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La cannabis è legale, ma non per tutti allo stesso modo. A quasi dieci anni dall’approvazione della Proposition 64, che nel 2016 ha regolamentato l’uso adulto in California, il numero complessivo degli arresti è drasticamente diminuito. Le disuguaglianze razziali nell’applicazione delle norme rimaste in vigore, invece, sono aumentate. A segnalarlo è California NORML, che ha analizzato i dati contenuti nel rapporto Crime in California 2025, pubblicato dal Dipartimento di Giustizia dello Stato. Più che di un nuovo studio scientifico, si tratta dunque di una lettura dei dati ufficiali sugli arresti, confrontati con la composizione demografica della popolazione californiana. Il risultato mostra uno dei limiti più profondi delle politiche di legalizzazione: ridurre l’area della repressione non significa automaticamente cancellare i criteri discriminatori con cui essa viene esercitata.

Nel 2025 in California sono state arrestate per reati legati alla cannabis 2.432 persone. Gli arresti per delitti più gravi (felony) sono scesi del 13,3%, passando dai 440 del 2024 a 399. Sono invece aumentati quelli per reati minori (misdemeanor): 2.033 contro i 1.929 dell’anno precedente. Tra le persone arrestate per reati classificati come felony, 179 erano ispaniche, 114 nere e appena 65 bianche. La sproporzione è analoga per i misdemeanor: 983 arrestati ispanici, 396 neri e 340 bianchi. Le contestazioni riguardano prevalentemente la coltivazione oltre i limiti consentiti, il possesso finalizzato alla vendita, la distribuzione non autorizzata, l’importazione e il superamento delle quantità legalmente detenibili.

I numeri assoluti diventano ancora più significativi quando vengono rapportati alla popolazione. In California le persone nere rappresentano circa il 6,4% degli abitanti, quelle ispaniche il 41,2% e i bianchi non ispanici il 32,5%. Tenendo conto di queste proporzioni, nel 2025 una persona nera ha avuto una probabilità 6,4 volte maggiore di una persona bianca di essere arrestata per cannabis. Per una persona latina il rischio è stato 2,26 volte superiore. Non si tratta soltanto di una disuguaglianza persistente. Dal 2016 il divario si è allargato. Nell’anno precedente all’entrata in vigore della legalizzazione, il rapporto tra i tassi di arresto delle persone nere e di quelle bianche era di 3,51 a uno. Per i latinos era di 1,43 a uno. Già nel 2017 i valori erano saliti rispettivamente a 3,83 e 1,54. Nel 2019 le persone nere risultavano 4,47 volte più esposte all’arresto rispetto ai bianchi, mentre quelle latine lo erano 2,02 volte.

La legalizzazione ha quindi ridotto enormemente il numero delle persone intercettate dal sistema penale, ma quelle che continuano a finirci dentro appartengono in misura crescente alle minoranze razzializzate. La contraddizione è particolarmente evidente per i giovani. Nel 2025, tra le 444 persone dai 10 ai 19 anni arrestate per cannabis, il 69,4% era di origine latina. La percentuale era del 66,8% nel 2024 e di poco superiore al 60% nel 2020 e nel 2021.

«Che l’ingiustizia di queste disparità razziali continui a esistere, e sia addirittura peggiorata dopo la legalizzazione, è sconvolgente», ha dichiarato Ellen Komp, vicedirettrice di California NORML. La Proposition 64, ricorda Komp, non mirava soltanto a creare un mercato regolamentato, ma anche a portare giustizia ed equità nelle comunità colpite dalla guerra alla droga. Su questo terreno, sostiene l’organizzazione, «dobbiamo fare meglio». Tra le possibili risposte, California NORML indica l’estensione delle licenze commerciali anche nelle città e nelle contee che continuano a vietare le attività legali, lo sviluppo di cannabis lounge e locali autorizzati al consumo e il rafforzamento dei programmi di equità sociale. La permanenza di vaste aree prive di accesso al mercato regolamentato lascia infatti spazio all’economia informale e, con essa, a interventi di polizia che continuano a concentrarsi selettivamente su determinati territori e gruppi sociali.

Il caso californiano non smentisce i risultati della legalizzazione. Gli arresti, che negli anni Settanta avevano superato quota centomila, sono oggi ridotti a poche migliaia. Dimostra però che la riforma delle leggi sulla cannabis, da sola, non basta a disinnescare discriminazioni radicate nei sistemi di polizia e giustizia. Legalizzare significa sottrarre milioni di persone alla criminalizzazione. Ma se non si interviene anche sulle pratiche di controllo, sui divieti locali, sull’accessibilità del mercato legale e sulle conseguenze sociali della guerra alla droga, il peso residuo della repressione continuerà a cadere sempre sulle stesse comunità.