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logoIl diritto alla salute deve tornare a essere universale, effettivo e uguale in tutto il Paese. È questo l’obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare “Sosteniamo il Servizio sanitario nazionale”, promossa da un ampio comitato di organizzazioni sociali e sindacali, del quale fa parte anche Forum Droghe.

La proposta interviene sulle principali cause della crisi della sanità pubblica: insufficienza delle risorse, carenza e precarietà del personale, esternalizzazioni, diseguaglianze territoriali, indebolimento dei servizi di prossimità e liste d’attesa. Tra gli obiettivi vi sono l’aumento progressivo del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, nuove assunzioni a tempo indeterminato, la valorizzazione economica e professionale di chi lavora nella sanità e il rafforzamento dell’assistenza territoriale.

La raccolta delle firme, sostenuta anche dalla CGIL e dalle numerose organizzazioni del comitato promotore attraverso iniziative e banchetti territoriali, sta entrando nella sua fase decisiva. La campagna proseguirà fino a settembre, ma la soglia necessaria per presentare la proposta al Parlamento è ormai vicinissima.

Per chi si occupa di politiche sulle droghe c’è però un motivo ulteriore, e particolarmente importante, per sostenere questa iniziativa: l’articolo 11, dedicato alla tutela della salute delle persone che usano droghe, delle persone che giocano d’azzardo e di chi manifesta dipendenze comportamentali.

La riduzione del danno è diritto alla salute

L’articolo 11 stabilisce che le politiche sanitarie e sociali debbano garantire interventi e servizi integrati di tutela e promozione della salute, prevenzione e cura per le persone con problemi correlati all’uso di sostanze e alle dipendenze comportamentali. Il punto politicamente più significativo sta nella prospettiva indicata: riduzione dei danni e dei rischi, rispetto dei diritti civili e giustizia sociale.

Non soltanto, dunque, percorsi orientati all’astinenza, ma una pluralità di risposte capaci di incontrare le persone nei loro contesti di vita, rispettandone dignità, scelte e bisogni. Una prospettiva che considera la riduzione del danno non come una concessione marginale del sistema sanitario, ma come una componente strutturale del diritto alla salute.

La proposta prevede inoltre che il Ministero della Salute individui risorse adeguate, tipologie di intervento e relativi standard, così da rendere realmente esigibili su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali di assistenza già previsti, compresi gli interventi di riduzione del danno e del rischio e i programmi di socializzazione e inclusione sociale. È un passaggio tutt’altro che formale. La riduzione del danno è già compresa nei LEA, ma la sua applicazione resta profondamente disomogenea. In alcune città esistono servizi di strada, unità mobili, interventi a bassa soglia e pratiche consolidate; altrove queste risposte sono deboli, episodiche o completamente assenti.

L’articolo 11 punta proprio a superare questa geografia delle diseguaglianze, prevedendo servizi e programmi territoriali capaci di garantire anche interventi a bassa soglia di accesso, in collaborazione tra aziende sanitarie, Comuni e realtà sociali.

Persone, non categorie da stigmatizzare

È significativo anche il linguaggio scelto dalla proposta: si parla di persone che usano droghe. Non di categorie astratte definite esclusivamente dalla dipendenza e neppure di soggetti da ricondurre automaticamente nell’ambito della devianza. Non ogni uso di sostanze è una dipendenza e, quando emergono problemi sanitari o sociali, la risposta deve essere costruita sulla salute pubblica, sui diritti e sulla relazione, non sullo stigma e sulla punizione. È una direzione opposta rispetto a politiche che continuano a confondere consumo, dipendenza e devianza, trasformando problemi sanitari e sociali in questioni prevalentemente di ordine pubblico.

Una sanità realmente universalistica, invece, non seleziona le persone considerate meritevoli di cura. Deve essere capace di raggiungere anche chi vive condizioni di marginalità, chi usa sostanze, chi non vuole interromperne l’uso o chi non riesce ad accedere ai percorsi terapeutici tradizionali. Anche per questo Forum Droghe ha scelto di essere tra i promotori della proposta di legge. Difendere il Servizio sanitario nazionale significa anche garantire piena cittadinanza alla riduzione del danno, rafforzare i servizi territoriali e riconoscere le persone che usano droghe come soggetti titolari di diritti.

Mancano 2.365 firme: portiamola in Parlamento

Il traguardo è ormai davvero vicino. Per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare sono necessarie almeno 50.000 sottoscrizioni. Al momento i sostenitori sono 47.605: ne mancano meno di 2.400, meno del cinque per cento dell’obiettivo.

La campagna continua, anche attraverso le iniziative territoriali della CGIL e delle organizzazioni promotrici. Ma raggiungere e superare rapidamente quota 50.000 avrebbe anche un valore politico: non limitarsi all’adempimento formale previsto dalla Costituzione, ma costruire attorno alla proposta una mobilitazione capace di riportare la difesa del Servizio sanitario nazionale al centro del dibattito pubblico. Per Forum Droghe significa anche affermare con forza che riduzione del danno, servizi a bassa soglia e tutela della salute delle persone che usano droghe devono essere parte integrante e realmente esigibile del servizio sanitario pubblico, ovunque si viva in Italia.

Firmare richiede pochi minuti. La sottoscrizione può essere effettuata direttamente online sulla piattaforma del Ministero della Giustizia utilizzando SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Basta cercare l’iniziativa “Sosteniamo il Servizio sanitario nazionale”, identificata dal numero 6500013, e completare la procedura di sottoscrizione.

Mancano solo 2.365 firme. Vale la pena raccoglierle presto, per portare la proposta in Parlamento e affermare un principio semplice ma ancora troppo spesso negato: il diritto alla salute appartiene a tutte e tutti, comprese le persone che usano droghe.

Firma con SPID sulla piattaforma del Ministero della Giustizia:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500013