Forum Droghe esprime una netta condanna per l’approvazione oggi al Senato dell’emendamento presentato dal senatore Lisei alla legge di conversione del decreto sicurezza, che interviene sull’articolo 73, comma 5, del Testo unico sulle droghe introducendo una nuova stretta repressiva. La modifica approvata stabilisce infatti che il fatto “non si considera di lieve entità” quando, per l’allestimento di mezzi o strumenti oppure per le modalità dell’azione, le condotte previste dal comma 1 risultino poste in essere “in modo continuativo e abituale”.
Si tratta di un ulteriore e grave peggioramento della legislazione sulle droghe, che va nella direzione opposta rispetto a quanto sarebbe necessario: ridurre il ricorso al carcere, limitare la repressione penale, contrastare il sovraffollamento e riportare razionalità e proporzionalità in un sistema sanzionatorio da anni segnato da automatismi ideologici e da effetti socialmente devastanti.
«Siamo di fronte all’ennesimo irrigidimento repressivo mascherato da intervento tecnico», dichiara Leonardo Fiorentini, segretario di Forum Droghe. «L’emendamento Lisei colpisce ancora una volta il cuore del comma 5 dell’articolo 73, cioè l’unico spazio che negli anni ha almeno parzialmente consentito di distinguere i fatti di minore offensività dal grande traffico. Restringere ulteriormente la lieve entità significa aumentare pene, ingressi in carcere e marginalizzazione sociale, senza incidere minimamente sui mercati illegali e sulle organizzazioni criminali».
«La formula introdotta è inoltre allarmante per la sua vaghezza», prosegue Fiorentini, «che rischia di ampliare enormemente la discrezionalità repressiva e di trascinare fuori dalla lieve entità una vasta area di condotte legate alla piccola cessione, alla sopravvivenza economica, alle reti di prossimità che si sviluppano dentro i contesti di consumo e di marginalità. Ancora una volta non si colpiscono i grandi traffici, ma gli ultimi».
Per Forum Droghe questa scelta conferma una linea politica precisa: usare la legislazione sulle droghe come terreno simbolico per produrre più punizione, più carcere e più controllo sociale. Una linea che ignora decenni di evidenze sul fallimento del proibizionismo, sull’inefficacia della deterrenza penale e sui costi umani e democratici della war on drugs.
«Già oggi oltre un terzo dei detenuti è in carcere per droghe: mentre le carceri italiane esplodono per sovraffollamento, mentre aumentano disagio, autolesionismo e violazioni della dignità delle persone detenute, il governo e la maggioranza continuano a usare il diritto penale come clava propagandistica», conclude Fiorentini. «È una scelta irresponsabile e pericolosa. Invece di depenalizzare, ridurre il danno e rafforzare i servizi, si insiste nell’alimentare un sistema che produce esclusione, stigmatizzazione e incarcerazione selettiva. È l’ennesima prova di una politica sulle droghe incapace di affrontare la realtà e ostinata a perseguitare consumatori, piccoli spacciatori e persone vulnerabili».
Forum Droghe chiede che questa norma venga stralciata e rilancia la necessità di una riforma radicale della legge sulle droghe, fondata su proporzionalità, diritti, salute pubblica, riduzione del danno e alternative concrete alla detenzione.
