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Dall’orgoglio internazionale a un caso da monitorare. Il sistema di giustizia minorile italiano, un tempo considerato un modello in Europa e nel mondo per il suo impianto educativo e rieducativo, è oggi in crisi profonda. Lo denunciano Antigone, Defence for Children International Italia e Libera in un dettagliato rapporto tematico inviato – con l’adesione fra le altre di Forum Droghe, la Società della Ragione e A Buon Diritto – al Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, in vista dell’esame periodico sull’Italia.

Il dossier – sostenuto da oltre 100 organizzazioni, garanti territoriali e personalità della società civile – descrive un sistema sempre più punitivo, afflitto da gravi problemi strutturali, normativi e culturali. Una situazione tanto allarmante da meritare l’attenzione delle Nazioni Unite.

Carceri minorili sovraffollate: mai successo prima

Per la prima volta nella storia del nostro Paese, le carceri minorili italiane sono sovraffollate. Dai 392 detenuti del 2022 si è passati ai 586 del giugno 2025: un incremento del 54% in due anni, reso possibile anche dal famigerato Decreto Caivano, che ha esteso l’uso della custodia cautelare e ridotto le alternative al carcere.

Nove IPM (Istituti Penali per Minorenni) su diciassette sono oggi oltre la capienza. A Treviso il numero di detenuti è il doppio di quello previsto, mentre a Milano, Cagliari e Firenze il tasso di sovraffollamento supera il 147%. In alcuni casi si dorme su materassi in terra. Il tempo passato in cella è spesso superiore alle 20 ore giornaliere, senza attività formative, scolastiche o ricreative. Particolarmente drammatica la situazione dei minori stranieri non accompagnati, che rappresentano circa la metà della popolazione detenuta e spesso sono sottoposti a trattamenti farmacologici eccessivi.

La Dozza: una sezione minorile in un carcere per adulti

Il dossier denuncia anche la scelta di istituire una sezione minorile all’interno del carcere per adulti della Dozza, a Bologna. Una decisione che viola apertamente i principi internazionali che impongono una netta separazione tra giustizia minorile e ordinaria. L’infrastruttura resta quella di una prigione per adulti, ma viene ora utilizzata per detenere giovani adulti precedentemente in carico al sistema minorile, accentuando la deriva verso un sistema sempre più simile a quello penitenziario per adulti.

Criminalizzazione delle proteste e perdita della finalità educativa

Il rapporto sottolinea infine come il sistema abbia smesso di rispondere ai bisogni individuali dei giovani per imporre rigidi standard di comportamento, punendo piuttosto che comprendendo. Le proteste dei ragazzi sono represse duramente e il nuovo reato di “rivolta carceraria”, introdotto dal recente Decreto Sicurezza, prevede fino a otto anni di pena anche per chi oppone resistenza passiva.

Il risultato è un sistema che tradisce la propria vocazione rieducativa, punisce la fragilità, ignora i segnali di sofferenza e rischia di aggravare la recidiva invece che prevenirla.

Le richieste al Comitato ONU

Tra le raccomandazioni contenute nel documento:

  • l’abolizione del Decreto Caivano;
  • la chiusura immediata della sezione minorile nella Dozza;
  • l’assunzione di educatori e mediatori culturali adeguatamente formati;
  • la garanzia di visite estese, attività educative e formative;
  • la fine dell’isolamento disciplinare e l’applicazione della sentenza della Corte costituzionale n. 10/2024 sul diritto alle relazioni affettive in carcere.

Un appello accorato, quello rivolto all’ONU, per restituire al sistema di giustizia minorile italiano la sua anima educativa e rispettosa dei diritti dell’infanzia, prima che sia troppo tardi.

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