Depenalizzare l’uso di droghe e il possesso per uso personale non è una concessione ideologica, ma una misura necessaria di sanità pubblica. Lo afferma con chiarezza la guida Decriminalization of drug use in the context of HIV, promossa da UNAIDS, UNDP e INPUD, che raccoglie evidenze, standard internazionali e pratiche maturate in diversi paesi.
Il punto di partenza è netto: le persone che usano droghe, e in particolare chi le assume per via iniettiva, continuano a essere colpite in modo sproporzionato dall’HIV. Nel 2022 il rischio di acquisire l’infezione tra le persone che iniettano droghe era 14 volte superiore rispetto alla popolazione adulta generale. Eppure proprio la criminalizzazione dell’uso e del possesso, insieme alla repressione di pratiche e strumenti di riduzione del danno, ostacola l’accesso a siringhe sterili, trattamenti sostitutivi, test e cure.
La guida ricorda che i servizi di riduzione del danno funzionano: programmi di scambio siringhe, trattamenti agonisti oppioidi, accesso ai test e alle terapie HIV riducono rischi, infezioni e mortalità. Ma se le persone temono controlli, arresti, sanzioni o stigma, quei servizi diventano meno accessibili. La repressione non elimina i consumi: li spinge nell’invisibilità, aumenta la condivisione di materiali, allontana dai servizi e produce discriminazione.
Per questo UNAIDS, UNDP e INPUD indicano la depenalizzazione come elemento essenziale di una risposta all’HIV fondata su salute pubblica e diritti umani. Depenalizzare significa rimuovere le sanzioni penali per uso e possesso per uso personale, distinguendolo sia dalla legalizzazione dei mercati sia dalla semplice riduzione delle pene. La guida insiste anche su un punto decisivo: non basta togliere il carcere se poi lo si sostituisce con multe, obblighi terapeutici o percorsi coercitivi che riproducono gli stessi danni.
Il modello più coerente, secondo il documento, è quello senza sanzioni, accompagnato da offerte volontarie di cura, servizi sociali e riduzione del danno. Nessun trattamento obbligatorio, nessuna espulsione da scuola per adolescenti e giovani, nessuna criminalizzazione del possesso di strumenti come siringhe o altri materiali per un consumo più sicuro. La salute non si costruisce con la minaccia, ma con fiducia, accessibilità e partecipazione delle comunità interessate.
Il messaggio politico è forte anche per l’Italia: continuare a trattare l’uso di droghe come questione penale significa sabotare gli stessi obiettivi di prevenzione, cura e inclusione che le istituzioni dichiarano di voler perseguire. Depenalizzare non è “abbassare la guardia”; è smettere di usare strumenti che producono danni e investire finalmente in ciò che salva vite.
