In Nuova Zelanda un passo piccolo, ma politicamente significativo, prova a rimettere le cose nel giusto ordine: prima la vita, poi il codice penale. Il Parlamento neozelandese ha approvato in prima lettura il Drug Overdose (Assistance Protection) Legislation Bill, una proposta presentata dalla deputata dei Verdi Kahurangi Carter per proteggere dal rischio di incriminazione chi chiama i soccorsi durante un’overdose o una reazione acuta legata all’uso di droghe. Il testo passa ora all’esame della commissione competente, dove sarà aperta la fase delle audizioni pubbliche.
La logica è quella delle cosiddette Good Samaritan laws, già sperimentate in diversi ordinamenti: chi chiede aiuto per salvare una vita non deve temere di finire sotto indagine per il possesso o l’uso di sostanze. La proposta non cancella i reati di droga, non legalizza il mercato, non offre impunità generalizzata. Interviene invece su un punto preciso e drammatico: nei minuti decisivi di un’overdose, la paura della polizia può pesare più dell’urgenza sanitaria.
«Quando qualcuno chiama un’ambulanza per salvare una vita, normalmente viene considerato un eroe», ha dichiarato Carter. «Quando qualcuno cerca di aiutare un amico che sta vivendo un’overdose, dovrebbe continuare a essere così». La deputata Green ha spiegato che la legge punta a rimuovere quell’esitazione che può trasformare un’emergenza trattabile in una morte evitabile: «In caso di dubbio, le persone dovrebbero chiamare aiuto, non fermarsi a pensare se rischiano di mettersi nei guai».
I numeri citati dai promotori spiegano perché la questione non sia affatto simbolica. Secondo la New Zealand Drug Foundation, quasi tre persone alla settimana muoiono nel paese per overdose accidentali e prevenibili. Una ricerca condotta nel 2025 tra persone esposte al rischio di danni da droghe ha rilevato che quasi il 40% degli intervistati sarebbe preoccupato di chiamare il numero di emergenza 111 in caso di reazione avversa.
Sarah Helm, direttrice esecutiva della Drug Foundation, ha accolto il voto come un passaggio capace di salvare vite: «Perdiamo quasi tre persone alla settimana per overdose del tutto prevenibili – e sappiamo che le persone non cercano aiuto perché temono di mettersi nei guai». Helm ha aggiunto che molte delle storie raccolte dall’organizzazione sono «strazianti», proprio perché mostrano persone costrette, in un momento critico, a scegliere tra chiamare i soccorsi e temere le conseguenze penali.
La prima lettura è passata con un sostegno trasversale: Labour, Te Pāti Māori e ACT hanno votato a favore insieme ai Verdi, mentre National e New Zealand First si sono opposti. È un dato politico non secondario, perché mostra come la riduzione del danno possa talvolta bucare gli schieramenti ideologici quando viene riportata alla sua evidenza elementare: evitare morti evitabili.
Il testo nasce come proposta di iniziativa parlamentare individuale, estratta nel settembre 2025 dal meccanismo di sorteggio previsto dal Parlamento neozelandese per le proposte dei singoli deputati. L’obiettivo dichiarato è modificare il quadro normativo per garantire protezione a chi cerca assistenza medica per sé o per altri in caso di overdose o di altra reazione acuta legata alle droghe.
La proposta di Kahurangi Carter dovrà ora superare il lavoro in commissione e i successivi passaggi parlamentari. Ma il primo voto indica una direzione chiara: sottrarre l’emergenza overdose alla paura della repressione. Quando una vita è in pericolo, l’unica chiamata sbagliata è quella che non viene fatta.
