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Ogni regime autoritario ha il suo stile, quando si tratta di porre limiti o, peggio, reprimere la società civile e i movimenti sociali. Così mentre gli USA promuovono la loro crociata internazionale contro il ‘terrorismo di sinistra’ con lo scopo di chiudere ulteriormente gli spazi di espressione e organizzazione dei suoi movimenti giovanili e non solo, la Russia va sul consolidato: il nemico esterno. Target: il movimento che promuove la riforma delle politiche delle droghe e la difesa dei diritti fondamentali di chi usa. Anche lì, come da noi, è anche ‘attraverso le droghe’ che si alimenta e si aggrava la morsa sulle libertà e sui movimenti sociali.

La legge federale russa (129-FZ, del 23 maggio 2015) istituisce la fattispecie “organizzazioni indesiderabili“, e prevede che il Procuratore Generale della Confederazione russa, con il nulla osta del Ministero della Giustizia, possa dichiarare “indesiderabile” qualsiasi ONG straniera o internazionale se reputata una minaccia “ai fondamenti dell’ordinamento costituzionale della Federazione Russa, alla capacità di difesa del Paese o alla sicurezza dello Stato“. Così a luglio sono state incluse nella lista tre reti interazionali e europee che si attivano per la lotta alla repressione nel campo delle droghe e per l’attuazione di politiche basate su salute, diritti, inclusione. In particolare le prime tre ONG colpite si occupano di promuovere e sostenere la Riduzione del danno anche nei paesi dell’Est: Eurasian Harm Reduction Association (EHRA), International Drug Policy Consortium (IDPC), di cui anche Forum Droghe è socio, e la campagna Internazionale Support Don’t Punish.

Cosa comporta questo ostracismo? Primo, tutte le attività di queste organizzazioni sul territorio russo sono severamente vietate (sia offline che online). Le loro filiali e gli uffici di rappresentanza vengono chiusi. Poi: è vietata la distribuzione di qualsiasi materiale da loro pubblicato, anche online; i progetti e il finanziamento e l’organizzazione di eventi in Russia diventano illegali; le persone – fisiche e giuridiche – russe che collaborano con le ONG ‘indesiderabili’ sono soggette a sanzioni amministrative (fino a 15.000 rubli, circa 165 euro) o, in caso di coinvolgimento ripetuto o su larga scala, a sanzioni penali con una pena detentiva fino a sei anni.

Le ONG sottolineano la gravità della situazione sotto diversi profili: innanzitutto per gli e le attiviste russe, che trovano in queste reti internazionali un importate appoggio, e sono ora per questo sanzionabili anche penalmente. Ma anche per tutto il campo di intervento della Riduzione del danno, che vedrà diminuita la possibilità di ricevere sostegno economico e formativo internazionale, questione cruciale in un paese iperproibizionista che ha messo la Riduzione del danno all’indice.