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Sovraffollamento, condizioni materiali sempre più degradate, disagio psichico, suicidi e una politica che continua a rispondere con nuovi reati e aumenti di pena. È il quadro emerso dal convegno “Il carcere senza governo”, che si è svolto il 16 luglio a Palazzo Bastogi, sede del Consiglio regionale della Toscana, nel decimo anniversario della scomparsa di Alessandro Margara.

Magistrato di sorveglianza, direttore dell’amministrazione penitenziaria e garante dei detenuti, Margara ha rappresentato una delle voci più autorevoli nella battaglia per un carcere conforme alla Costituzione. Il suo pensiero, hanno sottolineato i partecipanti, continua a offrire strumenti essenziali per immaginare una pena fondata sulla dignità, sulle relazioni e sul reinserimento sociale.

Il garante toscano dei detenuti Giuseppe Fanfani ha denunciato il disinteresse della politica verso una situazione ormai drammatica. L’ennesimo suicidio avvenuto nel carcere di Lucca, proprio nelle ore del convegno, mostra secondo Fanfani il fallimento di un sistema incapace di garantire condizioni dignitose e reali prospettive per il futuro. Tra le priorità indicate, la creazione di laboratori e attività produttive negli istituti, coinvolgendo imprese e utilizzando pienamente le possibilità offerte dalla legge Smuraglia.

Franco Corleone, presidente onorario della Società della Ragione ed ex garante dei detenuti della Toscana, ha criticato la linea del Governo, orientata all’inasprimento delle pene, ai decreti sicurezza e persino all’introduzione di agenti sotto copertura nelle carceri. La vera chiave di volta, ha ribadito, è invece rappresentata dalle misure alternative, insieme allo studio, al lavoro e alla costruzione di relazioni capaci di restituire un futuro alle persone detenute.

I dati presentati da Saverio Migliori, della Fondazione Giovanni Michelucci, descrivono un sistema al collasso: al 30 giugno 2026 erano presenti nelle carceri italiane 64.773 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.180 posti. Nel 2025 si sono registrati 82 suicidi, oltre 12.700 atti di autolesionismo e più di 5.800 aggressioni.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, Maria Oliva Scaramuzzi e Marcello Colocci. Giulia Melani, presidente della Società della Ragione, e Sofia Ciuffoletti hanno richiamato le conseguenze delle politiche securitarie sulla pena e sulla vita quotidiana negli istituti.

La situazione di Sollicciano è stata al centro di diversi interventi. Corleone ha ricordato il valore architettonico e umano del “Giardino degli incontri”, invitando a partire dalle risorse e dai progetti già esistenti. Il consigliere regionale Lorenzo Falchi, reduce da una visita ispettiva, ha riportato le parole di una detenuta: dal carcere transitano molte persone, soprattutto giovani, ma nessuno sembra uscirne migliore di come è entrato.

È forse questa la sintesi più netta del convegno: quando la pena produce soltanto sofferenza, degrado e ulteriore marginalità, a essere sconfitta non è soltanto la persona detenuta, ma la stessa funzione costituzionale dello Stato.