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Prodi: "Drogarsi non è un diritto"
Il premier frena sull'eroina di Stato. Cossiga: libertà di scippo
di CARLO CHIANURA
ROMA - Prodi frena sull'eroina di Stato. Il presidente del Consiglio si cimenta a Montecitorio nell'acrobazia di non scontentare nessuno nel governo e nella maggioranza, entrambi spaccati sulla questione droga. Cita frasi di Scalfaro e posizioni della Bindi. Fa sua la lettura di Livia Turco e di Giorgio Napolitano, ma cerca di non chiudere ai verdi e non lascia scoperto Veltroni. Drogarsi non è un diritto, afferma il premier rispondendo al question-time. E però l'Italia starà a sentire ciò che decide l' Europa, visto che "il nostro paese si muove oramai a livello di Unione europea". Ma è fatica dura mettere tutti d'accordo. Manconi, il leader dei verdi, risponde subito che nessuno ha mai detto che drogarsi è un diritto: per sottintendere che il problema non è quello. Rosy Bindi fa sapere che lei è contro l'eroina terapeutica e che sulle questioni di coscienza non c'è maggioranza che regga. Prende di fatto posizione contro l'ipotesi proposta dal pg della Cassazione anche Rinnovamento, che con Ombretta Fumagalli cita il Clinton che "non ha esitato ad affermare che la droga fa male, uccide e va eliminata dalla società". In mattinata i fronti contrapposti si sono sfidati a distanza. A Palazzo San Macuto, gli Stati generali del no con un ingresso a scena aperta di Francesco Cossiga che regalava tra gli applausi ammonimenti e battute. A poche centinaia di metri, nella Sala Rossa del Senato, i verdi rilanciavano la tesi della somministrazione controllata. Ovvio dunque che nel pomeriggio, quando a Prodi tocca parlare di droga alla Camera, i toni siano più che prudenti. Da parte del governo c'è "disponibilità al confronto e alla verifica sulle esperienze in atto a livello internazionale" (rassicurazione ai verdi e a Rifondazione), ma il punto di partenza è la "strada diversa" rispetto alla repressione "che pure è necessaria" (come ha detto Napolitano). Alla Conferenza sulle tossicodipendenze di Napoli si approvò la strategia definita "cura della vita" (la tesi della Turco). "Il nostro paese si muove oramai a livello di Unione europea e questo significa per noi un'opportunità nuova sia sul piano delle strategie di contrasto alla diffusione del fenomeno e alla criminalità, sia sul piano del confronto delle esperienze di recupero e delle politiche sociali e sanitarie" (ciò che ha detto Veltroni). Ma drogarsi "non è un diritto né può essere confinato nella definizione di una faccenda privata" (anche Marini ha dunque ragione). Perché la droga "non aiuta la crescita di nessuno, è un male che va combattuto". L'altro principio è "il rispetto della persona", perché "non vi sono casi che possano essere definiti irrimediabili e senza speranza" (esattamente quello che ha detto Scalfaro). Si diceva di Cossiga e del fronte del no. La droga di Stato, dice l'ex presidente della Repubblica davanti al partito trasversale del no, da don Gelmini a Maurizio Gasparri a Ferdinando Imposimato, è "l'egoismo di chi sta bene". "Lo Stato", detta, "non può vendere strumenti di morte". Si produce anche in una colorita metafora sulla somministrazione controllata. "Se a Strasburgo passerà la linea pro- droga preparerò un disegno di legge che per evitare le rapine propone di liberalizzare scippi e piccoli furti". E ancora: "Oggi per i tossicodipendenti propongono la somministrazione controllata di droga. Il passo successivo è il campo di concentramento". Con una diversione nella politica pura. "Avevano detto che la prima Repubblica era stata dominata dalle ideologie e che con la seconda si sarebbe passati ad un regime politico tecnico e svincolato da credi religiosi. Vedo, invece che le divisioni ricominciano a formarsi intorno a scelte etiche e morali". Conti
nua lo show dell'ex presidente-esternatore. "Galli Fonseca quando parla di droga parla per sé, non rappresenta nessuno. Conta meno dell'ultimo sostituto procuratore della Repubblica, perché questo può mettere in galera chiunque. Il procuratore generale della Cassazione, invece, non può nulla". Ben altra è l'aria che si respira all'incontro dei verdi. Bisogna avviare al più presto la sperimentazione della somministrazione controllata dell'eroina a quei tossicodipendenti nei confronti dei quali sono falliti tutti i tentativi di recupero. Perché l'esperienza svizzera funziona. Grazia Zuffa, presidente del Forum droghe: "Con quell'esperimento è stata letteralmente abbattuta dal 70 al 10 per cento la propensione dei tossicodipendenti alla criminalità". Risponde a tutti don Vinicio Albanesi, presidente del Coordinamento comunità d'accoglienza. "Si trovi comunque qualcosa che vada in soccorso di chi, disperato, non ha più nulla da prendere da quello che abbiamo fino ad oggi inventato. La nostra coscienza, vigile e attenta, sembra inversamente proporzionale alle capacità di risposta: forse è infetta da fariseismo".
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