wsj-warondrugs.pngLa sera del 4 gennaio il Wall Street Journal (WSJ) mette in rete “Il saggio del sabato” intitolato “Abbiamo perso la guerra alle droghe?“,  a firma di G.S. Becker e K.M. Murphy,  introdotto dallla significativa immagine di una mano che sventola  bandiera bianca: un attacco di una durezza senza precedenti alle politiche proibizioniste.

L’articolo – una vera e propria autopsia – riporta i dati sull’aumento esponenziale delle carcerazioni, sulle stragi messicane e su molti altri danni collaterali dei quali abbiamo ripetutamente parlato; e afferma tra l’altro –  non dimenticando che deve apparire sull’organo leader dell’economia/finanza planetaria – che quanto più aspro è lo scontro condotto dai governi, tanto più crescono i prezzi delle droghe e i relativi profitti, in modo da compensare i maggiori rischi.

Il 6 gennaio una breve nota di Massimo Teodori sul Corriere della Sera (p. 27) segnala questa presa di posizione non poco allarmante per Serpelloni, Giovanardi, Riccardi & Co., ovviamente sottintendendo la crescita di un consenso trasversale sul fallimento delle politiche repressive e proibizioniste. Apriti Cielo! Il 10 gennaio, sullo stesso CdS (p. 43) arriva la supponente replica di Carlo Giovanardi: ma che dice mai il buon Teodori, da noi la situazione denunciata dal WSJ è da tempo superata. Tout va très bien, Madame la Marquise: il consumo di droghe illecite è depenalizzato, i colpevoli di reati con condanne sino a sei anni posssono tranquillamente usufruire di misure alternative al carcere. Poi, non potendo far finta di non sapere che non più del 10% degli aventi diritto a tali misure ne usufruisce  – come chiaramente documentato nei nostri successivi “Libri bianchi sulla legge Fini-Giovanardi – “, conclude rubando la battuta a Carlo Verdone: ma che colpa ne abbiamo noi se le Regioni non sono disponibili a pagare le rette delle comunità e la gente resta in gabbia? Faccia di bronzo, per non usare un termine più scurrile.

Brontosauro