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Che cosa resta di un carcere quando il tempo sembra essersi fermato? E che cosa cambia quando quello stesso spazio viene ripensato per restituire dignità, relazioni, futuro? I giorni strappati. Il tempo vuoto nel carcere. Immagini dell’ex-femminile di via Spalato è la mostra di Ulderica Da Pozzo che prova a rispondere con la forza silenziosa delle fotografie: non un “prima e dopo” turistico, ma un attraversamento civile di un luogo che è stato ferita, abbandono, e oggi diventa anche possibilità.

Il progetto nasce da una sfida esplicita, avviata nel 2021 su iniziativa del Garante dei diritti delle persone private della libertà del Comune di Udine: cambiare radicalmente il volto del carcere di via Spalato recuperando e ristrutturando spazi lasciati per decenni ai margini. Qui la riqualificazione dell’ambiente fisico non è un dettaglio architettonico, ma una scelta politica e culturale: dare sostanza al principio costituzionale per cui la pena non può essere vendetta e deve tendere al reinserimento sociale (art. 27).

Le immagini di Da Pozzo entrano nell’ex sezione femminile per la prima volta nel 2021. Quello che emerge è un paesaggio di memoria stratificata: strappi nella carta da parati, frasi incise, sedimenti di pittura. Tracce minime, eppure potentissime, del “tempo vuoto” che abita ogni istituzione totale. Cinque anni dopo, nel 2026, la fotografa torna negli stessi luoghi e li trova profondamente mutati. Il percorso espositivo mette così in dialogo due tempi: da un lato il recupero delle tracce del passato, dall’altro la narrazione della trasformazione presente.

In questo confronto lo sguardo cambia: dove prima dominavano il vuoto e i residui dell’abbandono, ora compaiono elementi che parlano di legami e di umanità ricostruita — carte geografiche, lavori sui sentimenti, segni di una nuova centralità delle relazioni, a partire dai colloqui familiari e da spazi pensati per la vita quotidiana. La mostra documenta infatti i traguardi di un percorso in più tappe: dai lavori del primo lotto (con la nuova sede della semilibertà e dell’ex femminile) fino al completamento del secondo lotto nel 2026, destinato a ospitare un teatro e sale per i colloqui familiari.

È anche per questo che I giorni strappati parla a chi si occupa di carcere, giustizia e diritti: perché mette a fuoco una verità spesso rimossa. Gli spazi non sono neutrali. Un edificio può produrre umiliazione o rispetto, isolamento o responsabilità, rottura o riparazione. E la cultura — qui la fotografia — può essere uno strumento pubblico per rendere visibile ciò che normalmente resta dietro un muro.

La mostra è prodotta dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale e dai Civici Musei di Udine, in collaborazione con La Società della Ragione e Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV.