Guerra alla droga e uccisioni extragiudiziali: le responsabilità dei governi
Forum droghe fra gli organizzatori del Side event alla UN Commission on Crime Prevention and Criminal Justice. Il segretario Fiorentini: “Il caso Duterte dimostra che l’impunità non è eterna. Anche l’Italia, già sotto osservazione per il caso Almasri, non collabori con politiche e operazioni che possono integrare crimini perseguibili dalla Corte penale internazionale”.
Vienna, 3 giugno 2026 – Forum Droghe è uno degli organizzatori del side event internazionale “Murder on the Land and the Sea II: Accountability for Extrajudicial Drug War Killings Is Only a Matter of Time”, promosso da DRCNet Foundation / StoptheDrugWar.org nell’ambito della 35ª sessione della UN Commission on Crime Prevention and Criminal Justice che è in corso in questi giorni a Vienna.
L’incontro si terrà online giovedì 4 giugno 2026, dalle 15 alle 16 ora italiana, e rappresenta il secondo appuntamento di confronto internazionale sul tema, dopo il side event organizzato lo scorso marzo a margine della Commission on Narcotic Drugs di Vienna.
Al centro del dibattito vi saranno le uccisioni extragiudiziali commesse nel contesto della guerra alla droga nel XXI secolo, dai territori urbani militarizzati come durante la repressione voluta dal Presidente filippino Duterte alle operazioni in mare rivendicate dall’amministrazione Trump, con particolare attenzione alle responsabilità non solo degli Stati che le praticano direttamente, ma anche dei governi che possono facilitarle attraverso cooperazione di intelligence, assistenza di polizia, supporto logistico o collaborazione giudiziaria.
«Il caso Duterte ci ricorda che la guerra alla droga non è solo una politica inefficace: può diventare una macchina di morte, persecuzione e sospensione dello Stato di diritto», dichiara Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. «Per anni le uccisioni extragiudiziali nelle Filippine sono state presentate come una scorciatoia brutale ma efficace contro il narcotraffico. Oggi quella stagione è davanti alla giustizia internazionale. È un messaggio politico e giuridico chiarissimo: l’impunità non è eterna».
Il riferimento è al procedimento davanti alla Corte penale internazionale nei confronti dell’ex presidente filippino Rodrigo Duterte, arrestato nel marzo 2025 su mandato della CPI in relazione alla campagna di uccisioni extragiudiziali condotta nel quadro della cosiddetta guerra alla droga. Il procedimento ha segnato un passaggio di grande rilievo per le vittime e per le organizzazioni che da anni denunciano la violenza delle politiche proibizioniste estreme.
«La lezione riguarda anche l’Europa e l’Italia», prosegue Fiorentini. «Non basta condannare a parole le esecuzioni extragiudiziali quando avvengono lontano da noi. Occorre impedire che la cooperazione internazionale in materia di droga, sicurezza, frontiere o contrasto al narcotraffico diventi il canale attraverso cui Stati democratici finiscono per sostenere, coprire o rendere possibili violazioni gravissime dei diritti umani».
«Dopo il caso Almasri l’Italia non può permettersi ambiguità», afferma Fiorentini. «Quando si entra nel terreno della cooperazione con apparati statali o para-statali accusati di torture, omicidi, detenzioni arbitrarie o crimini contro l’umanità, il confine tra realpolitik e complicità può diventare molto sottile. È esattamente quel confine che un Paese democratico deve presidiare con rigore».
«Gran Bretagna e Olanda hanno già sospeso la loro collaborazione di intelligence rispetto alle operazioni USA nei caraibi che hanno causato quasi 200 morti in questi mesi. Insieme ad altre 125 organizzazioni della Società Civile internazionale abbiamo chiesto, anche al governo italiano, una posizione chiara: nessuna collaborazione, diretta o indiretta, con operazioni antidroga che comportino uccisioni extragiudiziali, sparizioni, torture, trattamenti inumani o altre condotte potenzialmente perseguibili dalla Corte penale internazionale», conclude Fiorentini. «La sicurezza non può essere costruita sulla negazione del diritto. E la lotta alle droghe non può mai diventare una licenza di uccidere».
Al side event interverranno Sarah Harrison, Senior Analyst, US Program, Stimson Center; John Ramming Chappell, Advisory, US Advocacy, Center for Civilians in Conflict; Dino Singson de Leon, Trustee, Human Rights and People Empowerment Center. Modera David Borden, Executive Director di StoptheDrugWar.org.
L’incontro è organizzato da DRCNet Foundation / StoptheDrugWar.org, con il sostegno di Associazione Luca Coscioni, Drug Policy Alliance, Eumans, Forum Droghe, International Drug Law Advocacy & Resource Center, No Peace Without Justice, NoBox Transitions Philippines, Philippine Coalition for the International Criminal Court e Washington Office on Latin America.
L’Ufficio Stampa
Informazioni e partecipazione
Zoom con registrazione facoltativa: bit.ly/onlandandsea
Diretta streaming: https://www.youtube.com/watch?v=zN0oRIOjaeo
L’appello internazionale: https://www.fuoriluogo.it/forum_droghe/comunicati_stampa/droghe-la-societa-civile-chiede-agli-stati-di-non-collaborare-alle-uccisioni-extragiudiziali-di-trump/
Approfondimenti: https://www.stopthedrugwar.org/ruleoflaw
