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Negli Stati Uniti la legalizzazione della cannabis non è più una battaglia di frontiera. È ormai, molto più semplicemente, il punto di equilibrio dell’opinione pubblica. A dirlo non sono gli attivisti antiproibizionisti, ma il Pew Research Center, che ha pubblicato una nuova sintesi dei dati sul rapporto tra americani e marijuana.

Il dato più netto è anche quello politicamente più significativo: solo l’11% degli adulti statunitensi afferma che la cannabis non dovrebbe essere legale in alcun caso. Anche considerando l’1% che non risponde, il fronte di chi non contempla alcuna forma di legalizzazione resta attorno al 12%. Tutto il resto del Paese si colloca già oltre il proibizionismo: il 55% sostiene la legalizzazione sia per uso medico sia per uso ricreativo, mentre un altro 33% la vuole almeno per finalità terapeutiche. In altre parole, quasi nove americani su dieci accettano una qualche forma di accesso legale alla cannabis.

È un dato che racconta una trasformazione profonda. La cannabis, per decenni simbolo della war on drugs e bersaglio privilegiato della repressione penale, è uscita dal recinto morale in cui era stata confinata. Il sondaggio di Pew, condotto tra il 20 e il 26 gennaio 2026 su un campione di 8.512 adulti, mostra che le opinioni sono ormai relativamente stabili dal 2019: la società americana ha metabolizzato l’idea che la proibizione assoluta non sia più una risposta credibile.

Le differenze politiche, generazionali e sociali restano, ma dentro un quadro nuovo. Tra i democratici e gli indipendenti vicini ai democratici il sostegno alla legalizzazione per uso medico e ricreativo arriva al 67%, mentre tra i repubblicani e gli elettori orientati verso il Partito repubblicano è al 44%. Ma anche qui il dato più interessante non è la distanza tra i due campi: è il fatto che, persino nell’elettorato repubblicano, chi rifiuta ogni legalizzazione è solo il 16%. Tra i repubblicani conservatori sale al 19%, ma resta comunque una minoranza.

Anche l’età pesa, ma non ribalta il quadro. Tra gli under 30, il 63% sostiene la legalizzazione piena; tra gli over 65 la percentuale scende, ma non scompare: il 43% degli anziani è favorevole all’uso medico e ricreativo, mentre un altro 43% sostiene almeno quello medico. Perfino tra le persone con più di 75 anni, solo il 13% dice no a qualsiasi forma di legalizzazione. Il proibizionismo integrale, dunque, non è maggioritario neppure nelle fasce più anziane della popolazione.

Il cambiamento dell’opinione pubblica accompagna, e insieme spinge, il mutamento legislativo. A maggio 2026 ventiquattro Stati e il District of Columbia consentono l’uso della cannabis sia medico sia ricreativo. Altri ventiquattro Stati hanno programmi di accesso medico, anche se con regole molto diverse tra loro e, in alcuni casi, limitate a prodotti a basso contenuto di THC. Solo Idaho e Kansas non prevedono né uso ricreativo né uso medico. Pew stima che il 53% degli americani viva oggi in un luogo dove l’uso ricreativo è legale. Inoltre, una precedente analisi del centro di ricerca aveva rilevato che il 79% della popolazione vive in una contea in cui è presente almeno un dispensario. La legalizzazione, insomma, non è più un esperimento locale: è un’infrastruttura sociale, sanitaria, commerciale e normativa con cui milioni di persone convivono quotidianamente.

La mappa americana resta dunque frammentata, anche perché la cannabis rimane illegale a livello federale. Ma la realtà sociale ha già superato da tempo la norma federale. Resta aperto il giudizio sugli effetti della legalizzazione. Nel 2024, ricorda Pew, il 52% degli adulti statunitensi considerava positiva la legalizzazione per le economie locali e il 42% riteneva che rendesse più equo il sistema penale. Su altri aspetti, come sicurezza delle comunità o uso di altre sostanze, le opinioni erano più divise. Ma anche questo conferma un punto essenziale: il dibattito si è spostato. Non si discute più seriamente se la cannabis debba restare sepolta nella proibizione assoluta; si discute come regolarla, quali modelli adottare, come proteggere salute pubblica, diritti, minori, consumatori e comunità.