(AGI) – Kabul, 27 ago. – L’oppio ‘talebano’ riconquista l’Afghanistan che oggi rifornisce il 96 per cento del mercato mondiale con una produzione raddoppiata rispetto al 2005.
L’ultimo rapporto Onu non lascia dubbi: con 193.000 ettari coltivati a papavero (il 17 per cento in piu’ rispetto al 2006), una produzione media di 42,5 chilogrammi per ettaro (lo scorso anno era di 37) per un totale di 8.200 tonnellate di prodotto (il 34,4 per cento in piu’ del 2006), l’Afghanistan puo’ considerarsi l’esclusivo fornitore mondiale di oppio.
Un record che, ha spiegato a Kabul il direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (Unodc), Antonio Maria Costa, “si deve in particolare alle province del sudest”, roccaforte dei talebani. E’ qui che, al contrario del nord, dove in un anno le province libere dall’oppio sono quasi raddoppiate, la coltivazione ha fatto registrare un’impennata a livelli senza precedenti. Circa il 70 per cento dell’oppio prodotto nel Paese proviene dalle cinque province che confinano con il Pakistan, tra le quali il primato spetta a Helmand, con il 50 per cento.
L’analisi di Costa ha evidenziato che la produzione di oppio prescinde dalle condizioni di poverta’ delle popolazioni locali. “Le cinque grandi province produttrici”, ha sottolineato il capo dell’Unodc, “sono tra le piu’ ricche, eppure oggi producono 5.744 tonnellate. Quelle povere settentrionali stanno abbandonando la coltivazione”. La ragione, per l’Ufficio Onu, e’ semplice quanto inquietante: l’oppio e’ l’oro dei talebani che possono cosi’ comprare armi e pagare i loro guerriglieri. Per questo, “il problema non puo’ essere risolto solamente attraverso misure contro i narcotici” ne’ si possono sottovalutare “l’economia della droga e i finanziamenti che ne derivano al terrorismo”.
La strategia proposta dall’Ufficio delle Nazioni Unite prevede, innanzitutto, maggiore sostegno a chi abbandona la coltivazione di oppio e a chi lotta contro la corruzione governativa. Kabul “dovrebbe intraprendere una campagna di eradicazione piu’ onesta e capillare”.
Un punto importante del piano Onu anti-droga chiarisce poi che per “liberare” una provincia dall’oppio non basta eliminare la produzione, ma occorre ripulirla anche “dal traffico e dalla raffinazione”. Operazione che risulterebbe piu’ facile con la collaborazione della Nato.

“Oggi tonnellate di sostanze attraversano indisturbate le frontiere meridionali senza che nessuno veda nulla”, ha commentato il funzionario delle Nazioni Unite, “ma considerando la relazione simbiotica tra terroristi e trafficanti, i militari che operano in Afghanistan dovrebbero avere un forte interesse nel sostenere le operazioni anti-droga”. Anche perche’, ha aggiunto Costa, “la tacita accettazione del traffico di oppio da parte delle truppe straniere nelle province confinanti con il Pakistan in cambio di informazioni d’intelligence mette a rischio gli sforzi per stabilizzare il Paese”.
A ‘chiudere un occhio’ sui traffici illeciti legati all’oppio e’ comunque soprattutto Kabul. “La benigna tolleranza del governo nei confronti della corruzione”, ha incalzato Costa, “sta compromettendo il futuro del Paese”. Ecco allora che per aiutare l’Afghanistan a rendere efficiente un sistema giudiziario “debole” e “corruttibile”, per Costa e’ di nuovo indispensabile l’azione della comunita’ internazionale: deve fornire piu’ risorse “per promuovere l’integrita’ del personale e rafforzare la capacita’ di Kabul di perseguire i trafficanti”.
Altra via suggerita dal rapporto Onu e’ quella di inserire nella lista dei talebani e membri di Al Qaeda i maggiori trafficanti di droga collusi con il terrorismo, cosi’ come prevede la risoluzione 1735 del Consiglio di Sicurezza.
Il direttore dell’Unodc ha infine fatto notare che “il boom dell’oppio e l’instabilita’ delle frontiere afghane allarma e crea una convergenza d’interessi” tra Afghanistan, Pakistan e Iran. “Un segnale incoraggiante”, ha concluso, che merita il sostegno della comunita’ internazionale. Nel rapporto delle Nazioni Unite la situazione non e’ pero’ senza speranza.

“Determinazione, tempo e denaro”, ha concluso Costa, “sono investimenti che vale la pena fare per salvare l’Afghanistan e risparmiare al resto del mondo altre tragedie”.