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Un anno di missili, imbarcazioni distrutte e corpi restituiti dal mare. Dal 2 settembre 2025 le forze armate degli Stati Uniti hanno colpito almeno 68 barche nelle acque internazionali del Mar dei Caraibi e dell’Oceano Pacifico, provocando almeno 223 morti. Nella maggior parte dei casi non ci sono stati superstiti; altre persone risultano disperse. A tracciare il bilancio è un nuovo comunicato degli esperti delle Nazioni Unite, che chiede a Washington di interrompere immediatamente quella che viene definita senza mezzi termini una campagna di uccisioni illegali.

Le imbarcazioni sarebbero state attaccate perché sospettate di trasportare droga per conto di organizzazioni designate come terroristiche dalla legislazione statunitense. Ma nessuna accusa è stata presentata davanti a un tribunale, nessuna responsabilità individuale è stata provata e nessun processo ha potuto verificare le affermazioni dell’amministrazione Trump. «Chiamarla guerra non la rende tale», osservano gli esperti ONU. I cartelli e le organizzazioni criminali non stanno conducendo un attacco armato contro gli Stati Uniti: non esistono quindi le condizioni per invocare la legittima difesa prevista dall’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Il traffico di droga rimane una questione di polizia e di giustizia penale, regolata dal diritto internazionale dei diritti umani, non un conflitto nel quale trasformare persone sospettate di un reato in bersagli militari.

Il punto era già emerso con chiarezza sulle pagine di Fuoriluogo. A gennaio, quando le vittime accertate erano 115, avevamo denunciato il salto di qualità compiuto dalla nuova war on drugs: la costruzione di un nemico assoluto — il “narcoterrorista” — al quale negare perfino il diritto di essere arrestato e giudicato. A marzo Pien Metaal raccontava nella nostra rubrica come il conto fosse già salito a circa 169 morti. A pagare non erano soltanto le persone presenti sulle barche, ma intere comunità costiere. Pescatori e piccoli commercianti avevano cominciato a temere il mare dal quale dipende la loro sopravvivenza. In almeno un caso era emerso che le persone uccise, indicate inizialmente come trafficanti, erano in realtà pescatori. Poi, ad aprile, 125 organizzazioni internazionali — tra le quali Forum Droghe — hanno chiesto agli altri governi di non collaborare alle uccisioni extragiudiziali statunitensi. Il nuovo intervento delle Nazioni Unite conferma oggi quella denuncia e chiama direttamente in causa anche gli Stati terzi: condivisione di informazioni, disponibilità di basi, mezzi militari e sostegno logistico possono contribuire alle violazioni del diritto alla vita e comportare responsabilità internazionali.

La forza letale, ricordano gli esperti, può essere impiegata soltanto quando sia strettamente necessaria e proporzionata per fermare una minaccia imminente alla vita. Il governo statunitense non ha dimostrato l’esistenza di una simile minaccia. Ha invece ammesso che avrebbe potuto intercettare le imbarcazioni, scegliendo di non farlo. Non c’è dunque alcuna zona franca in mezzo all’oceano. Anche in alto mare valgono il diritto alla vita, il dovere di soccorso e l’obbligo di prestare assistenza medica alle persone poste in pericolo da un’operazione militare. Il diritto del mare impone un intervento di polizia, non bombardamenti. Né le convenzioni internazionali contro il narcotraffico né le norme antiterrorismo autorizzano a colpire barche ed equipaggi come obiettivi di guerra.

Le Nazioni Unite chiedono indagini rapide, indipendenti, imparziali e trasparenti su tutti gli attacchi e sulle altre sparizioni sospette di imbarcazioni. Le responsabilità dovranno essere accertate lungo l’intera catena di comando, militare e civile. Alle famiglie spettano verità, giustizia, risarcimenti e garanzie che queste uccisioni non si ripetano. La violenza delle organizzazioni criminali è reale e deve essere contrastata. Ma proprio per questo servono cooperazione giudiziaria, indagini, controllo delle armi, prevenzione, riduzione del danno, salute pubblica, educazione e sviluppo. Trasformare la politica sulle droghe in una licenza di uccidere non ferma i traffici: cancella il diritto e dissemina il mare di tombe senza nome.