È disponibile qui sopra dal nostro canale youtube la registrazione video dell’incontro nazionale “Per una svolta garantista nella giustizia penale. Mobilitiamoci!”, che si è tenuto sabato 6 giugno a Napoli, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Palazzo Serra di Cassano.
L’iniziativa, promossa da Volere la Luna in collaborazione con Associazione Giuristi Democratici, Associazione Giuseppe Borrè e Carlo Verardi, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione e Magistratura democratica, ha riunito giuristi, magistrati, avvocati, associazioni e realtà impegnate nella difesa dei diritti per ragionare sulla necessità di ricostruire una cultura garantista all’altezza della fase politica che stiamo attraversando.
Ad aprire e coordinare l’incontro è stato Livio Pepino, che ha richiamato la necessità di riprendere le fila di un discorso comune tra giuristi e società civile, superando la frammentazione tra corporazioni e appartenenze professionali. Il tema delle garanzie, ha ricordato, non può essere ridotto al solo piano processuale: occorre interrogarsi sulle scelte legislative, sulla cultura degli operatori del diritto e sulla funzione stessa della giurisdizione in un tempo segnato dalla crescita della repressione penale.
La relazione introduttiva di Antonio Cavaliere, professore di diritto penale all’Università Federico II di Napoli, ha messo al centro la sofferenza strutturale della giustizia penale italiana. A partire dalla persistenza dell’impianto del Codice Rocco e dalla continua espansione del diritto penale, Cavaliere ha ricostruito il fallimento di una strategia fondata su nuove incriminazioni, aggravamenti di pena e doppio binario. Una giustizia sempre più selettiva, che continua a produrre carcere soprattutto per povertà, marginalità, immigrazione e droghe.
Su questo sfondo si sono collocati gli interventi successivi. Emanuele De Franco, per Magistratura democratica, ha analizzato il ricorso crescente alla decretazione d’urgenza in materia penale, mostrando come i pacchetti sicurezza abbiano trasformato il diritto penale in uno strumento ordinario di governo del conflitto sociale: dall’attivismo climatico alle proteste studentesche, dalle marginalità urbane al dissenso negli istituti penitenziari.
Franco Corleone, per la Società della Ragione, ha riportato al centro due parole rimosse dal lessico pubblico: garantismo e amnistia. Non come scorciatoie emergenziali, ma come strumenti costituzionali da ricollocare dentro una riforma complessiva del sistema penale e penitenziario. Per Corleone, non si può continuare a invocare la certezza della pena ignorando la realtà materiale delle carceri, il sovraffollamento, la detenzione sociale e la necessità di misure capaci di riportare il carcere alla sua funzione di extrema ratio.
Il programma ha poi affrontato nodi specifici come il sistema delle impugnazioni, con Nello Rossi, direttore di Questione giustizia e altri profondamente intrecciati tra loro: la disciplina dell’immigrazione, con Margherita D’Andrea per Giuristi democratici e la depenalizzazione delle droghe leggere, con Maria Pia Scarciglia per Antigone. Scarciglia, per Antigone, ha riportato la discussione sulle droghe dentro la concretezza del sistema penale e penitenziario. Il suo intervento ha mostrato come la criminalizzazione delle sostanze, e in particolare della cannabis, continui a essere uno dei principali motori dell’ingresso in carcere e della selezione sociale della pena. Depenalizzare le droghe leggere non significa minimizzare i consumi, ma sottrarli alla gestione repressiva e restituirli a politiche fondate su salute, prevenzione, riduzione del danno e diritti. Una prospettiva che intreccia riforma della legislazione sulle droghe, superamento del sovraffollamento e piena attuazione del principio costituzionale della pena.
A seguire, la sessione “Che fare?” ha raccolto gli interventi delle associazioni presenti, tra cui Camera penale di Napoli, Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Forum Droghe, Psichiatria democratica, Rete Resistenza Legale e Volere la Luna.
Nel contributo di Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe, è stato sottolineato come le politiche sulle droghe siano un crocevia decisivo della crisi garantista. Non un tema settoriale, ma uno strumento trasversale di repressione, marginalizzazione e controllo sociale. La legge sulle droghe, la 309/90, si è dimostrata inefficace nel ridurre domanda e offerta di sostanze, ma estremamente efficace nel portare persone dentro la sfera penale e in carcere. Perquisizioni fondate sul sospetto, inversione dell’onere della prova, giudizi per direttissima e scarse possibilità di difesa colpiscono soprattutto chi vive condizioni sociali più fragili. Da qui la necessità di partire dalla regolamentazione legale della cannabis, ma anche di procedere verso la depenalizzazione dell’uso di tutte le sostanze, il rafforzamento della riduzione del danno, il drug checking, le stanze del consumo e una prospettiva di regolazione capace di sottrarre il tema delle droghe alla logica fallimentare della guerra.
La registrazione dell’incontro restituisce dunque non solo una discussione tecnica sulla giustizia penale, ma un passaggio politico importante: la consapevolezza che il trentennio securitario ha prodotto danni profondi nella società, nella legislazione e nella cultura della politica. Ricostruire una prospettiva garantista significa tornare a parlare di libertà, diritti, uguaglianza sostanziale, stato sociale e limiti del potere punitivo.
Non basta difendere le garanzie quando riguardano qualcuno che ci assomiglia. Il garantismo, se vuole essere costituzionale, deve valere per tutti: per chi manifesta, per chi migra, per chi usa sostanze, per chi vive ai margini, per chi è detenuto, per chi è sottoposto alla forza dello Stato.
L’incontro di Napoli indica una strada: rimettere insieme saperi, esperienze e movimenti che spesso si incrociano ma procedono separati. Contro la bulimia penale e il governo attraverso la paura, serve una nuova mobilitazione per una giustizia penale davvero costituzionale.
