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Lo scontro sulla droga finisce al Quirinale
Don Mazzi: Scalfaro contrario. Poi si corregge
di CARLO CHIANURA
ROMA - La battaglia sulla droga di Stato diventa così aspra che si tenta di trascinare in campo anche il Quirinale. Scalfaro riceve don Mazzi e va in onda una piccola commedia degli equivoci: nell' udienza il presidente ha parlato o non ha parlato dell'eroina di Stato? O per meglio dire: ha detto o no al fondatore delle comunità Exodus che è in disaccordo con la "somministrazione controllata" proposta dal procuratore generale della Cassazione Galli Fonseca? Accade alla vigilia dell'intervento a Montecitorio di Romano Prodi che per la prima volta, oggi, risponderà durante il question time a interrogazioni sull'eroina "terapeutica". E nel giorno in cui il leader del Ppi Franco Marini, non richiesto, dice che "non c'è nessun rischio di crisi di governo sulla droga" e non ascolta l'invito del verde Luigi Manconi "a scegliere il male minore", cioé appunto la droga di Stato. Con un Antonio Di Pietro che sulla questione non chiede dibattiti a vita ma una risposta "positiva o negativa". Con il ministro dell'Interno Giorgio Napolitano il quale, pur tra mille cautele, afferma che "la repressione non basta contro la droga". E con la Cgil che dice sì alla proposta di Galli Fonseca. L'equivoco sull'incontro tra Scalfaro e don Mazzi si protrae per mezza giornata. In tre tempi. Quando l'ex stella cattolica di Domenica In esce dal Quirinale dove è stato ricevuto in compagnia (nemmeno a dirlo) di Mara Venier, si produce in dichiarazioni trionfanti sulla smorfia. Si ricorderà che una telecamera del Tg3 ha immortalato, sabato scorso, l'espressione di profondo scetticismo con cui il capo dello Stato aveva commentato la frase di Galli Fonseca. "Al presidente", racconta don Antonio Mazzi a Repubblica, "ho anche parlato della sua smorfia, che ho definito una delle più interessanti del secolo. Gli ho chiesto se davvero in quel modo volesse esprimere il suo dissenso. Allora lui ha sorriso". Non basta. Nel colloquio di ieri Scalfaro riprende frasi appena dette da don Mazzi. "Nessuno al mondo è irrecuperabile, mai". E che cosa sono queste parole, nota in un primo momento il fondatore di Exodus, se non il cavallo di battaglia di quelli che si oppongono alla distribuzione controllata di droga? Secondo tempo: retrosala della direzione nazionale del Ppi in piazza del Gesù. Antonio Mazzi è ancora convinto che Scalfaro si sia voluto schierare con gli oppositori della droga di Stato, ma subentra qualche cautela. "Sa - confessa - lui (Scalfaro, ndr) è un po' il presidente, un po' l'amico: ci diamo del tu... Io le sue parole le interpreto come un no all'eroina controllata. Ma non vorrei tirarlo troppo per la giacchetta: non voglio mettere in difficoltà il presidente". Parole sante. Poco più di un' ora dopo, e siamo al terzo e ultimo tempo dell'equivoco, "ambienti vicini a don Mazzi" sono costretti (dal Quirinale?) a una precisazione che assomiglia a una smentita: il presidente ha lanciato un "chiaro richiamo al ruolo dell'educatore che non deve demordere mai nella convinzione che il suo assistito può sempre essere recuperato". Ma "sarebbe irriguardoso" far discendere da questo una presa di posizione del Quirinale. Si diceva di Marini. C'è il no compatto dei popolari all'eroina pubblica. "La via del permissivismo non giova ai giovani", dice il segretario dei popolari a piazza del Gesù, in una conferenza stampa cui partecipano lo stesso Mazzi e Rosa Russo Jervolino. "Dispiace lo scontro, ma questa polemica non mette in discussione il governo. Piuttosto su questi temi non sono consentiti grandi compromessi". Una risposta indiretta alla lettera aperta che in mattinata gli era stata scritta da Luigi Manconi, che affronta il problema "discutendone sotto il profilo culturale e morale, all'interno di quella categoria fondamentale della dottrina sociale dell
a Chiesa Cattolica che è il "male minore"". Il ministro della Giustizia, Flick, annuncia intanto che sta mettendo a punto "una serie di iniziative che presenteremo presto al governo". "Penso alla sospensione della pena per il tossicodipendente inserito in un programma di recupero terapeutico e ad arresti domiciliari in strutture protette per i malati di Aids". Sulle stesse posizioni è Napolitano. Alla Conferenza di Napoli, ricorda il ministro dell'Interno alla trasmissione radiofonica Radioanchio, si è detto che "non basta l'approccio repressivo, bisogna tentare altre strade, una strategia di riduzione del danno e in questo contesto di può collocare anche un confronto. Ma attenzione, Galli Fonseca, nel suo intervento, ha aggiunto: "nel quadro di programmi di assistenza e reinserimento", cioè la distribuzione controllata non è stata presentata come la soluzione".
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