Domenica 11 Gennaio 1998
LA STAMPA


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"Sì alla droga di Stato"
Bufera sulla proposta di Galli Fonseca

ROMA. "La delinquenza dei tossicodipendenti nasce più dal regime proibitivo che dagli effetti psichici prodotti dal consumo degli stupefacenti...". Ferdinando Galli Fonseca, procuratore generale di Cassazione, sceglie l'apertura dell'anno giudiziario per rilanciare la sua proposta per la somministrazione controllata delle droghe pesanti ai tossicodipendenti, come accade in Svizzera e in Olanda. La proposta ha sollevato immediate polemiche: dura la posizione di An ma anche dentro l'Ulivo non sono mancate perplessità. "Non faccio commenti - ha affermato il ministro Bindi -, aspetto che queste cose le dica, e le decida, il Parlamento". Soddisfatto Marco Pannella che annuncia: "Questo sarà l'anno della battaglia finale al proibizionismo".


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"Contro la droga, eroina di Stato"
Anche Scalfaro, davanti alle telecamere, si lascia sfuggire una smorfia di disapprovazione
Galli Fonseca: "La repressione non serve". Ed è polemica

ROMA. Oscar Luigi Scalfaro, attentissimo in prima fila, non ha saputo nascondere un piccolo gesto di stupore. Gli occhi alzati al cielo, le labbra piegate verso il basso, quasi a toccare il mento, rivelano la sorpresa del Presidente per le parole del procuratore generale di Cassazione che sosteneva la necessità di lottare contro la tossicodipendenza non solo con la repressione, ma anche con la distribuzione controllata della droga: "La delinquenza dei tossicodipendenti - aveva appena detto Ferdinando Galli Fonseca - è più conseguenza del regime proibitivo che degli effetti psichici prodotti dal consumo degli stupefacenti...".
La smorfia di Scalfaro, fissata dalle telecamere della Rai, è forse il commento più significativo in una giornata che certo non ha risparmiato reazioni e polemiche: il primo a parlare è Gianfranco Fini, l'unico leader presente alla cerimonia per l'apertura dell'anno giudiziario. Il presidente di An è breve ma preciso: "Quella parte del discorso di Galli Fonseca non ci è piaciuta", dice. E poi niente altro.
Immediata anche la soddisfazione del fronte antiproibizionista, che nel primo pomeriggio accuserà i principali telegiornali di aver "censurato" la notizia nelle edizioni di mezzogiorno. "E' una posizione di eccezionale rilievo", esulta un comunicato della Lista Pannella, chiedendo ai ministri Bindi e Flick "a non trincerarsi dietro un colpevole e immotivato riserbo". Un invito destinato a cadere nel nulla: "Non commento le dichiarazioni del procuratore generale della Cassazione - dirà il serata il ministro della Sanità -. Come membro del governo aspetto che queste cose me le dica, e le decida, il Parlamento...". Chi parla, invece, è il sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone: "E' importante - dice il ''vice'' di Flick - che Galli Fonseca abbia sottolineato che la proibizione è inefficace a stroncare il mercato clandestino. Le parole del pg sono un duro colpo alle superficiali teorie di Arlacchi: dimostrano che ad affrontare la riduzione del danno e la politica europea in materia di droga non è più una sparuta minoranza di esaltati, come ci hanno sempre accusato di essere, ma gente che riflette sulle cose e valuta le cose senza paraocchi".
La polemica tutta interna all'Ulivo tra il verde Corleone e il pidiessino Arlacchi dimostra la natura trasversale del problema. Anche all'interno del Polo, accanto al duro "no" di Alleanza nazionale, non sono mancati gli applausi alle parole di Galli Fonseca. "Il procuratore ha detto una verità scientificamente indiscutibile - sostiene Marco Taradash, antiproibizionista della prima ora -, che soltanto un residuo totalitario e ideologico, o teologico, ha finora impedito al mondo politico di accettare". E l'eurodeputato forzista Ernesto Caccavale definisce "urgente e ineludibile" un'iniziativa parlamentare per la somministrazione controllata di eroina ai tossicodipendenti. Si tratta, spiega, di una "misura a tutela della salute e della legalità quale la somministrazione controllata di eroina ai tossicodipendenti".
Parole, quelle dell'"azzurro", quasi identiche a quelle di Gloria Buffo, responsabile del pds per la Sanità: "La strategia proibizionista ha fallito. Adesso occorre coraggio, e girare pagina con atti legislativi e di governo".
Divise anche le comunità per il recupero dei tossicodipendenti: "Come al solito, Galli Fonseca si distingue per proposte sulla droga demagogiche, irresponsabili e fuorvianti - attacca Andrea Muccioli, coordinatore della comunità di San Patrignano -. La somministrazione controllata di eroina in Svizzera si è dimostrata, al di là di ogni possibile dubbio, oltre che cinica e disumana dal punto di vista etico, totalmente fallimentare sul piano dei risultati. Meno del 3 per cento delle persone sottoposte al trattamento hanno chiesto di accedere a programmi di astinenza. Tutti gli altri o sono morti o sono ancora tossicodipendenti". Favorevole, invece, il parere di don Luigi Ciotti: "A una condizione - precisa il responsabile del Gruppo Abele - che si tratti di una sperimentazione seria, dentro un progetto ampio che abbia come scopo la ricostruzione della persona. La droga libera è un errore, ma anche il carcere per i tossicodipendenti è inefficace. Non ci sono vie miracolose: le strade sono tante ma bisogna comunque superare i toni da crociata, le guerre di religione. Non possiamo oscillare per sempre tra chi chiede la liberalizzazione e chi vorrebbe mettere in carcere tutti i tossicodipendenti". [g. tib.]


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Gasparri
"I giudici sono pazzi"


"E' una follia assoluta". Maurizio Gasparri non misura le parole come Alfredo Mantovano. Il nuovo coordinatore di An si limita a dirsi "perplesso" di fronte alle proposte di Ferdinando Galli Fonseca sugli stupefacenti, ma il suo predecessore va giù duro: "Sono dichiarazioni preoccupanti, deliranti e aberranti - sillaba al telefonino -. Ma in fondo non sono stupito: la magistratura è in preda a una follia dilagante. Questi giudici sono pazzi, e non solo quando perseguitano i cittadini. Come può un magistrato dire che bisogna distribuire gratis l'eroina? Mi auguro che il dottor Galli Fonseca si dimetta al più presto, certe dichiarazioni fatte da un giudice sono una vergogna. Almeno chi indossa la toga dovrebbe astenersi dal far propaganda alla morte di Stato...".
Gasparri è il coordinatore dell'intergruppo parlamentare "Libertà dalla droga". Un organismo - spiega l'ex coordinatore di Alleanza Nazionale - che riunisce persone di diversi partiti: il capogruppo del Ccd Carlo Giovanardi, Piergiorgio Massidda e Alessandro Meluzzi di Forza Italia, Nicola Carlesi di An. "Sono in gran parte esponenti del Polo - dice - visto che è soprattutto da questa parte che si vuole ancora lottare contro gli stupefacenti. Ma attenzione, non è un problema che riguarda soltanto la destra". Alla prima manifestazione dell'intergruppo, mercoledì prossimo nella sala del refettorio di Palazzo San Macuto, dovrebbero partecipare anche esponenti dell'Ulivo come Giorgio Benvenuto e Rosa Russo Jervolino. "Spero che accettino il nostro invito - continua - vista l'importanza dell'iniziativa, che coinvolgerà anche organizzazioni non politiche, come l'associazione ''Droga che fare'' di Claudio Sorrentino e il Modavi, e uomini come don Pierino Gelmini e Andrea Muccioli". Il convegno di Roma, che non a caso sarà replicato nel pomeriggio da un'iniziativa analoga a Strasburgo, viene presentato come una forma di sensibilizzazione dei parlamentari italiani e europei. Tra mercoledì e giovedì, infatti, il Parlamento europeo esaminerà una proposta di risoluzione presentata dall'ex ministro della Sanità olandese Hedy D'Ancona. "Un progetto pericoloso - commenta Gasparri - che prevede non solo la depenalizzazione della cannabis, su cui avremmo molto da dire, ma addirittura l'adozione di forme sperimentali di distribuzione gratuita delle droghe pesanti. E' vero che le risoluzioni di Strasburgo non sono leggi, ma è evidente che un'evenutale approvazione avrebbe una certa rilevanza. Per questo abbiamo creato una formazione trasversale di parlamentari antidroga, che nasce dal Polo ma va oltre il Polo: sappiamo per certo, ad esempio, che i popolari europei voteranno contro".
La riunione di Roma era in programma da giorni. Cambia qualcosa dopo l'uscita di Galli Fonseca? "Su questo giudice e sulle sue follie credo di essere stato chiaro - taglia corto Gasparri -. L'eroina di Stato è una vergogna, e sia chiaro che noi di An non siamo i soli a pensarla così: Pino Arlacchi, che certo non è uno dei nostri, ha detto che ''con la droga non si può convivere''. Ha ragione da vendere. E invece dobbiamo assistere ai deliri di magistrati che credono di avere il diritto di giocare con stomachevole cinismo non solo con la libertà, ma anche con la vita dei cittadini. E' intollerabile: per questo mi appello a Scalfaro, il cattolico, il difensore del volontariato e della vita. Ma il Capo dello Stato è anche il presidente del Csm e non può far finta di nulla. Deve intervenire per chiudere la bocca a questo signore che è la vergogna della magistratura italiana...".

Guido Tiberga



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"E ora legalizziamola"
Pannella: è la battaglia finale


ROMA. Marco Pannella ascolta con soddisfazione le parole del procuratore generale di Cassazione Ferdinando Galli Fonseca. L'apertura alla somministrazione controllata di droga ai tossicodipendenti è uno temi per cui la Lista Pannella si batte da tempo. Un passo verso la legalizzazione della droga.
Pannella, dopo anni di battaglie, arresti, processi, arrivano i riconoscimenti alla vostra campagna per la liberalizzazione della droga. Contento, vero?
"Legalizzazione della droga, non liberalizzazione. Comunque, tornando alla sua domanda, le rispondo che non è la prima volta che Galli Fonseca affronta questo tema. Lo aveva fatto già l'altro anno. La sua è una posizione seria, onesta, non conformista anche se affronta solo un aspetto del problema ''droga'', quello dell'illegale e anticostituzionale proibizione delle cure. Questa proibizione crea quello che vorrebbe curare".
Può essere un aiuto alla vostra lotta?
"Secondo la nostra analisi questo sarà l'anno in cui comincia la battaglia finale per la caduta del proibizionismo. Sarà uno scontro durissimo, a livello europeo, che potrà durare due o tre anni. Siamo alla fine, ma è stata una strada lunga se si pensa che la prima manifestazione per la legalizzazione l'abbiamo fatta nel 1965 proprio all'apertura dell'anno giudiziario".
Una battaglia europea, dunque?
"Sì, anche se questa non può essere la scusa per non fare niente in casa propria. Entro pochi mesi comunque in ogni Paese europeo avremo i maggiori mezzi di comunicazione pronti a iniziare la campagna. In Inghilterra sono già partiti, seguiranno Spagna e Francia e anche da noi c'è finalmente qualche segnale".
Intanto però da noi i maggiori telegiornali sono stati, proprio ieri, accusati di aver censurato il discorso di Galli Fonseca. Anche lei la pensa così?
"Più che censura è un riflesso ideologico e inconsapevole, come è stato per il divorzio e l'aborto. La droga diventa un argomento tabù ogni volta che questi non hanno a trattarlo un Don Mazzi".
Parliamo di comunità che sono nella stragrande maggioranza contrarie alla legalizzazione. Muccioli ieri ha dichiarato che l'esperienza svizzera è stata un fallimento. Lei che dice?
"Guardi, mi sono stancato di ascoltare questi discorsi demagogici. Parlano le pubblicazioni dei governi olandese e svizzero. E' veramente ora di finirla. Se pensiamo che l'80 per cento delle persone tossicodipendenti sono curate dai Sert e solo il 18 per cento dalle comunità, mentre per elezione dei mass media si sentono sempre e solo i vari Don Mazzi e Muccioli, Don Gelmini, si capisce che l'argomento non è trattato con obiettività. Loro del problema della droga in realtà non ne sanno nulla, ne conoscono solo l'aspetto della tossicodipendenza, della malattia".
Una dichiarazione forte...
"E' così. Loro sanno curare i feriti della droga ma non sanno organizzare lo stato maggiore per vincere la guerra o la conferenza della pace. In più devo dire che sul pericolo droga è più attendibile la voce del ragazzo che non ci è cascato di quella del tossicodipendente che rimane traumatizzato anche quando ne esce. Centrare il problema ''droga'' sulla tossicodipendenza è sviante perché bisogna prendere in considerazione gli aspetti legislativi, sociali, istituzionali, di ordine pubblico. Basta ricordare che in Italia ci sono tre milioni di scippi dovuti a tossicodipendenti, duecentocinquantamila soldati dell'esercito mafioso e che il 75 per cento del lavoro della giustizia riguarda reati di droga".

Maria Corbi