Dal 28 gennaio al 27 febbraio 2026 l’Università di Pisa raccoglie le candidature per la borsa di ricerca “Prevenzione dell’HIV e lotta allo stigma – Premio Massimo Oldrini”, promossa insieme a LILA. È una notizia che merita spazio anche fuori dall’università, perché rimette al centro due parole che devono stare sempre insieme: prevenzione e stigma. L’HIV oggi rischia di scivolare nel cono d’ombra del “non se ne parla più”, ma l’ombra non è mai neutra: è il luogo in cui prosperano stereotipi, paure e disinformazione, ed è spesso lì che si decide se una persona riuscirà a sentirsi al sicuro nel chiedere informazioni, fare un test, iniziare o proseguire un percorso di cura.
La borsa dura dodici mesi ed è rinnovabile; l’importo è di 20.000 euro lordi. La selezione avviene per titoli ed eventuale colloquio ed è rivolta a chi possiede una laurea triennale o del vecchio ordinamento, magistrale o specialistica, in discipline diverse e complementari: medicina e biologia, ma anche psicologia, sociologia, antropologia, scienze dell’educazione, educazione professionale, comunicazione sociale e pubblica e ambiti affini. È un dettaglio sostanziale, perché riconosce che la sfida dell’HIV non è confinata nel laboratorio o nell’ambulatorio: si gioca anche nei contesti sociali, nei servizi, nei linguaggi con cui una società include o respinge.
Il punto politico del bando sta nel titolo: prevenzione e lotta allo stigma. Lo stigma non è un “contorno morale”, è un determinante di salute. Se una persona teme di essere giudicata o “schedulata” socialmente, è più facile che rimandi un test, che eviti un servizio, che non racconti con franchezza i propri bisogni, o che rinunci alle cure e al follow up. Prevenire, allora, non significa soltanto trasmettere informazioni corrette: significa costruire accessibilità e prossimità, rendere i servizi affidabili e non giudicanti, curare le parole, la formazione, le pratiche quotidiane. Significa anche riconoscere che le discriminazioni non sono incidenti individuali, ma meccanismi collettivi che trasformano una condizione clinica in un marchio.
Dentro questa cornice, il nome di Massimo Oldrini non è un omaggio rituale, ma un’indicazione di metodo. Oldrini è stato tra i primi attivisti italiani sull’HIV nei durissimi anni iniziali dell’epidemia, tra i fondatori di LILA Milano e tra le prime persone a rendere pubblica la propria condizione di persona con HIV, quando esporsi voleva dire pagare un prezzo altissimo in termini di discriminazione, lavoro, relazioni, sicurezza. Ha scelto di mettersi in gioco per trasformare un’esperienza individuale, spesso ridotta a “segreto” o a “colpa”, in una battaglia collettiva per il diritto alla cura, all’informazione, alla dignità.
Negli ultimi anni Oldrini ha ricoperto ruoli di rilievo nazionale: Presidente della Federazione LILA, Presidente della Consulta HIV e poi membro del Comitato tecnico-scientifico sull’HIV/AIDS del Ministero della Salute. È stato anche tra i fondatori di ITANPUD e componente del direttivo di Forum Droghe, portando la sua esperienza nei punti in cui salute, diritti, riduzione del danno e contrasto alle esclusioni si toccano ogni giorno. In quei ruoli ha mostrato che la prevenzione non si costruisce contro le persone, ma con le persone, tenendo insieme evidenza scientifica e giustizia sociale. Qui un bellissimo video di ricordo della sua figura.
Il premio è sostenuto dal contributo incondizionato di ViiV Healthcare, che ha permesso l’erogazione liberale di LILA al Dipartimento di Ricerca Traslazionale e delle Nuove Tecnologie in Medicina e Chirurgia dell’Università di Pisa; referente del progetto è la professoressa Lara Tavoschi, docente di Salute Pubblica. LILA parla di orgoglio e commozione nel ricordare Oldrini, scomparso il 20 gennaio di un anno fa: una perdita grande per l’associazione e per molte realtà impegnate sui diritti umani. Trasformare quel vuoto in un investimento sulla ricerca è un gesto concreto: significa affidare alla conoscenza il compito di produrre cultura, pratiche efficaci, strumenti contro la discriminazione.
Per chi studia e per chi lavora nei servizi, questa borsa è un’opportunità immediata, con una scadenza ravvicinata: le candidature vanno presentate entro il 27 febbraio 2026. Per chi fa attivismo e comunicazione, è un segnale: la prevenzione non è mai “finita”, perché cambia con i contesti sociali e con le disuguaglianze, e richiede sempre nuovi sguardi e nuovi linguaggi. Per tutte e tutti, è un invito a una misura semplice e radicale: finché esiste stigma, la prevenzione resta incompleta; e finché la prevenzione è incompleta, la promessa dei diritti resta fragile. Il Premio Massimo Oldrini prova a rafforzarla dal punto più strategico: la conoscenza che diventa cura, e la cura che diventa cittadinanza.
Qui tutte le informazioni sul bando, sui requisiti richiesti e sulle modalità per partecipare.
