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Una proposta di legge firmata da oltre 54mila cittadine e cittadini, pensata per depenalizzare detenzione e coltivazione di cannabis per uso personale, bloccata per mesi in palese violazione del regolamento del Senato. È la parabola di “Io Coltivo”, la legge di iniziativa popolare promossa da Meglio Legale e da una vasta rete antiproibizionista, che domani – giovedì 20 novembre alle 16, in Sala Nassirya – sarà al centro di un’iniziativa pubblica per chiederne la calendarizzazione immediata.

“Io Coltivo” nasce per dare attuazione concreta a un principio semplice: chi coltiva poche piante di cannabis per sé non deve essere trattato come un criminale. La proposta chiede la depenalizzazione della coltivazione domestica per uso personale e la revisione delle sanzioni oggi previste per la detenzione, proseguendo un percorso già intrapreso da altri Paesi europei e coerente con gli orientamenti internazionali più recenti sulle politiche sulle droghe.

Le firme – circa 54mila, ben oltre la soglia richiesta dall’art. 71 della Costituzione per l’iniziativa legislativa popolare – sono state depositate al Senato mesi fa. Dopo le consuete verifiche sugli atti e una prima surreale contestazione sul numero delle sottoscrizioni, superata grazie al ricorso dei promotori, il disegno di legge è stato finalmente incardinato e assegnato alle Commissioni competenti. Da allora, però, più nulla: nessuna discussione, nessuna iscrizione nel calendario dei lavori, nessun seguito politico.

Eppure l’articolo 74 del Regolamento del Senato è chiarissimo: le Commissioni devono iniziare l’esame delle leggi di iniziativa popolare entro un mese dall’assegnazione e concluderlo entro i tre mesi successivi; scaduti questi termini, il testo deve essere iscritto d’ufficio nel calendario dell’Aula. Nel caso di “Io Coltivo” sono passati quasi dieci mesi senza che nessuna di queste condizioni sia stata rispettata. Non è solo un ritardo: è una violazione delle regole che il Senato si è dato proprio per evitare che i progetti di legge popolari finiscano in un limbo procedurale.

Domani, in Sala Nassirya, promotori e sostenitori di “Io Coltivo” metteranno al centro esattamente questo nodo: che fine ha fatto la proposta di legge d’iniziativa popolare? A discuterne saranno Antonella Soldo, presidente di Meglio Legale e vicesegretaria di +Europa, Marco Perduca per l’Associazione Luca Coscioni, Francesca Druetti, segretaria di Possibile, Leonardo Fiorentini per Forum Droghe, Mattia Cusani di Canapa Sativa Italia e Denise Amerini per la CGIL.

Sarà un momento per ricostruire la storia della campagna, ma soprattutto per denunciare lo svuotamento di uno strumento di partecipazione che la Costituzione affida direttamente al popolo. Una legge popolare che non viene nemmeno discussa non è un incidente tecnico: è un segnale politico preciso, tanto più grave se riguarda un tema – la regolamentazione della cannabis – su cui il Parlamento italiano accumula da decenni rinvii e omissioni, mentre nel resto del mondo si moltiplicano percorsi di depenalizzazione e legalizzazione.

In un contesto segnato dal ritorno della retorica securitaria, dall’inasprimento del codice della strada contro chi usa sostanze e dall’attacco persino alla canapa industriale, lasciare “Io Coltivo” chiusa in un cassetto significa scegliere consapevolmente di non ascoltare decine di migliaia di persone che chiedono una riforma minima, ragionevole, in linea con le evidenze scientifiche e le esperienze internazionali.

L’appello che verrà rilanciato dal Senato è chiaro: rispettare il regolamento, rispettare le firme, rispettare il mandato popolare. “Io Coltivo” deve arrivare in Aula, perché sulla cannabis non sia più solo la repressione a dettare l’agenda, ma la voce di chi chiede diritti, libertà e politiche finalmente razionali.