Per la prima volta in Italia uno studio scientifico ha valutato l’impatto della distribuzione di pipe di vetro per il consumo di crack nell’ambito di un servizio di riduzione del danno. La ricerca, firmata da Raimondo Maria Pavarin, Dario Consonni e dal team degli operatori di strada di Fuori Binario, servizio di bassa soglia nel retro della Stazione di Bologna gestito da Open Group, è stata pubblicata a luglio 2025 sulla rivista internazionale Substance Use & Misuse.
La sperimentazione si è svolta a Bologna tra aprile e luglio 2024 e ha coinvolto 40 persone che utilizzano crack, reclutate presso l’unità mobile e lo spazio “Fuori Binario”, gestiti da Open Group per conto del Comune. A ciascun partecipante è stato consegnato un kit contenente una pipe in vetro realizzata da Cas Baluard di Barcellona, bocchino, materiale sterile, bicarbonato, acqua sterile e preservativo, insieme a una sessione di counseling sulle pratiche di consumo più sicure.
I risultati sono significativi: dopo 30 giorni la condivisione di bottiglie per fumare crack era diminuita del 22%, e dopo 60 giorni del 46%. La pratica di usare lattine o bocchini condivisi è scomparsa, mentre si è ridotta sensibilmente la percezione e l’incidenza di problemi legati al consumo, come bruciature alle labbra, problemi respiratori, insonnia, paranoia e irritabilità. Complessivamente, a ogni follow-up è calata la percentuale di chi riportava effetti negativi legati all’uso di crack.
Il responsabile dello studio Raimondo Maria Pavarin, che è Epidemiologo sociale e sociologo della salute e insegna all’Università di Bologna, ha sottolineato anche come “dopo 60 giorni la frequenza del fumo di crack è diminuita nel 50 per cento dei casi”. “Questi risultati – ha continuato Pavarini – sono dovute sì alla pipe da crack, ma non solo. Abbiamo visto che le persone che hanno partecipato a entrambi i follow up erano quelle che avevano avuto un maggior contatto con gli operatori: questo che significa che utilizzando lo strumento pipa si è riusciti ad agganciare queste persone e a stabilire una relazione con gli operatori. Questa ha permesso che nel tempo che le persone che usano crack potessero ragionare su quelli che erano i propri stili consumo a rischio”.
Lo studio conferma quanto già emerso in Canada e in altri paesi: la disponibilità di strumenti sicuri per l’inalazione riduce comportamenti rischiosi, danni fisici e psicologici, e favorisce il contatto continuativo con i servizi. A Bologna la consegna delle pipe ha consentito agli operatori di costruire e mantenere relazioni di fiducia con persone spesso in condizioni di marginalità estrema: il 90% viveva in alloggi precari, il 45% era migrante, un quarto risultava positivo all’HCV e il 7,5% all’HIV.
Sebbene limitato nel numero di partecipanti e nella durata, lo studio rappresenta un passo importante per colmare il ritardo italiano nelle pratiche di riduzione del danno rivolte al consumo di crack. L’evidenza è chiara: offrire strumenti sicuri significa prevenire malattie e lesioni, ridurre lo stigma, promuovere salute e dignità.
Raimondo Maria Pavarin, Dario Consonni & Street Workers Team (18 Jul 2025): Crack Pipes Distribution in People Who Use Drugs Attending a Harm Reduction Service in Bologna, Northern Italy. Results of a Cohort Study, Substance Use & Misuse, DOI:10.1080/10826084.2025.253397
[Foto Espiritusanctus, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons]
