in contesti di marginalità», mentre Claudia Mantovan discute il superamento degli insediamenti monoetnici per rom e sinti a Venezia come pratica anti-oppressiva, con la partecipazione dello Sportello legale Open Gates e della Clinica popolare Azadì.
Se alla Summer School scrivevamo della necessità di «recuperare lo spirito di trasformazione fondativo della RdD» e di interrogare «i nostri gradi-di-libertà-nel-contesto» e le strategie di resistenza ai mandati istituzionali che rompono con lo spirito anti-oppressivo, la due giorni di Padova rappresenta un passaggio concreto di questo percorso. È un invito a monitorare la nostra capacità innovativa, a rimettere al centro una responsabilità politica e deontologica non oppressiva e a ricostruire un rapporto con le persone che usano droghe – e con tutti i soggetti stigmatizzati – come alleanza per l’autodeterminazione.
Per chi lavora nei servizi, fa ricerca, milita nella riduzione del danno e nei movimenti per i diritti, Padova sarà un luogo in cui far vivere, oggi, quel vecchio «E mi no firmo»: non solo come rifiuto di pratiche inaccettabili, ma come scelta di aprire, insieme, nuovi spazi di libertà.
