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“Cannabis Use: It is not totally harmless, but it has a very low risk level” è un titolo che è già un programma. Il volume curato da Giovanni Trovato e Carla Rossi, esito di un progetto PRIN 2022, sottrae la discussione sulla cannabis al pendolo sterile tra banalizzazione e allarme morale: nessuna sostanza psicoattiva è priva di rischi, ma proprio per questo le politiche pubbliche dovrebbero misurarli e governarli, non moltiplicarli attraverso la repressione.

Il libro parte dai modelli di regolazione in Uruguay, Stati Uniti, Canada e Germania; passa ai fattori di rischio e protezione nell’uso adolescenziale; entra nei dati sanitari, dalle emergenze ospedaliere alle comorbidità; si chiude con gli effetti sociali, penali ed economici della war on drugs. Il pregio principale sta qui: non un manifesto ideologico, ma una mappa di dati, comparazioni e domande politiche.

Il contributo di Leonardo Fiorentini, dedicato alle Americhe, funziona come una bussola per orientarsi tra miti e realtà della legalizzazione. Uruguay, Stati Uniti e Canada vengono letti come tre modelli diversi: statale e controllato il primo, più commerciale il secondo, intermedio il terzo. Il dato politico che emerge è netto: la regolazione non produce il disastro annunciato dai proibizionisti. Non fa esplodere i consumi giovanili, intercetta progressivamente il mercato illegale, consente informazione più credibile e introduce limiti e standard che il mercato clandestino non può garantire.

I capitoli canadesi e tedeschi completano il quadro: la legalizzazione non è una parola magica, ma un campo di scelte regolative. Età minima, limiti di possesso, modelli distributivi, pubblicità, tassazione, qualità dei prodotti e monitoraggio degli effetti fanno la differenza. Anche per questo il confronto internazionale è utile all’Italia.

La parte su adolescenza e salute aiuta a disinnescare le caricature. I dati non autorizzano a dire che la cannabis sia innocua: esistono rischi legati all’uso precoce, frequente, ad alta potenza e in condizioni di vulnerabilità. Ma gli stessi dati non sostengono l’immagine di una catastrofe sanitaria. I fattori decisivi sono familiari, sociali, educativi, ambientali. La prevenzione seria non coincide con lo spavento, ma con informazione credibile, riduzione del danno e capacità di intercettare i consumi problematici senza stigma.

Il capitolo di Vincenzo Scalia sposta l’attenzione dalla sostanza al dispositivo politico che la circonda. La domanda “who gets what?” è decisiva: se la guerra alla droga fallisce nei suoi obiettivi dichiarati, chi trae vantaggio dalla sua permanenza? Scalia mostra come il proibizionismo alimenti apparati repressivi, retoriche securitarie, imprenditori morali, discriminazioni verso migranti, poveri, consumatori e stili di vita eccentrici. La criminalizzazione non è neutra: seleziona bersagli, produce stigma, rafforza poteri e costruisce consenso.

Carla Rossi chiude il volume con l’analisi più dura sul caso italiano. Attraverso indicatori europei di offerta, dati carcerari, prezzi al dettaglio e stime del mercato, mostra l’inefficacia strutturale della repressione. Gli ingressi in carcere e le denunce colpiscono una quota minima della forza lavoro del mercato illegale; i prezzi restano sostanzialmente stabili; la spesa per sostanze continua a muovere miliardi. A questo si aggiunge il nesso con la corruzione: un mercato clandestino così ricco non viene prosciugato dalla repressione, ma la usa come parte del proprio ecosistema.

Il volume non chiede di chiudere gli occhi sui rischi della cannabis. Chiede, più radicalmente, di aprirli sui rischi del proibizionismo. Obbliga a confrontare danni, costi e benefici reali. E rende difficile continuare a sostenere che carcere, mercato nero e propaganda siano strumenti più razionali della regolazione legale.

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    Aggiunto in data: 8 Giugno 2026 9:40 Dimensione del file: 5 MB Download: 76