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C’è un carcere che continua a essere raccontato quasi sempre al maschile, mentre le donne detenute restano ai margini del discorso pubblico, schiacciate tra stigma, invisibilità e paternalismo. È da questo rimosso che prende avvio “Donne oltre il carcere. Percorsi di self-empowerment delle donne detenute”, volume pubblicato da Edizioni ETS nel 2025, curato da Micaela Castiglioni, Susanna Ronconi e Grazia Zuffa, nella collana “Contemporaneità e Nuove Adultità”. Il libro conta 188 pagine e propone un lavoro che, già dal titolo, invita a spostare lo sguardo: non la detenzione come destino identitario, ma i percorsi di consapevolezza, trasformazione e autodeterminazione che possono attraversarla e contrastarla. 

Parlare di donne in carcere non significa aggiungere una nota laterale al tema penitenziario, ma interrogare il carcere stesso a partire da corpi, esperienze e relazioni che il sistema tende a disciplinare due volte, come detenute e come donne. Non a caso, tra i pochi riferimenti pubblici già circolati attorno al libro emerge una formula molto forte: il passaggio dalla donna “pericolante” alla scoperta della soggettività. È un cambio di paradigma radicale, che prova a sottrarre la persona reclusa allo sguardo pietistico o securitario e a restituirle voce, conflitto, capacità di scelta. 

Il tema del self-empowerment dentro e oltre il carcere chiama in causa questioni decisive: l’accesso ai diritti, la possibilità di nominare la propria esperienza, il rapporto tra violenza istituzionale e biografie spezzate, la costruzione di spazi di autonomia reale. In questa chiave, il volume si colloca pienamente in una tradizione di critica del penitenziario che non si limita a denunciare l’insostenibilità del carcere, ma cerca pratiche e linguaggi capaci di aprire varchi, riconoscere soggettività e produrre trasformazione. 

Su questi temi tornerà anche l’incontro di martedì 7 aprile alle 18.30 a Torino, all’Unione Culturale Franco Antonicelli in via Cesare Battisti 4b: Giulia Melani, per La Società della Ragione, dialogherà con Susanna Ronconi attorno al libro. Un appuntamento che vale la pena seguire non solo per discutere un volume importante, ma per riportare al centro una domanda troppo spesso rimossa: cosa significa davvero pensare giustizia, libertà e dignità a partire dall’esperienza delle donne detenute?