La prima volta di Caetano Veloso
 
E' stata una negra americana che viveva a Salvador - o che per meglio dire, aveva affittato lì un appartamento, in cui, proveniente da New York, trascorreva di tanto in tanto qualche settimana - una donna molto interessante, le cui attività, in città, non riuscimmo mai a stabilire con precisione - che iniziò, me e un gruppo di amici baiani, alla marijuana.

Ella possedeva grandi quantità, di erba di primissima qualità, - "cabeša de negro" - e ce ne offrì, una sigaretta ciascuno. Senza avere idea che si trattasse di una quantità eccessiva, fumai l'intera sigaretta, aspirando con forza e trattenendo il fumo nei polmoni, come essa ci aveva spiegato.

Siccome non sentivo niente, mi sforzai di seguire le sue istruzioni alla lettera. Finita la sigaretta, sempre ripetendo che non sentivo niente, mi alzai per andare alla finestra.

Tutto in una volta la luce scomparve (era giorno), il mio cuore sembrò scoppiare, la mia bocca si seccò, e il mio corpo si trovò, di colpo addormentato - sopratutto le gambe. Lo spavento fu molto grande. Raggiunsi la finestra sperando che tutto ciò passasse rapidamente. Vidi le pietre del marciapiede di sotto come se fossero incollate al parapetto del terzo (o quarto) piano, dove noi ci trovavamo.
Ebbi la consapevolezza che quello era solo l'inizio.

Nessuno dei miei amici, come me alla prima esperienza, ebbe una reazione simile. Immediatamente gli manifestai la mia preoccupazione e loro, da quel momento, si dedicarono tutti ad accudirmi. Mi sentivo lontano e avevo una nostalgia (saudade) enorme dalle stesse persone che stavano li con me. Sentivo un desiderio disperato, di Bahia, di me medesimo, di Dedé, della vita.
Mi offrirono dolci, latte e succo d'arancia, ma niente mi faceva migliorare.

Per quasi cinque ore soffrii come un pazzo. Quando cominciai a rendermi conto che stavo tornando in me, un amore (non c'è, altra parola) molto intenso, si impossessò di me, avendo come oggetto le persone che erano li, - tutte e una per una -, le pareti, i mobili, il pavimento della casa e poi ancora il quartiere di Barra, il mondo intero. Non era solamente la felicità, di recuperare a me stesso queste cose: io sapevo che il sentimento era altresì, reso più, vivido dal tipo di ebrezza provocato dalla droga. Ma le ore interminabili di angustia - e la sensazione alterata del tempo fece in modo che mi sembrassero milleni - mi lasciarono traumatizzato e io promisi a me stesso che mai avrei fumato un altra volta.

tratto da Caetano Veloso Verdade tropical, Companhia das Letras, 1998