Tempo di lettura: 3 minuti

La Conferenza Nazionale sulle Droghe convocata dal Governo il 7 e 8 novembre 2025 sarà ricordata per ciò che ha escluso: le principali organizzazioni della società civile impegnate nella riforma delle politiche sulle droghe, molti enti locali, una parte significativa del mondo della ricerca, della professione e, soprattutto, le persone che usano sostanze. È un’impostazione in forte discontinuità con la Conferenza di Genova del 2021, che aveva tentato di ricostruire un dialogo aperto e basato sulle evidenze scientifiche, producendo un Piano Nazionale sulle Droghe poi accantonato dall’attuale esecutivo.

In questo contesto si colloca il percorso della Contro-conferenza nazionale sulle droghe – Sulle droghe abbiamo un Piano, che ha riunito a Roma associazioni, operatori, amministratori, persone che usano sostanze, ricercatrici e movimenti sociali. Il documento finale ha messo al centro una valutazione onesta dei danni prodotti da trent’anni di proibizionismo: incarcerazione di massa, stigmatizzazione, marginalità, impoverimento dei territori, insicurezza per chi usa e per chi non usa sostanze. E ha proposto un piano di riforma che guarda alla decriminalizzazione dell’uso, alla proporzionalità delle pene per lo spaccio, alla fine delle sanzioni amministrative e delle misure discriminatorie, alla piena attuazione dei Livelli Essenziali di Assistenza per la riduzione del danno, fino alla regolazione legale dei mercati a partire dalla cannabis.

Da quel lavoro nasce oggi una mozione tipo per i consigli comunali, dal titolo esplicito: «Per una politica sulle droghe basata su diritti, salute e evidenze scientifiche e per l’adesione del Comune alla Rete ELIDE». È uno strumento politico concreto, pensato per rendere visibile nei territori il conflitto tra il modello repressivo rilanciato dal Governo e il nuovo consenso internazionale che avanza su droghe, diritti e salute pubblica.

La mozione richiama infatti il quadro che si è consolidato negli ultimi anni in sede ONU. La Commission on Narcotic Drugs ha approvato una risoluzione sulla riduzione del danno, riconoscendo formalmente l’harm reduction come componente delle politiche globali di salute pubblica e sollecitando gli Stati a implementare servizi come scambio siringhe, trattamenti sostitutivi, drug checking, stanze del consumo. Una successiva risoluzione ha aperto il cantiere della revisione del sistema internazionale di controllo delle droghe, con l’obiettivo dichiarato di riorientarlo verso i diritti umani, la scienza e lo sviluppo sostenibile.

Il Rapporto 2024 dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha mostrato con chiarezza come la war on drugs produca violazioni sistematiche dei diritti fondamentali: detenzioni arbitrarie, uso eccessivo della forza, discriminazioni razziali e sociali, ostacoli all’accesso alla salute. Il Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali ha criticato l’Italia per l’insufficiente implementazione dei LEA di riduzione del danno. Meccanismi speciali del Consiglio dei Diritti Umani hanno denunciato l’eccessiva presenza di persone detenute per reati di droga, incluse le persone migranti, e raccomandato la depenalizzazione del possesso per uso personale, la proporzionalità delle pene, la garanzia di servizi universali per le dipendenze dentro e fuori dal carcere.

La mozione porta tutto questo dentro i consigli comunali italiani. Da un lato invita Governo e Parlamento ad aprire finalmente un confronto reale sulla riforma della legge sulle droghe, a superare la logica emergenziale e punitiva dei decreti «anti-rave», «Caivano», «sicurezza» e del nuovo codice della strada, a garantire l’attuazione dei LEA di riduzione del danno e a investire sulla ricerca e sull’uso terapeutico delle sostanze controllate, a partire dalla cannabis.

Dall’altro impegna Sindaco e Giunta ad aderire alla Rete ELIDE – Rete degli Enti Locali per una politica innovativa sulle droghe, che riunisce Comuni, Regioni e Città metropolitane intenzionati a promuovere politiche locali fondate su salute pubblica, diritti umani, partecipazione e inclusione sociale. Aderire alla rete significa assumere un punto di vista diverso: guardare alle droghe non come a un problema da rimuovere con la repressione, ma come a una questione complessa, che attraversa spazi urbani, relazioni sociali, disuguaglianze, accesso ai servizi.

La mozione riconosce che sono proprio le città il luogo in cui esplodono le contraddizioni delle politiche repressive: nelle piazze, nei giardini, nelle periferie, nei servizi socio-sanitari sovraccarichi, nei SerD, nei dormitori, nelle carceri. Qui gli enti locali possono scegliere: alimentare una spirale di criminalizzazione, degrado e stigma oppure costruire percorsi di riduzione del danno, presa in carico, mediazione sociale, regolazione degli spazi e dei conflitti.

Per questo il testo chiede alle amministrazioni di partecipare attivamente al percorso successivo alla Contro-conferenza, di coinvolgere terzo settore, servizi, organizzazioni delle persone che usano droghe, di lavorare alla stabilizzazione e normalizzazione degli interventi di riduzione del danno, in coerenza con quanto previsto dai LEA. E di diffondere nel proprio territorio contenuti e raccomandazioni dei principali documenti internazionali, per rendere le politiche locali compatibili con gli standard di tutela dei diritti e della salute.

La mozione è volutamente flessibile: può essere integrata con dati e considerazioni locali, adattata alle diverse realtà, utilizzata nei Comuni che ancora non aderiscono alla Rete ELIDE per aprire il dibattito, ma anche nelle amministrazioni già aderenti come atto di rilancio politico e di verifica degli impegni.

La Contro-conferenza ha mostrato che, nonostante il quadro nazionale, esiste nel Paese una trama di esperienze, saperi, pratiche e amministrazioni pronta a costruire un’altra politica sulle droghe. Mettere questa mozione all’ordine del giorno dei consigli comunali significa dare voce a quella trama. E cominciare a dire con chiarezza che la guerra alla droga non è solo ingiusta e inefficace: è incompatibile con la Costituzione, con il diritto alla salute e con gli obblighi internazionali che l’Italia ha assunto.

Scarica i documenti