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"Sono di An ma dico di sì"
Martelli: non voglio liberalizzare, però la droga sotto controllo è un fatto positivo
ROMA (s.mz.) - Nel suo partito è isolato, almeno fra i parlamentari. Ma, a sentir lui, se si va cercare nella base, tra medici e avvocati, un buon cinquanta per cento direbbero sì all'ipotesi di sperimentare la somministrazione controllate delle droghe. Questo pensa e questo dice Valentino Martelli, cardiochirurgo sardo, entrato in Alleanza nazionale nel '94 , dopo quindici anni vissuti all'estero e una vita professionale densa di soddisfazioni. Una mosca bianca nel partito di Fini, avverso a qualsiasi ipotesi di distribuzione controllata degli stupefacenti, un medico che, non solo è d'accordo con la proposta del procuratore generale Galli Fonseca, ma che aggiunge di ritenere "la sperimentazione di una strada nuova, purchè seria, un'occasione per migliorare le condizioni della società e degli stessi tossicodipendenti". Quanto alle dissonanze con il suo partito , Martelli non se ne cura più di tanto. Non si piega e assicura che a lui "la museruola non gliela metterà nessuno, e tanto meno il signor Gasparri". Senatore Martelli non si sente solo nel suo partito? "Dipende. Se si andasse a chiedere se il proibizionismo ha risolto il problema della droga... forse la risposta corale sarebbe "no". Però una cosa è certa: la droga va combattuta e in questo io sono del tutto d'accordo, perchè io sono contro la liberalizzazione della droga". Ma condivide l'idea della somministrazione controllata? "Esatto. Del resto ci sono paesi che sono più avanzati del nostro, come l'Olanda, la Svizzera, l'Inghilterra, la Scozia, il Canada, dove da qualche anno si sta provando a curare i drogati con sistemi diversi. In Scozia lo stanno facendo molto seriamente. In Svizzera, nel giro di due o tre anni (ed è inutile far finta di non vedere), c'è stato un notevole calo degli atti criminali. E allora, dico io, perchè non sperimentare anche qui da noi? Ecco, io voglio dare attenzione alla società. Sto mettendo in piedi insieme ad altre persone un'Associazione nuova, si chiama "perchè qualcuno difenda finalmente Abele, invece che proteggere solo Caino". Si occuperà di tutte le vittime di qualunque ingiustizia. Non solo dei delinquenti, ma della società civile. Con ciò non voglio dire... anzi tengo a precisare che la somministrazione, io la considero positiva non solo perchè ridurrebbe gli atti criminali, ma perchè penso sia un modo di curare, di aiutare i drogati. Certo ci vorrebbe una sperimentazione seria controllata dallo Stato e invece... se lo Stato dimostra di non esistere come nel caso del professor Di Bella. Capisco chi, come Don Ciotti dice: se fosse sperimentazione vera, bene, ma...". A proposito, perchè secondo lei dalle comunità è arrivato un no quasi generale? "Business è business... Sono cattivo, ma trovo ingiusto che chi si occupa di queste persone rifiuti di sperimentare strade nuove. Forse c'è anche una buona dose di ottusità, di timore del cambiamento".
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