Logo Repubblica.it 15 GENNAIO 1998

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D'Ambrosio contro Borrelli
"Vincerebbero i trafficanti"
Milano, il procuratore aggiunto in disaccordo col suo capo: è inutile, si formerebbe un mercato parallelo

di LUCA FAZZO


MILANO - Uniti da Mani Pulite, divisi dall'eroina. Se Francesco Saverio Borrelli, procuratore della Repubblica, ha lasciato capire l'altro giorno di essere favorevole a tentare la strada della distribuzione controllata della droga, il suo vice Gerardo D' Ambrosio si schiera risolutamente sul versante opposto: "Otterremmo - dice - un unico risultato: quello di creare un secondo mercato della droga, parallelo al traffico gestito dalla malavita, e alimentato dalla droga di Stato". Che Borrelli e D' Ambrosio - affiatatissimi quando si parla di tangenti e di amnistie - si ritrovino così lontani sul tema delle strategie antidroga è probabilmente il sintomo di quanto, all'interno della magistratura, il dibattito sia soltanto agli inizi. E di quanto l'inattesa presa di posizione del Procuratore generale della Cassazione venerdì scorso abbia smosso le acque.
Sono le cinque di pomeriggio, Borrelli e D'Ambrosio rientrano contemporaneamente nei loro uffici (che sono dirimpettai). Richiesto di approfondire l'opinione espressa davanti alle telecamere lunedì mattina Borrelli si schermisce: "Se volessi prendere una posizione risoluta a favore della liberalizzazione - dice il procuratore - mi dovrei prima rifornire di dati precisi, perché i ragionamenti campati in aria non mi sembrano seri. E siccome non ho il tempo di raccogliere i dati, mi limito a ribadire che bisogna guardare a queste ipotesi senza blocchi di principio, senza pregiudizi ideologici. Ma perché non sentite D'Ambrosio, che di queste cose si è occupato a lungo?".
E D'Ambrosio raccoglie l'assist senza farsi pregare, ma per andare esattamente nella direzione opposta: "Cominciamo col ricordare che qualunque scelta in questo campo - dice - ha senso ormai solo se viene presa di comune accordo con gli altri paesi dell'Europa di Schengen. Ciò premesso, di questa ipotesi di distribuzione controllata si parla da anni, e non mi sembra affatto che gli argomenti contrari siano venuti meno. Anzi. Sappiamo, per esempio, che il mercato della droga pesante si sta modificando, calano i consumi di eroina e aumentano quelli di cocaina, di ecstasy, di crac. Lo Stato dovrebbe distribuire anche quelle? Il guaio è che la cocaina ha effetti scatenanti della psiche, libera l' aggressività, le malattie mentali latenti. Guardate cosa ha fatto quel signore che dopo essersi riempito di cocaina è entrato in banca e ha sequestrato cinque persone: se quella cocaina gli fosse stata somministrata in un ambulatorio pubblico, immaginatevi le polemiche...".
Ma anche se la proposta venisse circoscritta all'eroina, D' Ambrosio dubita fortemente che si otterrebbe un qualche risultato: "L'eroinomane ha spesso un fabbisogno quotidiano così elevato che non si può pensare di somministrargli l'eroina tutta in una volta, negli orari di apertura della struttura pubblica. Insomma, devi affidargli in mano una parte della dose. E a quel punto è inevitabile che quello se ne rivenda una parte, che riparta la catena del proselitismo". E allora come si fa? "La repressione è indispensabile, ma è vanificata dai profitti enormi che il traffico di eroina consente. Io credo che la strada sia una sola: la prevenzione, l'educazione dei giovani".
 
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