Il fenomeno del chemsex – l’uso di sostanze in contesti sessuali diffuso soprattutto tra uomini che fanno sesso con uomini (MSM) e più in generale nella scena LGBTQI+ – interroga oggi in maniera diretta i servizi socio-sanitari italiani, in particolare la Riduzione del Danno intesa come prospettiva di promozione e tutela della salute.
Se ne parla spesso in termini emergenziali, associandolo unicamente a rischi infettivi o a dinamiche di dipendenza e di tossicità delle sostanze. Questa riduzione però non restituisce la complessità del fenomeno. Il chemsex si colloca infatti all’incrocio tra pratiche di piacere, desiderio di esplorazione sessuale, ricerca di appartenenza e gestione di vissuti di discriminazione o isolamento sociale. È un’esperienza che intreccia dimensioni corporee, emotive e relazionali e che, proprio per questo, non può essere compresa esclusivamente nella categoria dell’“uso problematico”.
In questo senso, limitarsi a un approccio centrato esclusivamente sulla prevenzione sanitaria rischia di produrre ulteriore stigma. Parlare di salute pubblica significa invece considerare anche l’accesso a spazi sicuri, la possibilità di discutere liberamente di sessualità e sostanze, la costruzione di reti comunitarie.
Concentrarsi soltanto su una lettura psicopatologica, che interpreta il fenomeno prevalentemente in termini di dipendenza e compulsività, rischia di ridurre l’esperienza chemsex a un comportamento da correggere e da etichettare trascurando il suo radicamento in dinamiche identitarie, culturali e relazionali tipiche della scena LGBTQI+.
Risulta invece necessario spostare il focus dalla sola gestione del rischio a una prospettiva psicosociologica e culturale, che interroga i significati condivisi e le appartenenze che si costruiscono intorno al chemsex per esplorare vissuti e narrazioni.
L’esperienza internazionale mostra come i programmi di riduzione del danno e limitazione dei rischi specifici per il chemsex – dall’informazione mirata, alla distribuzione di materiali per l’uso più sicuro, fino all’integrazione con la PrEe con i servizi di testing – possano ridurre i rischi immediati e, al tempo stesso, favorire il contatto con operatori e percorsi di cura quando richiesti.
In diversi contesti europei sono stati avviati servizi di prossimità e gruppi di supporto dedicati, capaci di rispondere non solo ai bisogni medici, ma anche a quelli psicologici e relazionali.
In Italia qualcosa si muove: alcune équipe dei servizi per le dipendenze e della Riduzione del Danno hanno iniziato incontrare e ad accogliere persone che praticano chemsex, spesso in rete con associazioni LGBTQI+.
Sono segnali preziosi, che dimostrano la possibilità di costruire spazi di ascolto e riduzione del danno e limitazione dei rischi anche su un tema così complesso. Ma si tratta ancora di iniziative isolate, che rischiano di restare invisibili se non entrano in una strategia più ampia e condivisa.
Parlare di chemsex, capirne le specificità e riconoscere i bisogni reali delle persone coinvolte è il primo passo per costruire risposte meno frammentarie e più efficaci. La questione che emerge, quindi, non riguarda solo la definizione del fenomeno o la sua quantificazione epidemiologica. È una domanda più ampia, che chiama in causa politiche pubbliche, formazione degli operatori, collaborazione con le comunità: che cosa devono fare i servizi per rendersi più adeguati di fronte alle pratiche di chemsex? Una domanda che rimane aperta e che dovrebbe essere al centro del dibattito sulle future politiche di salute pubblica.
Note:
- Nimbi, F. M., Rosati, F., Esposito, R. M., Stuart, D., Simonelli, C., &Tambelli, R. (2020). Chemsex in Italy: Experiences of Men Who Have Sex With Men Consuming Illicit Drugs to Enhance and Prolong Their Sexual Activity. Journal of Sexual Medicine, 17(10), 1875–1884. https://doi.org/10.1016/j.jsxm.2020.07.001
- Pessina, R., et al. (2025). Chemsex and Psychosexual Health in a Large Italian Sample of Men Who Have Sex With Men. Sexuality Research and Social Policy. https://doi.org/10.1007/s12119-025-10339-y
- EMCDDA (2016), Health responses to new psychoactive substances, Publications Office of the European Union. Disponibile su: https://www.drugsandalcohol.ie/25851/1/EMCDDA_NPS%20health%20responses_POD2016.pdf
- Śniadach, J., Kowalczyk, M., Pawlak, J., Krajewska-Kułak, E., &Galbarczyk, A. (2025). Chemsex as a diagnostic challenge: Towardrecognition in ICD-12 and integrated treatment approaches—A narrative review. Journal of Clinical Medicine, 14https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/40944034/
